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Sospensione mutuo – il punto della situazione

con 11 commenti

Il  decreto attuativo della cosiddetta legge sui Tremonti Bond, che consentirà di accedere al beneficio della sospensione del pagamento delle rate del mutuo ai lavoratori in cassa integrazione o percettori del sussidio di disoccupazione, potrebbe risultare sicuramente utile per alleviare le sofferenze di molte famiglie italiane.

Ma, siamo ormai all’11 maggio, ed il regolamento attuativo, che avrebbe dovuto essere messo a punto dai tecnici del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), ancora non vede la luce; mentre aumentano sempre più i mutuatari in difficoltà che ci scrivono  chiedendo informazioni utili e/o la documentazione necessaria a poter accedere al beneficio di sospensione del pagamento delle rate del mutuo.

Essì, perchè tutti,  grazie ai poteri della comunicazione mediatica in cui eccellono i ministri del governo in carica ed in particolare Giulio Tremonti,  danno per scontata la possibilità di poter sospendere il pagamento delle rate del mutuo almeno in seguito al verificarsi di un evento traumatico e destabilizzante quale è sicuramente  la perdita del posto di lavoro per l’unico percettore di reddito familiare.

Vediamo allora di riassumere la situazione.

Tecnicamente il decreto c.d. “Tremonti Bond” si limita a parlare di «interventi congiunturali per favorire le famiglie in difficoltà sui mutui contratti per l’acquisto dell’abitazione principale» come contropartita richiesta alle banche per la sottoscrizione dei bond.

Nel comunicato stampa con cui il ministero delle Finanze ha accompagnato la firma del decreto si  invitano le banche a mettere a disposizione «per i lavoratori in cassa integrazione o percettori di sussidio di disoccupazione, la sospensione del pagamento della rata di mutuo per almeno 12 mesi».

Il decreto anticrisi ha fissato, inoltre,  entro fine marzo (60 giorni dalla data di conversione, avvenuta il 28 gennaio) il termine massimo per l’ emanazione del regolamento del Fondo da parte del ministero delle Finanze.

Gli istituti di credito interessati all’emissione dei bond dovranno prima sottoscrivere con il Ministero un protocollo di intenti nel quale indicare, fra l’altro, gli impegni a sostegno delle famiglie in tema di mutui, un documento che presumibilmente conterrà anche le modalità di accesso alle agevolazioni e che richiederà inevitabili tempi tecnici prima di essere messo a punto.

Non solo, c’è anche da considerare che gli interventi previsti dal Dl riguarderanno non tutta la platea dei mutuatari, ma soltanto coloro che hanno sottoscritto prodotti dei gruppi che di fatto accederanno al Tremonti bond (si parla di Intesa Sanpaolo, UniCredit, Monte Paschi e Banco Popolare).

La soluzione in grado di risolvere molte situazioni indipendentemente dalla banca con cui si è stipulato il finanziamento esisterebbe, ed è quel «Fondo di solidarietà» a vantaggio dei mutui per l’acquisto della prima casa che prevede la sospensione delle rate fino a 18 mesi per chi può dimostrare di non essere in grado di onorare i pagamenti. Uno strumento per il quale la Finanziaria 2008 (l’ultima del Governo Prodi) aveva stanziato 20 milioni di euro e che da allora è però rimasto lettera morta per la mancanza del regolamento attuativo.

Per le famiglie italiane che continuano a soffrire, nonostante il ribasso dei tassi di interesse,  non mancano tuttavia soluzioni alternative: alcune Regioni (Lazio e Toscana) si sono già avvantaggiate mettendo a punto strumenti analoghi, la speranza è che lo Stato si adegui al più presto.

Ci sono poi i soliti gruppi bancari che hanno definito, negli ultimi mesi, programmi di intervento espressamente “dedicati all’aiuto” dei clienti in difficoltà con il pagamento delle rate del mutuo. Tra questi  UniCredit (con il programma «Insieme 2009») e Mps.

A nostro parere si tratta, più che altro, di spot pubblicitari con requisiti  molto soggettivi e discrezionali.

Fa quasi ridere (se non ci fosse da piangere)  la condizioneimposta  per l’accesso al beneficio prevista da UNICREDIT, con un reddito degli intestatari del mutuo che non deve superare i 25 mila euro.

Ancora più fumosa l’offerta di MPS che prevede il beneficio della sospensione del pagamento  delle rate del mutuo per chi “abbia maturato un rapporto rata/reddito critico di oltre il 60% “. Ma nel sito MPS nessuna definizione su cosa sia il reddito critico viene data.

Vi proponiamo comunque i “programmi” di UNICREDIT ed MPS affinchè possiate giudicare.

UNICREDIT

Periodo previsto di sospensione del pagamento delle rate del mutuo : 12 mesi

Eventi al verificarsi dei quali è possibile presentare istanza di sospensione del pagamento delle rate del mutuo da parte di uno degli intestatari del mutuo:

  1. separazione/divorzio tra coniugi in presenza di figli a carico
  2. perdita occupazione (lavoratori a tempo indeterminato)
  3. perdita del posto di lavoro/mancato rinnovo del contratto per tutte le categorie di lavoratori atipici (stagionali, tempo determinato, co.co.pro., interinali, contratti di formazione lavoro e apprendistato, ecc.)
  4. inserimento in Cassa Integrazione Guadagni (CIG) Ordinaria e Straordinaria
  5. decesso

Requisiti per accedere al beneficio:

  • bisogna essere intestatari di un mutuo finalizzato all’acquisto della prima casa, sottoscritto presso il Gruppo UniCredit prima del verificarsi dell’evento, completamente erogato e con qualsiasi tipologia di tasso o ammortamento applicato al momento del verificarsi dell’evento;
  • gli intestatari  devono disporre di redditi lordi maturati nell’anno 2007 inferiori a 25.000 Euro (somma dei redditi degli intestatari del mutuo);
  • le rate devono essere state pagate regolarmente, almeno fino al momento del verificarsi di uno degli eventi previsti nel periodo che va dal 01.10.2008 al 31.12.2009.

Documenti richiesti:

CUD 2008 o Modello Unico 2008 o 730/2008 di tutti gli intestatari del mutuo;

  • stato di famiglia (in caso di separazione/divorzio);
  • sentenza di separazione giudiziale o omologa di separazione consensuale o sentenza di divorzio; in alternativa, dichiarazione dell’avvocato di parte che conferma l’emissione dei provvedimenti sopra indicati e riassume le condizioni in essi contenute;
  • lettera di licenziamento con data compresa tra il 01/10/2008 e 31/12/2009 (in caso di perdita occupazione);
  • ultima busta paga e dichiarazione del datore di lavoro (in caso di perdita del posto di
  • lavoro/mancato rinnovo del contratto per tutte le categorie di lavoratori atipici);
  • lettera di inserimento in Cassa Integrazione Guadagni, esibita in originale (in caso di inserimento in Cassa Integrazione Guadagni );
  • certificato di morte in originale.

Meccanismo di recupero delle rate non pagate nel periodo di sospensione

Le rate saranno posticipate e accodate al piano di ammortamento originale del mutuo senza costi aggiuntivi, oneri o interessi di mora.

Monte dei Paschi di Siena

L’offerta  prevede, in favore dei contraenti di mutuo per acquisto prima casa (o abitazione principale in genere), che abbiano maturato un rapporto rata/reddito critico (oltre il 60%), la possibilità di sospendere le rate del finanziamento per un periodo da 6 e fino a 12 mesi, senza spese amministrative o notarili, né specifico aggravio del tasso di interesse contrattualmente previsto.

Da febbraio dell’anno in corso, i clienti interessati all’iniziativa potranno presentare specifica domanda nella loro filiale di Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Toscana, Banca Antonveneta e Mps Banca Personale. Verranno in particolar modo privilegiati per l’accesso alla sospensione, i Clienti senza più impiego, in cassa integrazione, o con minori e/o anziani a carico, oppure soggetti a significative spese mediche periodiche o di assistenza per anziani o disabili.

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Written by cocco bill

11 Maggio 2009 a 11:08

11 Risposte

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  1. Vorrei cortesemente sapere se è possibile usufruire della legge per rinviare le rate del mutuo per il 2010 di un commerciante che ha venduto l’attività il 31 marzo 2009 e che alla data attuale (e chissa quanto)troverà lavoro.

    maury 61

    maurizio

    6 Novembre 2009 alle 09:55

    • Si parla di una prossima moratoria, ma è ancora presto per sapere se sarà l’ennesima bufala di Berlusconi & Tremonti (in combutta con l’ABI).

      Dovremo aspettare per capire se la sospensione del pagamento delle rate del mutuo proposta dall’ABI a partire da gennaio 2010 sarà estesa a tutte le banche o se le banche vi aderiranno solo su base volontaria.

      E soprattutto quali sono i requisiti di accesso, con quali tassi di interesse ed in quali modalità dovranno essere restituite le rate sospese.

      Noi registriamo solo che il comitato esecutivo dell’Abi, nella sua riunione di martedì 15 settembre, ha discusso l’ipotesi di una moratoria per i mutui delle famiglie in situazioni di difficoltà a causa della crisi. Dunque, solo un’ipotesi per ora.

      Le misure dovrebbero essere simili a quelle adottate nei riguardi delle imprese, che hanno condotto alla moratoria per i crediti nei confronti delle piccole e medie imprese.

      La proposta muove dall’Abi (il che è tutto dire) e sarà presentata al titolare dell’Economia (che, probabilmente, si affretterà a confezionare l’ennesimo spot pubblicitario).

      Le banche, in ordine sparso, hanno già millantato l’effettuazione di interventi mirati a favorire le famiglie che si sono trovate in difficoltà con i mutui casa a seguito della crisi finanziaria.

      Con risultati, in verità, abbastanza deludenti e risibili, se non avessero giocato con le speranze di chi versa in situazioni economiche davvero drammatiche.

      In generale si chiedeva, come requisito di accesso al beneficio, un reddito riferito al 2007 non superiore a 25 mila euro complessivamente, per tutti gli intestatari del mutuo. Cioè un mutuatario licenziato nel 2009 che avesse avuto un reddito nel 2007 di 26 mila euro non fruiva della sospensione del pagamento delle rate del mutuo.

      Si parlava di assenza di costi aggiuntivi, oneri o interessi di mora, ma nulla si diceva circa gli interessi derivanti dall’aumento della durata del finanziamento (conto di finanziamento accessorio). E così abbiamo assistito all’applicazione di interessi stratosferici per dodici mesi di sospensione, da scontare a fine del piano di ammortamento.

      E anche quando i requisiti per l’accesso al beneficio risultavano soddisfatti ed il mutuatario era disponibile ad accollarsi (per ragioni di forza maggiore) gli interessi del conto di finanziamento accessorio, la sospensione non scattava mai automaticamente. Essa era sempre subordinata ad una valutazione soggettiva della banca.

      c0cc0bill

      6 Novembre 2009 alle 10:35

  2. Ieri mi sono recata presso la mia banca ed ho chiesto notizie sulla sospensione della rata per un prestito ottenuto nel settembre del 2008.

    La mia richiesta scaturiva dalla necessità di avere spiegazioni in ordine all’ulteriore sospensione stabilita dal governo fino al 31 dicembre 2009.

    I funzionari della banca mi spiegavano che la sospensione dei pagamenti prevista dal decreto abruzzo fino al 31 luglio, comportava per me il pagamento di 473 euro di interessi e, se avessi deciso di usufruire della proroga della sospensione fino al 31 dicembre, l’ammontare totale degli interessi sarebbe stato di 1200 euro circa.

    Avrei potuto evitare di pagare gli interessi solo versando in un’unica soluzione l’importo sospeso da aprile al 31 luglio!

    Ho dato disposizione alla banca di bloccare subito la sospensione, ma sarò costretta a pagare gli interessi fino al 31 luglio.

    Questi sono i fatti che dimostrano come quello che doveva essere un beneficio per le popolazioni colpite dal terremoto in realtà si è rivelato essere una grande truffa: la mia rata mensile ammonta a circa 480 euro e gli interessi calcolati su 4 mesi di sospensione ammontano a 473 euro perché, come mi hanno spiegato con molta “solerzia”, il calcolo degli interessi viene effettuato non sulle quattro rate sospese ma sull’intero residuo ancora da pagare.

    Mi chiedo: in quale ordinanza è scritto in maniera chiara che si trattava di una rinegoziazione del prestito e non di una semplice sospensione che, secondo quanto hanno inteso migliaia di cittadini, non produceva alcun effetto sui prestiti se non uno spostamento della scadenza delle rate? E poiché si è trattato di una rinegoziazione con calcolo di interessi, anche consistente, perché la sospensione è stata operata in maniera massiva ed automatica senza che il cliente fosse informato delle conseguenze e senza, in particolare che sottoscrivesse un ulteriore contratto?

    Per quest’ultimo aspetto è mia ferma intenzione interessare di tutta la vicenda la competente Associazione dei Consumatori.

    Spero che prendiate in considerazione questa mia denuncia anche perché ritengo che sia estremamente importante che i cittadini si rendano conto del reale stato dei fatti e delle conseguenze che questo avrà sui loro conti in banca.

    pina lauria

    26 Agosto 2009 alle 14:06

  3. La mia banca non vuole sospendere il mutuo perchè i ns redditi lo scorso anno erano superiori a 25K euro, purtroppo io ho perso il lavoro a maggio e mio marito è in cassa integrazione da luglio dello scorso anno. rischio di perdere la casa se non pago le rate!! vorrei sapere se è il limite dei 25k euro è una condizione di Unicredit banca o è esplicitamente indicato sul decreto. A chi posso rivolgermi per inviare questo mio reclamo ?

    Patrizia

    22 Luglio 2009 alle 11:38

  4. In questi giorni si sta discutendo dei provvedimenti da adottare in materia di crisi per quanto riguarda le imprese. In particolare, il ministro dell’economia Giulio Tremonti sta considerando con Abi, Confindustria ed i rappresentanti del commercio e degli artigiani di una moratoria anti-crisi dei crediti alle aziende. Ottima cosa, ma che dire delle famiglie? Non hanno forse bisogno di misure anticrisi atte a garantire almeno la civile e dignitosa vivibilità?

    «Non capiamo il perchè – dichiara l’avvocato Angelo Pisani, Presidente Nazionale di Noi Consumatori.it – non si dia attuazione ad una legge già esistente, ovvero la legge n. 244/2007 che regola un provvedimento per il quale è possibile, per il cittadino in difficoltà, sospendere il pagamento del mutuo acceso per l’acquisto della prima casa, sino a diciotto mesi.

    Ancora – continua Pisani – non capiamo il motivo per cui il ministro Tremonti, a distanza di ben 19 mesi dall’entrata in vigore di questa legge, non abbia ancora emanato le norme di attuazione del Fondo indispensabili per rendere operativo il provvedimento suddetto».

    angelo pisani

    21 Luglio 2009 alle 06:38

  5. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nel suo intervento all’assemblea dell’Abi ha proposto di introdurre una moratoria sulle scadenze più pressanti dei crediti che le banche hanno contratto con le imprese, uno ’sforzo’ del settore del credito per facilitare l’uscita dalla crisi e non strozzare il mondo imprenditoriale. Da parte sua, l’esecutivo si dovrebbe impegnare ad agevolare gli istituti di credito rendendo più favorevole il regime fiscale della deduzione delle perdite sui crediti.

    Una boccata di ossigeno che, però, ci fa venire in mente quello che ormai potrebbe essere definito uno scandalo sulla pelle dei risparmiatori che hanno contratto un mutuo e non riescono a farvi fronte. Situazione in cui il Governo attuale è intervenuto un anno fa con la possibilità -insufficiente- della surroga o portabilità (1), ma situazione su cui il ministero dell’Economia ha glissato rispetto ad un intervento simile come quello proposto oggi dal ministro Tremonti per le imprese, cioè poter sospendere fino a 18 mesi il pagamento delle rate del mutuo dell’abitazione principale in modo da consentire al mutuante in difficoltà di avere il tempo per riorganizzare la propria vita.

    Ipotesi contemplata dalla Finanziaria 2008 e che, quindi, è già legge dello Stato. Ma il Governo non ha ancora emanato i provvedimenti attuativi e quindi, sebbene la legge sia in vigore da un anno e mezzo, non si può applicare!

    Forse per il ministro Tremonti le imprese sono più importanti dei singoli risparmiatori, o non sono entrambi parte di un meccanismo del credito oggi in profonda difficoltà ovunque e dove, se viene a mancare anche uno solo dei componenti, ciò che accade non è positivo per nessuno?

    Vincenzo Donvito, presidente Aduc

    vincenzo donvito

    8 Luglio 2009 alle 17:56

  6. MUTUI, RESTA UNA PIA ILLUSIONE LA SOSPENSIONE DELLE RATE

    Di fronte ad una crisi vera, pesante e probabilmente ancora lunga, le misure previste dal Governo per aiutare le famiglie in difficoltà economica tardano a concretizzarsi.

    Prendiamo il caso di coloro che hanno perso il posto di lavoro o sono in cassa integrazione e devono fronteggiare le scadenze delle rate del mutuo per la casa che hanno comprato.

    Al di la dei proclami, la triste realtà è la seguente: La Legge 244/07 del governo Prodi, che prevedeva la sospensione del pagamento delle rate dei mutui per non più di due volte e per un periodo massimo complessivo di 18 mesi, non è praticabile in quanto manca ancora il decreto attuativo e le probabilità che l’attuale governo provveda a questo sono scarsissime, se non nulle.

    Per quanto riguarda la possibilità di sospendere il pagamento delle rate per le banche che aderiscono ai “Tremonti Bond”, si fa notare che:

    A) nessuna operazione ” Tremonti Bond” si è ancora concretizzata, e quindi permangono le perplessità sull’interpretazione di quanto previsto in merito all’accordo ABI/MEF del 25/03/2009. ad esempio questo prevede che i lavoratori devono essersi trovati nella situazione di disagio (cassa integrazione o disoccupazione) dalla data di sottoscrizione da parte delle Banche aderenti del protocollo di intenti che firmeranno all’atto del perfezionamento delle operazioni “Tremonti Bond”. La principale è: coloro che si trovavano nelle predette situazioni ne avranno diritto oppure no??;

    B) Parecchie banche non aderiranno alla proposta di Tremonti. I lavoratori “atipici”, quali i soci delle cooperative di lavoro, non fruendo della condizione di cassaintegrati/ disoccupati, allo stato dell’arte non rientrerebbero nemmeno tra i possibili fruitori della ” Tremonti Bond”.

    Si ricorda che già da tempo due gruppi bancari (Unicredit e MPS) hanno dato volontariamente e autonomamente la disponibilità a sospendere il pagamento delle rate dei mutui con pagamento interessi (la Tremonti Bond non lo prevede), ponendo delle condizioni che ne rendono difficile la fruizione. Unicredit, fra l’altro, prevede che per godere dell’agevolazione il Lavoratore deve essersi trovato nella condizione di disagio dopo il 21/10/2008 e deve presentare l’ultima dichiarazione dei redditi per dimostrare che non ha avuto un reddito familiare complessivo superiore ai 25mila euro.

    Questi limiti escludono moltissime persone che possono esibire dichiarazioni dei redditi riferite ai periodi in cui lavoravano regolarmente (magari facendo straordinari).

    Poi ci sono lodevoli iniziative locali che cercano di aiutare chi si trova in difficoltà , ma i Cittadini, in caso di difficoltà generate da situazioni che vanno oltre la loro “responsabilità “, dovrebbero potere contare sullo Stato, non sulle (gradite) opere di bene.

    umberto dolci

    19 Giugno 2009 alle 06:14

  7. ”Il ministro Sacconi propone una moratoria delle rate dei mutui per le famiglie dei disoccupati. E’ una strada da percorrere. Ma allora perche’ il governo si e’ limitato ad applicare il tetto del 4% solo ai mutui a tasso variabile e non anche a quelli a tasso fisso?”.

    Lo afferma il deputato del Pd Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari Europei.

    ”Tutti facciano il dovuto per uscire dalla crisi: le banche, ma in primo luogo il governo. Avere limitato il tetto al 4% solo al tasso variabile ha penalizzato milioni di famiglie. Come al solito -conclude Farinone- l’esecutivo da solo risposte parziali ai problemi dei cittadini”.

    genoveffa milani

    7 Giugno 2009 alle 08:52

  8. ‘E’ necessaria una moratoria delle rate dei mutui per la prima casa nelle famiglie in cui ci siano cassintegrati, disoccupati”. Cosi’ il ministro del lavoro Maurizio Sacconi, all’assemblea di Unindustria Treviso. ”Le famiglie hanno diritto a questo sostegno quando, non per loro colpa, non sono in grado di onorare i termini per le rate dei mutui per la prima casa”, ha specificato il ministro.

    Soffermandosi sulle banche, Sacconi ha pure rilevato che il governo ”e’ insoddisfatto del modo con cui soprattutto i grandi gruppi bancari servono le imprese”. ”Essi – ha concluso – devono riflettere sui propri modelli anche di gestione della valutazione del merito del credito, perche’ questa funzione fondamentale si e’ allontanata dai territori, si e’ burocratizzata, centralizzata, e rende le grandi banche oggi molto lontane da quella che era la banca locale che ha accompagnato la crescita negli anni ‘50 e ‘60”.

    giorgio marino

    6 Giugno 2009 alle 20:37

  9. Mentre nel resto del mondo le banche fanno a gara per accaparrarsi i soldi dello Stato, in Italia gli istituti di credito si permettono il lusso di snobbare gli aiuti messi a disposizione dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

    I grandi banchieri dell’Europa e degli Usa si sono presentati davanti ai forzieri pubblici con il cappello in mano, storditi dai duri colpi della crisi finanziaria. Un passo obbligato, in molti casi, per evitare il fallimento. Le nostre banche, invece, dopo aver chiesto a gran voce l’intervento del governo a sostegno della loro base patrimoniale, oggi guardano con aria di sufficienza ai Tremonti-bond che rappresentano lo strumento principale messo a loro disposizione.

    A marzo le prime cinque banche italiane avevano annunciato l’emissione complessiva di circa 10 miliardi di euro delle speciali obbligazioni che il Tesoro si è impegnato a sottoscrivere. A oggi solo due hanno formalizzato le richieste: Monte dei Paschi di Siena (1,9 miliardi) e Banco Popolare (1,45 miliardi). Restano ancora alla finestra Banca Popolare di Milano (500 milioni) e i due colossi del credito Intesa Sanpaolo e Unicredit che avevano ipotizzato un importo di 4 miliardi a testa. Cosa è successo in questi due mesi?

    Verrebbe da pensare che questa mancanza di attenzione nei confronti degli aiuti pubblici sia dovuta semplicemente al fatto che le banche italiane si siano accorte di non averne bisogno. In effetti, anche secondo i dati della Banca d’Italia, sembra che gli istituti di credito nostrani siano riusciti a schivare l’epidemia dei titoli tossici e non corrano il rischio di imbattersi nella bolla immobiliare che ha travolto in primo luogo gli Stati Uniti. Ma gli effetti della crisi non sono ancora del tutto noti e le banche hanno comunque la necessità, anche a soli fini preventivi, di rafforzare il capitale di vigilanza (Core Tier1). Bisogna quindi andare più a fondo per mettere bene a fuoco la situazione.

    In realtà le banche stanno facendo melina per cercare di spuntare condizioni migliori prima di accettare i finanziamenti statali. I Tremonti bond, infatti, hanno tassi elevati e soprattutto impongono una serie di vincoli. Gli istituti di credito che decidono di ricorrere a questi speciali strumenti di patrimonializzazione devono pagare una cedola annuale piuttosto cara, pari all’8,5 per cento per i primi quattro anni. Cedola che poi andrà a crescere gradualmente. A fronte del finanziamento, le banche dovranno assumersi impegni concreti: la sospensione del pagamento della rata di mutuo per almeno 12 mesi per i lavoratori in cassa integrazione o licenziati; la promozione di accordi per anticipare le risorse necessarie alle imprese per il pagamento della cassa integrazione; il contributo finanziario per rafforzare la dotazione del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese; l’aumento delle risorse da mettere a disposizione per il credito alle pmi.

    I Tremonti-bond, quindi, hanno il duplice obiettivo di sostenere finanziariamente le banche e di evitare il blocco dei flussi creditizi verso l’economia reale. Con evidenti meccanismi di redistribuzione: lo Stato finanzia gli istituti in difficoltà che a loro volta devono andare in soccorso di cittadini e imprese. Proprio questi obblighi nei confronti della clientela stanno rallentando le operazioni. Le banche non vogliono aver le mani legate. Intesa Sanpaolo, per esempio, ancora in questi giorni sta negoziando con il Tesoro i dettagli. Unicredit, invece, sta valutando la convenienza di altri canali di finanziamento, inclusa la possibilità di ricorrere agli aiuti messi a disposizione dal governo austriaco. Intanto le piccole e medie imprese e le famiglie guardano con incertezza al futuro. Ad esempio, finché la banca non emette i Tremonti bond, chi va in cassa integrazione o viene licenziato non può beneficiare della sospensione della rata del mutuo.

    In questo modo, però, non si aiuta il Paese a ripartire: i banchieri fanno il loro mestiere se cercano i capitali a costi minori, ma non possono rinunciare a dare il loro contributo per superare la crisi. Nel momento di massima allerta lo Stato non ha esitato a mettere a loro disposizione i soldi dei contribuenti. Ora che le banche possono trovare canali di finanziamento alternativi, con i tassi d’interesse ai minimi storici, devono ridistribuire i vantaggi alla clientela e non pensare solo al loro tornaconto.

    rodolfo nascimbeni

    13 Maggio 2009 alle 15:18

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