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Zoccole, zoccole, zoccole – la canzone che piace tanto a Silvio Berlusconi …

Da L‘Espresso
… nelle cassette, però, è rimasta impressa anche la nottata trascorsa da Patrizia, a Palazzo Grazioli, circa due settimane dopo. E’ il 4 novembre. Quella sera Barak Obama diventava presidente degli Stati Uniti. Nelle stesse ore il premier invitava la d’Addario a infilarsi, dopo la doccia, nel letto di Putin, dove lui l’avrebbe raggiunta poco dopo, mentre scorre la colonna sonora del musical “Scugnizzi”, che nei nastri si conclude con un paradossale refrain di “zoccole, zoccole, zoccole” …
La canzone “zoccole, zoccole, zoccole” – tanto amata da Silvio Berlusconi e fatta ascoltare a Patrizia D’Addario prima di trombarla sul “lettone” grande regalatogli da Putin - è tratta dal musical “Scugnizzi” del cantante napoletano Sal Da Vinci ed è anche la colonna sonora del film “Scugnizzi” di Nanni Loy
(audio – video live)
In esclusiva la versione di “Zoccole, zoccole, zoccole” per le più piccine (le c.d. zoccolelle), quelle poche fortunate a cui è stato concesso l’onore di chiamare “papi” il premier Silvio Berlusconi.
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(versione per le “zoccole” minorenni o “zoccolelle”)
Prima di leggerne il testo originale è forse il caso di precisare che il termine “zoccola” assume, in napoletano, un ambiguo, doppio significato. Topo di fogna oppure puttana, prostituta.
In questo contesto, trattandosi di Silvio Berlusconi, non può esserci dubbio alcuno sul significato da attribuire alla parola “Zoccola”.
Testo originale
Zoccole zoccole zoccole a migliare
ciénto ne nàsceno ognuna che ne more
Zoccole zoccole zoccole pelose
che vanno rusecanno tuttecose…
e falli rrusecà!
Zoccole zucculone e zucculelle
ma cierti piezze ‘e zoccole so’ belle
Zoccole zoccole fanno sempe figli
ma pure ‘e figli ‘e zoccole so’ ffigli
e nun vònno murì
e nun vònno murì
Zoccole zoccole zoccole affamate
ca pe’ campà se songo organizzate
Zoccole zoccole zoccole felici
pecché tra loro ‘e zoccole so’ amice
e nun se fanno fa!
Zoccole zoccole nun ‘e vvo’ nisciuno
‘a gente ‘e vva accidenno a una a una
Zoccole zoccole zoccole so’ tante
e campano a dispiétto ‘e tutti quante
e nun vònno murì
e nun vònno murì
Zoccole zoccole zoccole
Zoccole zoccole zoccole
Traduzione
Puttane puttane puttane a migliaia
cento ne nascono per ognuna che muore
puttane puttane puttane pelose
che vanno succhiando qualsiasi cosa…
e falle succhiare!
puttane puttanoni e puttanelle
ma certe puttane sono belle
Puttane puttane fanno sempre figli
ma pure le figlie di puttana sono figlie
e non vogliono morire
e non vogliono morire
Puttane puttane puttane
Puttane puttane puttane
Puttane puttane, puttane affamate
che per vivere si sono organizzate
Puttane puttane puttane felici
perchè tra loro le puttane sono amiche
e non si fanno imbrogliare!
Puttane puttane non le vuole nessuno
la gente le evita una ad una
puttane puttane, le puttane sono tante
e vivono a dispetto di tutti quanti
e non vogliono morire
e non vogliono morire
Puttane puttane puttane
Puttane puttane puttane
Per finire una galleria di video sul tema zoccole, zoccolone e zoccolelle:
(zoccole e ipocrisia)
(zoccole a migliaia)
(Silvio, Mara e le zoccole)
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Renato Brunetta, da mancato premio nobel a ministro “sciupa femmine”- Ma la Titti sarà gelosa?

renato brunetta insieme alla fidanzata titti
Con le donne il nostro amato ministro Brunetta non si comporta certamente da fannullone … «Le donne sono una delle cose più belle della vita. A me piacciono eleganti, intelligenti, non dominatrici e concorrenti, accetto la sfida alla pari. Credo nella passione, è sintesi tra emozioni, cuore e testa. Per imparare ad amare bene può volerci una vita. Così anche per il sesso. Difficile essere bravi… eh… con il tempo, forse. Ci si arriva o con l’intesa o con il sentimento, ma non sempre. Io non sono così ipocrita, il sesso ha anche una sua dimensione autonoma rispetto all’amore».
Così si racconta un Renato Brunetta insolitamente in vena di confidenze amatorie in un’intervista ad Antonella Boralevi , andato in onda mercoledì 8 luglio su La7, nel nuovo programma Capitani Coraggiosi, viaggio intorno alle inquietudini degli uomini d’oggi. «Sì, le donne mi corteggiano molto ora che sono ministro, ma anche prima», ammette il terrore dei pubblici fannulloni in formato hot. E spiega perché, tra le tante in studio, lo attira la fotografia di una coppia che balla il tango: «Mi piace la vicinanza, l’attrazione, l’incastro tra i corpi, il ritmo e l’eleganza: è un atto sessuale». Chiede la Boralevi: «Ma tutto questo ritmo, questa eleganza, ci sono nell’atto sessuale?». «Se si è bravi sì», risponde placido Brunetta.
Ammettendo che, col tempo, nella pratica, è migliorato di tanto anche lui: «Se penso a come ero io, mamma mia, imbranato come tutti, penso». L’intervistatrice gli chiede se sia mai scoppiato a piangere mentre era a letto con una donna. «No, ma penso che non sia disdicevole». Nel suo libro Diario di bordo il titolare della Funzione pubblica scrive che non si offenderebbe se qualcuno gli desse del «botolo ringhioso». Ma è un tenerone mentre racconta di quando ha conosciuto la fidanzata Titti: «In un vivaio tra piante e fiori, le ho detto buongiorno, lei prendeva delle piante e anche io cercavo delle piante, poi le abbiamo portate a casa mia». Ammette: «Sì, sono un uomo che si lascia abbracciare, mi arrendo alla mia donna, uno che sa dire ti amo. Mi vorrei sposare e vorrei un figlio. In astratto penso che sarei un padre palloso, insopportabile, ma forse con un bambino tuo poi diventi bravo».
Tratto da un articolo di Giovanna Cavalli pubblicato dal Corriere della Sera
Duro colpo al social lending – Bankitalia sospende ZOPA

Grave battuta d’arresto per il social lending italiano. A Zopa la Banca d”Italia ha contestato di aver fatto raccolta del risparmio (e non semplice intermediazione di pagamenti) a causa della giacenza sul Conto Prestatori Zopa del denaro in attesa di uscire in prestito.
Una comunicazione, infatti, è stata inviata in mattinata da Zopa Italia ai propri utenti: «in data 10 luglio 2009 è stato notificato a Zopa il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze che, su indicazione di Banca d’Italia, ha cancellato dall’elenco degli intermediari finanziari ex art. 106 la nostra società. Come conseguenza immediata ci vediamo costretti a sospendere la trattazione di nuovi prestiti e l’ingresso di nuovi Prestatori. La società sta valutando tutte le iniziative, anche di natura giurisdizionale, per tutelare la propria posizione e la community».
Il social lending è un nuovo modello di scambio finanziario in cui le persone prestano i propri soldi o richiedono prestiti per le proprie esigenze personali direttamente tra loro, senza intermediazioni e quindi con interessi migliori per tutte le parti coinvolte. Forme simili al social lending sono esistite in passato – ad esempio le società di mutuo soccorso del XIX secolo – ma solo grazie a Internet sta divenendo possibile una diffusione del fenomeno al di fuori di comunità fisiche, geograficamente localizzate.
Zopa, in particolare, svolgeva fondamentalmente il ruolo di “facilitatore”: creava e regolamentava il mercato, favoriva l’incontro e la conoscenza tra i membri della comunità, tutelava la sicurezza di chi prestava i propri denari, preparava il contratto di prestito tra il richiedente e i prestatori senza però determinare i tassi correnti, che dipendono unicamente dall’incontro diretto tra domanda e offerta. Da qui il nome: Zopa sta per ZOna di Possibile Accordo..
Continua l’avviso inviato all’utenza: «A tutela tua e di tutti i Prestatori, rimane pienamente attiva la gestione dei prestiti in essere, sia per l’incasso delle rate sia per il recupero credito. Il denaro in prestito diventerà gradualmente disponibile al rientro delle rate mensili». Fin da subito, insomma, gli utenti prestatori potranno ritirare il denaro non ancora investito e potranno avere la parte restante appena messa a disposizione da parte di chi in passato aveva richiesto i prestiti.
Sulla questione è immediatamente intervenuto l’amministratore delegato Maurizio Sella: «I primi rapporti con la Banca d’Italia risalgono alla tarda primavera del 2006 quando i legali da noi incaricati hanno cominciato ad illustrare il progetto di Zopa alla Banca d’Italia, fino ad arrivare, dopo un incontro e vari scambi di lettere, all’autorizzazione ricevuta nel settembre 2007 dall’Ufficio Italiano Cambi con l’iscrizione all’albo delle Finanziarie ex articolo 106. Zopa ha poi iniziato ad operare nel gennaio 2008. A seguito di un’ispezione di Banca d’Italia negli ultimi mesi, ci sono state mosse delle contestazioni, alle quali abbiamo risposto – pur sostenendo la correttezza della impostazione legale della nostra iniziativa – proponendo delle soluzioni con controparti istituzionali che avrebbero di fatto reso nulla la contestazione che ci era stata mossa. Ma questo non è stato evidentemente abbastanza. Zopa è un progetto innovativo e ad altissimi contenuti etici e solidali. Basti pensare che, nel 2008 (anno della crisi del secolo della finanza creativa e di truffe miliardarie) i Prestatori zopiani hanno beneficiato di ottimi rendimenti e i Richiedenti di tassi molto favorevoli. In questo momento di crisi molti invocano la necessità di micro-credito, di prestiti solidali a favore di categorie meno fortunate: Zopa questo lo stava facendo».
Ignota, al momento, le natura esatta delle contestazioni avanzate dalla Banca d’Italia. Per gli utenti impegnati nella community (tanto come prestatori quanto come richiedenti) è stata predisposta una pagina di FAQ nella quale compaiono le indicazioni relative all’emergenza. Una ulteriore spiegazione generale completa l’operazione di trasparenza sul momento difficile scatenatosi con la comunicazione ricevuta alla fine della scorsa settimana. Il gruppo promette in ogni caso massimo supporto per quanti nutriranno dubbi sulle proprie possibilità per rientrare in possesso del credito rimasto in sospeso.
Questo il comunicato che appare oggi, 13 luglio 2009, sul sito della società:
“Stiamo lavorando per poter offrire presto, non appena ci sarà di nuovo consentito, la piena funzionalità di Zopa.it e garantiamo la gestione di tutti i flussi di pagamento da Richiedenti a Prestatori in relazione ai finanziamenti già erogati, nonché le attività di recupero credito. Non è possibile l’ingresso di nuovi Prestatori, l’aggiunta di fondi da Prestatori già attivi e l’accettazione di nuove richieste di prestito e la loro erogazione. Le richieste di prestito in valutazione sono state annullate.
Restano attivi i seguenti servizi:
- Prestatori
- accredito mensile delle rate dei prestiti in corso
- controllo movimenti e saldo Portafoglio Zopa
- controllo dell’andamento dei prestiti finanziati
- ritiro fondi
- aggiornamento dei propri dati personali.
- Richiedenti
- addebito rate fino a estinzione del prestito
- estinzione anticipata del prestito
- visualizzazione dettagli del prestito in corso
- controllo avvenuto ripagamento rate
- aggiornamento dei propri dati personali.
Diventano non attivi i seguenti servizi:
- Prestatori
- creazione e modifica offerta (tutte le offerte in corso sono state disattivate)
- Ri-prestito automatico
- aggiunta fondi
- RientroRapido
- interventi del Fondo Ritardi
- Richiedenti
- richiesta nuovo prestito
Tutti i tradizionali canali di Zopa restano aperti per assistere al meglio tutti gli Zopiani. Abbiamo inoltre creato una lista di domande frequenti (FAQ) che, insieme al blog, aggiorneremo costantemente. Per poter offrire a tutti, nello stesso momento, il miglior servizio vi invitiamo a leggere le FAQ e il blog prima di contattarci via e-mail o numero verde.“
Dunque, si prospetta un’Estate amara per il social lending. Dopo il boom che ha contraddistinto nei mesi scorsi il canale del prestito online tra privati è arrivato questo primo stop da Bankitalia. Venerdì scorso infatti il Ministero dell’Economia e delle Finanze su indicazione di Via Nazionale, ha cancellato dall’elenco degli intermediari finanziari Zopa, uno dei leader del settore del prestito sociale.
E i clienti, tra debitori e prestatori, in attesa di capire le reagioni del provvedimento e le sorti del proprio denaro sono migliaia. A causa della crisi finanziaria e delle conseguenti difficoltà di accesso al credito, nell’ultimo anno sono stati infatti oltre 40mila gli utenti che hanno deciso di scambiarsi denaro online preferendo di fatto il web ai tradizionali intermediari.
Debora Rosciani ne parla a Salvadanaio con Maurizio Sella, a.d di Zopa e Pier Emilio Gadda, giornalista esperto di fondi etici e microcredito.
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Portabilità del mutuo – risarcimento al mutuatario per ritardi oltre i 30 giorni
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge fiscale con il pacchetto di misure anticrisi, che contiene anche provvedimenti riguardanti la portabilità del mutuo o surrogazione del mutuo.
Un articolo del decreto legge prevede infatti che, nel caso la banca ritardi la portabilità di un mutuo (cioè il passaggio del cliente ad altro istituto di credito con un altro mutuo) oltre i 30 giorni dovrà risarcire il proprio cliente in misura pari all’1% del valore del prestito per ogni mese o frazione di ritardo.
Più in dettaglio, in caso di surrogazione, cioè di sostituzione del mutuo di una banca con quello di un’altra, il cliente ha diritto a un risarcimento in caso di ritardo. Se la surrogazione del mutuo non si perfeziona entro 30 giorni dalla data della richiesta da parte della banca cessionaria alla banca cedente, quest’ultima è tenuta a risarcire al cliente l’1% del valore del mutuo per ciascun mese o frazione di mese di ritardo (la banca cedente potrà poi eventualmente rivalersi sulla banca cessionaria nel caso il ritardo sia imputabile a quest’ultima).
All’articolo 10 comma 3 del Decreto fiscale varato venerdì 26 giugno 2009 dal Consiglio dei Ministri è stabilito che «nel caso in cui la surrogazione del mutuo non si perfezioni entro il termine di 30 giorni dalla data della richiesta da parte della banca cessionaria alla banca cedente dell’avvio delle procedure di collaborazione interbancarie ai fini dell’operazione di surrogazione, la banca cedente è comunque tenuta a risarcire il cliente in misura pari all’1% del valore del mutuo per ciascun mese o frazione di mese di ritardo».
La “vecchia” banca viene quindi ritenuta responsabile nel caso di problemi nel trasloco del mutuo, anche se può «rivalersi sulla banca cessionaria nel caso il ritardo sia dovuto a quest’ultima».
La pratica della surroga, introdotta ormai da più di 2 anni dal Decreto Bersani, ha conosciuto nel tempo fasi alterne: a un avvio decisamente difficoltoso (sono stati necessari ben 7 ulteriori interventi per chiarire norme e procedure) è seguita una fase di assestamento e dallo scorso giugno, da quando cioè è stata attivata la procedura automatica di colloquio tra le banche, sono oltre 30mila secondo i dati Abi i risparmiatori che hanno traslocato con successo il proprio mutuo.
Nonostante gli indubbi progressi i mutuatari che vogliono servirsi della portabilità continuano a segnalare difficoltà nell’ingranaggio: procedure che si protraggono eccessivamente a lungo nel tempo con il rischio che le condizioni di mercato possano variare; problemi che sopraggiungono nel momento delicato dell’effettivo passaggio dalla vecchia alla nuova banca; spese a vario titolo che spuntano a sorpresa nella fase finale dell’accordo in barba al tanto sbandierato “costo zero”.
Ora arriva l’intervento del Governo che dovrebbe garantire una maggiore celerità nelle operazioni da parte delle banche, pena il versamento di una penale dell’1% (da chiarire se sia da calcolare sull’importo iniziale del mutuo o sul debito residuo al momento della richiesta di surroga) nel caso di ritardi oltre i 30 giorni.
Dunque, ci saranno possibili penali in arrivo per le banche che ostacoleranno la portabilità dei mutui. La manovra estiva varata venerdì scorso ha infatti stabilito che «nel caso in cui la surrogazione del mutuo non si perfezioni entro il termine di 30 giorni dalla data della richiesta da parte della banca cessionaria alla banca cedente dell’avvio delle procedure di collaborazione interbancarie ai fini dell’operazione di surrogazione, la banca cedente è comunque tenuta a risarcire il cliente in misura pari all’1% del valore del mutuo per ciascun mese o frazione di mese di ritardo». Debora Rosciani ne parla domani a Salvadanaio con Roberto Anedda, direttore marketing di Mutuionline.
Riassumiamo, graficamente, infine, la procedura di portabilità del mutuo
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Per porre una domanda sulla portabilità (o surroga) del mutuo, sul contratto di mutuo in generale, sulle tipologie di mutuo, sulle normative vigenti in tema di mutuo ipotecario, clicca qui.
Ricorda, fare una domanda non costa nulla, non farla a volte può costare caro!!!
Commissione di massimo scoperto – nulle tutte le clausole contrattuali aventi ad oggetto la commissione di massimo scoperto se essa supera lo 0,5 per cento trimestrale dell’importo in affidamento
Il 26 giugno 2009 c’è stato il via libera del Consiglio dei ministri alla manovra d’estate, un decreto legge che contiene anche misure finalizzate a contrastare la reintroduzione, sotto mentite spoglie, di clausole contrattuali per la remunerazione della controversa commissione di massimo scoperto.
L’ammontare della commissione chiesta dalla banca per la messa a disposizione degli affidamenti su conto corrente non può superare lo 0,5% trimestrale dell’importo dell’affidamento. Pena la nullità della clausola.
L’elemento di novità è senza dubbio dato dalle misure in materia bancaria. L’art. 2 del decreto dispone, infatti, che sono nulle tutte le clausole contrattuali aventi ad oggetto la commissione di massimo scoperto ed ogni altra clausola avente il medesimo scopo o finalità se l’importo della commissione supera lo 0,5% trimestrale della somma concessa in affidamento.
In seguito al dl anticrisi che sei mesi fa aveva messo al bando la commissione dichiarandola nulla sotto alcune condizioni, le banche si erano attrezzate di fatto reintroducendo il massimo scoperto con una veste nuova: recupero spese per ogni sospeso, commissione per istruttoria urgente e onere per passaggio a debito nel trimestre. Debora Rosciani ne parla a Salvadanaio con l’avv. Gloria Gatti, esperta di questioni legali per Il Sole 24 Ore e Fabio Picciolini, segretario nazionale di Adiconsum.
La clausola di massimo scoperto era stata messa sotto accusa dall’Antitrust come elemento discriminante e poco trasparente nel rapporto tra istituti di credito e clienti.
Già nelle “lenzuolate” di Bersani era prevista la sua abolizione, mai realizzata però dalle banche.
Cosa era la commissione di massimo scoperto (CMS)
Si intende per commissione di massimo scoperto il corrispettivo pagato dal cliente per compensare la banca dell’onere di dover essere sempre in grado di fronteggiare una rapida espansione nell’utilizzo dello scoperto di conto. Applicata sul massimo saldo negativo registrato durante il trimestre, la commissione di massimo scoperto era applicata per tutti e tre i mesi, anche se in tale periodo il cliente era finito in passivo solo per un giorno. A gennaio 2009 il Parlamento aveva sancito con il Decreto Anticrisi (articolo 2 bis) la nullità delle commissione di massimo scoperto se il saldo del conto corrente resta a debito per un periodo inferiore a 30 giorni consecutivi oppure se il cliente non ha un’apertura di credito.
Nella pratica bancaria è dato individuare due differenti metodi di calcolo del corrispettivo: un compenso dovuto allorché il saldo del cliente risulti debitore oltre un determinato numero di giorni e calcolato in misura percentuale sullo scoperto massimo verificatosi nel periodo di riferimento; un compenso parametrato alla somma resa disponibile dall’intermediario ma non utilizzata dal cliente.
La ragione economica sottostante alla prima delle applicazioni evidenziate viene individuata nella circostanza che la banca non fa previsioni sul singolo rapporto ma sulla totalità dei rapporti con i propri clienti, non destinando allora risorse per l’ipotesi in cui tutti i clienti utilizzino contemporaneamente e per l’intero l’apertura di credito concessa, ma riservando la provvista a previsioni medie di utilizzo. In tal caso, ragionando sulla massa, utilizzi superiori alle previsioni statistiche determinano per la banca la necessità di rivolgersi a sua volta ad altri intermediari, il che costituisce un costo aggiuntivo poi addebitato al cliente.
Tale applicazione della clausola, peraltro, viene a sovrapporsi alla disciplina dei frutti civili, sottospecie interessi, poiché in entrambi i casi si assiste a una ipotesi di corrispettivo per il godimento da parte di soggetti terzi (i clienti) di beni propri (della banca), sebbene con metodi di calcolo differenti. Non confondibile, al contrario, la commissione di massimo scoperto con gli interessi nella seconda ipotesi, ove non si ha un corrispettivo per il godimento da parte di soggetti terzi di beni propri, bensì un corrispettivo per il mancato godimento da parte di terzi di beni propri.
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Ricorda, fare una domanda non costa nulla, non farla a volte può costare caro!!!
Un prete coraggioso contro la CEI ed il cardinale Angelo Bagnasco
di don PAOLO FARINELLA
Questa lettera, scritta da don Paolo Farinella, prete e biblista della diocesi di Genova al suo vescovo e cardinale Angelo Bagnasco, è stata inviata qualche settimana fa e circola da giorni su internet. Riguarda la vicenda Berlusconi, vista con gli occhi di un sacerdote. Alla luce degli ultimi fatti e della presa di posizione di Famiglia Cristiana che ha chiesto alla Chiesa di parlare, i suoi contenuti diventano attualissimi.
Egregio sig. Cardinale,
viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.
Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato – o meglio non ha trattato – la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.
Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di “frequentare minorenni”, dichiara che deve essere trattato “come un malato”, lo descrive come il “drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio”. Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.
Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la “verità” che è la nuda “realtà”. Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi “principi non negoziabili” e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono “per tutti”, cioè per nessuno.
Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi.
Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi “parlate per tutti”? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.
I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra a stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con “modelli televisivi” ignobili, rissosi e immorali.
Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa?
Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita “dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale”? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché “anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa”. Voi onorate un vitello d’oro.
Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da “mammona iniquitatis”, si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che – è il caso di dirlo – è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: “troncare, sopire … sopire, troncare”.
Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? “Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire” (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una “bagatella” per il cui perdono bastano “cinque Pater, Ave e Gloria”? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: “Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix” (La Stampa, 8-5-2009).
Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: “Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro” (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).
Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei “per interessi superiori”, lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.
Lei ha parlato di “emergenza educativa” che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei “modelli negativi della tv”. Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del “velinismo” o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.
Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: “Non licet”? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro “tacere” porta fortuna.
In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.
Genova 31 maggio 2009
Paolo Farinella, prete
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Tetto sugli interessi dei mutui a tasso variabile, sospensione mutuo, restituzione dei conti dormienti ai legittimi proprietari e bonus vacanze – Le ultime quattro “bufale” del governo

Esaminiamo la situazione relativa a quattro provvedimenti varati dal governo e non compiutamente attuati: l’ effettiva applicazione del tetto (4%) sugli interessi dei mutui a tasso variabile; la sospensione del pagamento delle rate del mutuo per cassaintegrati, licenziati e famiglie in difficoltà; l’esproprio dei conti “dormienti” per quanto riguarda la possibilità di restituzione ai legittimi proprietari che ne facessero richiesta; i “buoni vacanza”.
Tetto del 4% sugli interessi dei mutui a tasso variabile
«Del “tetto al 4%” per gli interessi da versare nel 2009 sui finanziamenti per la prima casa accesi prima del 31 ottobre 2008, tanto sbandierato al momento di presentare le misure di sostegno alle famiglie italiane, non esiste pressoché traccia.
Cercare di capire dove si sia inceppata la macchina della burocrazia è come al solito un esercizio complicato e forse pure improduttivo. Di sicuro il ministero delle Finanze ci ha messo del suo al momento di stendere il testo di legge, così poco chiaro da rendere necessaria la pubblicazione di tre successive circolari esplicative.
Insomma, sono passati più di sei mesi dalla sua introduzione, ma nelle tasche della maggior parte dei potenziali beneficiari gli effetti del cosiddetto tetto del 4% per i mutui non si sono ancora visti. L’agevolazione era stata introdotta dal Decreto Anticrisi e voluta proprio per aiutare quelle famiglie che avevano visto aumentare a dismisura, a causa della crisi finanziaria la rata del proprio mutuo. Cos’è accaduto in questi mesi?
Le ragioni del ritardo sono differenti anche se sarebbero principalmente imputabili alla trasmissione dell’elenco dei mutuatari aventi diritto all’agevolazione da parte dell’agenzia delle entrate alle singole banche. Comunicazione che evidentemente ha richiesto più tempo di quanto previsto. Tuttavia a breve la situazione dovrebbe sbloccarsi grazie anche alla discesa in campo dell’Abi, l’associazione bancaria italiana che nei giorni scorsi ha inviato una circolare a tutte le banche invitandole ad accettare tutti i moduli di autocertificazione presentati dai clienti.
Debora Rosciani ne parla domani a Salvadanaio con Maximilian Cellino di Plus 24 e Pietro Locatelli, presidente di Systema Mutui.
Sospensione del pagamento delle rate del mutuo
Dall’accordo ABI MEF sulla sospensione del pagamento rate mutuo siglato a marzo 2009:
“Per favorire le famiglie, che rischiano di subire eccessivamente le incertezze della congiuntura economica e i riflessi della crisi finanziaria, le Banche si impegnano:
1. a prevedere – nei casi in cui il sottoscrittore del mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale, o un componente del nucleo familiare convivente abbia usufruito, dalla data di sottoscrizione del protocollo d’intenti previsto all’art. 12 del decreto legge e fino al 31 dicembre 2011, di interventi di sostegno al reddito per la sospensione dal lavoro ovvero abbia subito la perdita della propria occupazione da lavoro dipendente, ovvero abbia i requisiti per l’assegnazione della somma una tantum di cui all’articolo 19, comma 2, decreto legge n. 185108 – la sospensione, per almeno 12 mesi, del pagamento delle rate senza oneri finanziari per il cliente e con conseguente traslazione del periodo di rimborso. A tal fine verrà anche utilizzato – se capiente – il Fondo di cui all’art. 2, comma 475 e seguenti della legge 24 dicembre 2007, n. 244. La sospensione termina anticipatamente nel caso in cui il lavoratore venga reintegrate o trovi una nuova occupazione;
2. per i lavoratori coinvolti in processi di ristrutturazione, riorganizzazione o chiusura delle aziende per i quali e previsto l’utilizzo della Cassa Integrazione Straordinaria o in deroga, le Banche si impegnano a favorire accordi che permettano alla clientela di accedere all’anticipo delle quote di cassa integrazione straordinaria o in deroga attraverso i loro sportelli almeno fino al 31 dicembre 2011.
Le banche attiveranno un sistema di diffusione e pubblicizzazione delle diverse iniziative. Al fine di realizzare tali interventi, le Banche si impegnano entro è settimane dalla firma del protocollo d’intenti a predisporre operativamente gli strumenti e a darne adeguata pubblicità ai propri clienti.”
Analizziamo, ad esempio, l’iniziativa UNICREDIT
Periodo previsto di sospensione del pagamento delle rate del mutuo : 12 mesi
Eventi al verificarsi dei quali è possibile presentare istanza di sospensione del pagamento delle rate del mutuo da parte di uno degli intestatari del mutuo:
- separazione/divorzio tra coniugi in presenza di figli a carico
- perdita occupazione (lavoratori a tempo indeterminato)
- perdita del posto di lavoro/mancato rinnovo del contratto per tutte le categorie di lavoratori atipici (stagionali, tempo determinato, co.co.pro., interinali, contratti di formazione lavoro e apprendistato, ecc.)
- inserimento in Cassa Integrazione Guadagni (CIG) Ordinaria e Straordinaria
- decesso
Requisiti per accedere al beneficio:
- bisogna essere intestatari di un mutuo finalizzato all’acquisto della prima casa, sottoscritto presso il Gruppo UniCredit prima del verificarsi dell’evento, completamente erogato e con qualsiasi tipologia di tasso o ammortamento applicato al momento del verificarsi dell’evento;
- gli intestatari devono disporre di redditi lordi maturati nell’anno 2007 inferiori a 25.000 Euro (somma dei redditi degli intestatari del mutuo);
- le rate devono essere state pagate regolarmente, almeno fino al momento del verificarsi di uno degli eventi previsti nel periodo che va dal 01.10.2008 al 31.12.2009.
Documenti richiesti:
- CUD 2008 o Modello Unico 2008 o 730/2008 di tutti gli intestatari del mutuo;
- stato di famiglia (in caso di separazione/divorzio);
- sentenza di separazione giudiziale o omologa di separazione consensuale o sentenza di divorzio; in alternativa, dichiarazione dell’avvocato di parte che conferma l’emissione dei provvedimenti sopra indicati e riassume le condizioni in essi contenute;
- lettera di licenziamento con data compresa tra il 01/10/2008 e 31/12/2009 (in caso di perdita occupazione);
- ultima busta paga e dichiarazione del datore di lavoro (in caso di perdita del posto di
- lavoro/mancato rinnovo del contratto per tutte le categorie di lavoratori atipici);
- lettera di inserimento in Cassa Integrazione Guadagni, esibita in originale (in caso di inserimento in Cassa Integrazione Guadagni );
- certificato di morte in originale.
Meccanismo di recupero delle rate non pagate nel periodo di sospensione: le rate saranno posticipate e accodate al piano di ammortamento originale del mutuo senza costi aggiuntivi, oneri o interessi di mora.
E, dunque, è immediato considerare gli aspetti che seguono:
1) Si chiede come requisito di accesso al beneficio un reddito riferito al 2007 non superiore a 25 mila euro complessivamente, per tutti gli intestatari del mutuo. Cioè un mutuatario licenziato nel 2009 che avesse avuto un reddito nel 2007 di 26 mila euro non fruisce della sospensione del pagamento delle rate del mutuo.
2) “Le rate saranno posticipate e accodate al piano di ammortamento originale del mutuo senza costi aggiuntivi, oneri o interessi di mora.” Bene. Anzi male, perchè si parla di costi aggiuntivi, oneri o interessi di mora, ma nulla si dice circa gli interessi derivanti dall’aumento della durata del finanziamento (conto di finanziamento accessorio). E così assistiamo all’applicazione di interessi stratosferici per dodici mesi di sospensione, da scontare a fine del piano di ammortamento.
3) Ammesso che i requisiti siano soddisfatti, che il mutuatario intenda (per ragioni di forza maggiore) accollarsi gli interessi del conto di finanziamento accessorio la sospensione non scatta automaticamente. La sospensione è subordinata ad una valutazione soggettiva della banca.
E non mancano le situazioni paradossali, come quella che ha vissuto un nostro lettore che ci scrive:
A sentir dell’accordo ABI-MEF per la sospensione del pagamento delle rate del mutuo ero molto felice. Sono, infatti, un padre di famiglia in cassaintegrazione.
Mi sono allora presentato alla filiale UNICREDIT dove ho stipulato il mutuo per fare la richiesta di sospensione del pagamento delle rate. Tutto andava benissimo, mi hanno detto che mi avrebbero richiamato.
Ed effettivamente sono stato contattato dal consulente della banca, il quale però mi ha comunicato che la richiesta non era stata accolta per un semplice motivo: sono in cassaintegrazione, purtroppo, da piu di due mesi.
In pratica per poter fruire dell’accordo avrei dovuto essere licenziato dopo la firma dell’accordo …
Comunque riportiamo lo spot pubblicitario confezionato dagli ineffabili Tremonti boys:
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Ho perso il lavoro/sono in cassa integrazione – Posso far sospendere il pagamento della rata del mutuo?
Sì. Puoi ottenere il rinvio delle rate del mutuo presso le banche che hanno utilizzato gli strumenti finanziari messi a disposizione dal Governo.
Vale per te così come per un tuo familiare convivente: se hai perso il lavoro o sei in cassa integrazione puoi far sospendere per 12 mesi il pagamento delle rate del mutuo. Questo senza nessuna spesa aggiuntiva. Se nel frattempo verrai reintegrato o troverai una nuova occupazione, la sospensione delle rate terminerà anticipatamente.
Il vantaggio è poter affrontare meglio un momento difficile per la tua famiglia.
Rivolgiti alla tua banca e verifica se ha aderito all’iniziativa o se offre altre soluzioni analoghe.
Diverse banche infatti hanno stipulato specifici accordi con regioni, enti locali e associazioni di categoria finalizzati a consentire a chi si trova in questa condizione la sospensione delle rate del mutuo.
Trovi la lista delle banche che hanno aderito all’iniziativa sul sito www.tesoro.it.
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Rimborso conti dormienti espropriati
Sul sito del Ministero Economia e Finanze (MEF) si legge:
“Il D.P.R. n. 116/07 ha specificato i criteri per individuare, nell’ambito del sistema finanziario, i conti definibili come dormienti. Rientrano in tale categoria i rapporti contrattuali (depositi di somme di denaro; depositi di strumenti finanziari) in relazione ai quali non sia stata effettuata alcuna operazione o movimentazione ad iniziativa del titolare del rapporto o di terzi da questo delegati per il periodo di tempo di 10 anni decorrenti dalla data di loro libera disponibilità.
Le Banche e gli altri Intermediari hanno provveduto ad identificare i suddetti rapporti e a comunicare i relativi dati a questo Ministero. Va precisato che la qualificazione come “dormiente” di un determinato conto non pregiudica il diritto alla restituzione al titolare: quest’ultimo potrà richiedere la restituzione delle relative somme o alla Banca o all’Intermediario presso cui risulta tale rapporto o direttamente a questo Ministero, entro il normale termine prescrizionale, nel caso i relativi importi siano già stati trasferiti dalla Banca o dall’Intermediario al relativo Fondo.
Per consentirne la più ampia conoscibilità, secondo quanto prescritto dalla normativa di riferimento, è resa possibile la consultazione su questo sito dell’elenco dei conti considerati dormienti, come comunicati da Banche e Intermediari.”
C’è dunque una buona notizia: i titolari (o anche i loro delegati, compresi gli eredi) di un rapporto non “risvegliato” nei termini, quindi classificato come “conto dormiente estinto”, e come tale devoluto al Fondo potranno, entro 10 anni dal trasferimento, rivendicare il diritto di credito sulle somme trasferite e rimpossessarsi così dei propri averi.
La cattiva notizia è invece che ad oggi, il Ministero dell’Economia e delle Finanze non ha ancora definito il provvedimento attuativo che stabilisce le regole attraverso le quali gli aventi diritto potranno rivendicare le somme devolute al fondo entro i dieci anni dall’avvenuto trasferimento.
Si dice infatti che “la qualificazione come “dormiente” di un determinato conto non pregiudica il diritto alla restituzione al titolare: quest’ultimo potrà richiedere la restituzione delle relative somme o alla Banca o all’Intermediario presso cui risulta tale rapporto o direttamente a questo Ministero, entro il normale termine prescrizionale, nel caso i relativi importi siano già stati trasferiti dalla Banca o dall’Intermediario al relativo Fondo.“
Ma in che modo è possibile richiedere la restituzione delle relative somme? Quale la procedura da seguire? Provate ad inviare una e-mail di richiesta informazioni all’indirizzo indicato (dt.direzione4.ufficio1@tesoro.it) ed aspettate …
Buoni vacanze
Andiamo a spulciare sul sito del governo.
Leggiamo: “E’ stato pubblicato il 15 aprile 2009 sulla Gazzetta Ufficiale n. 44 – 5ª Serie Speciale – Contratti Pubblici – l’Avviso di manifestazione d’interesse per la gestione dei Buoni Vacanza. Destinatari dell’avviso, emanato dal Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, le associazioni no-profit che hanno 20 giorni di tempo per presentare la propria offerta.
Spetta al gestore, individuato tramite convenzione, la verifica e la sussistenza dei requisiti per chi ha fatto richiesta del buono-vacanza. Il gestore predispone l’elenco dei soggetti che hanno diritto all’agevolazione, e assicura il raccordo con la rete di strutture turistiche convenzionate.”
Li ricordate vero i “Bonus Vacanza” per il turismo balneare, montano e termale destinati ai nuclei familiari che si trovano in particolari condizioni socio-economiche? La pubblicità governativa ed i comunicati stampa asserivano che “i Buoni possono essere utilizzati dal 6 gennaio fino alla prima settimana di luglio e dalla prima settimana di settembre fino al 20 dicembre.”
Dell’esito della manifestazione di interesse nulla è dato sapere e siamo ormai al 23 giugno 2009. Valutando a spanne i tempi necessari per mettere in moto la macchina organizzativa, una volta individuato il “gestore dei Buoni Vacanza“, sarà grasso che cola se chi ne ha diritto potrà fruire del beneficio entro il 20 dicembre p.v.
Anche perchè, inutile ricordarlo, attualmente il governo è parecchio impegnato nella gestione delle vacanze del premier Silvio Berlusconi a Villa Certosa …
La pagina del sito è rimasta aggiornata al 16 aprile.
Michela … cosa ci combini? La rossa di Calolziocorte è diventata nera, nera nera!

Il fotogramma era eloquente ma parziale: il braccio teso, la mano dritta a punta, il corpo fermo, gli occhi fissi nel vuoto. Intenso e partecipato. Il video raccoglie in un modo ancor più emozionante la scena immortalata dal reporter della Gazzetta di Lecco alla festa dell’Arma dei Carabinieri.
Tra fasce tricolori e divise sull’attenti, Michela Vittoria Brambilla, neoministro per il Turismo, tende dinamicamente a sopravanzare il corteo istituzionale irregimentato ma piuttosto moscio e allunga il braccio fino a farlo puntare quasi al cielo. “Fa ridere soffermarsi sull’angolazione del mio gomito”, commentò alla vista delle foto. Al video, che pure ha potuto visionare, ha deciso invece di rispondere col silenzio.
C’è da dire che l’angolazione ricavata dal film esprime compiutezza e aderenza ai criteri guida del saluto romano: braccio destro teso avanti-alto con la mano tesa aperta leggermente inclinata in alto rispetto all’intero braccio. Ridefinita così la posizione, e rivisto ancora il filmato, tutto sembra al suo posto, perfettamente in linea con la storia e – evidentemente – il primo amore. Il braccio disteso, gesto pieno e consapevole. Insomma, sembra fascistissimo.
E, se sono esatte le ricostruzioni familiari, parecchio fascista pare anche il gesto del papà che dallo stesso palco, ma dal lato opposto della figliola, ha reclamato a sé lo stesso saluto, e l’ha mostrato con medesima forza e uguale emozione. Tutti e due un attimo prima con la mano sul cuore, anche qui tutto perfetto, e un attimo dopo, appena alla fine dell’inno di Mameli, come sapete. Sembra che Brambilla faccia buon uso, diciamo così, del saluto fascista. Una deputata del Pd, Lucia Codurelli, giura che il ministro lo scorso 29 maggio avrebbe concesso il bis durante un raduno a Varenna, in provincia di Lecco, di persone in camicia nera. Non è vero. La Brambilla in quell’occasione vestiva uno splendido tailleur turchese. Qualche camicia, forse forse, solo sullo sfondo. Ma non c’è prova documentale. E la foto immortala la mano del ministro sul petto. Lì si ferma.
Finora, purtroppo o per fortuna, Michela Vittoria Brambilla si era conquistata la fama di essere una vulcanica donna del fare. I circoli della libertà, migliaia e migliaia, figli della sua intraprendenza. E anche la tv delle libertà, le telecamere, un partito nel grande partito di Berlusconi. Due anni di fuoco, molte presenze a Porta a porta, tutte con i tacchi e parecchie con le autoreggenti. Ancora un fotografo, ancora uno scatto, e le sue calze e anche i suoi slip sono divenuti oggetto della narrazione.
Poi i circoli si sono sciolti, la tv è stata chiusa e la Brambilla si è messa in pantaloni. Quando sembrava che le gambe stessero a posto e anche i piedi piuttosto comodi nei sandali con le zeppe, ecco le mani, anzi la mano destra aperta e tesa, trasgredire. Un perfetto saluto romano, tecnicamente ineccepibile, e un segno, se vogliamo, anche al decoro che Trilussa sempre ci fa ricordare: Quanno dai la mano a uno te po’ capità de strigne dè no zozzone o de’n ladro. Perciò salutamose tutti alla romana: se vorremo ancora bene, tenendosi a distanza!
di Antonello Caporale da Repubblica.it
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Che dire Michela, a noi piacevi pure nera, ma nera così:
Dedicati a MICHELA …
► Michela Vittoria Brambilla ministro del turismo – Silvio ha finalmente riparato un torto!
► … e la nostra Michela colpisce ancora: dopo gli indimenticabili reggicalze ci regala adesso il bonus vacanza
► Arriva il bonus vacanze – Grazie Michela …
► Quest’anno tutti in vacanza grazie al bonus della nostra Michela!!!
► Paolo Guzzanti (il papa’ di Sabina): “Abbasso la mignottocrazia, viva la Repubblica”
► Sorpresa: Michela è una di noi …
► Mara: “Qualcuna voleva il mio posto” (ma chi, forse Michela?)
► Il ministro è fidanzato con me, dice Chantal – E Silvio riprende a sperare …
► Per Silvio è oggi un triste giorno – Michela si è fidanzata con Franco
► Lo zucchino d’oro – chiedere scusa a Mara? Vedremo, ma prima vogliamo sapere di Michela …
► Michela, adesso sappiamo perche’ …
► Michela, ce l’abbiamo fatta ….
► Una petizione per Michela Vittoria Brambilla ministro
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Autovelox illegali – I verbali sono nulli ed i punti patente devono essere reintegrati
Ricordate la storia degli autovelox illegali?
Sono 70 i Comuni italiani coinvolti nella vicenda degli autovelox illegali, per oltre 80 mila multe in tutta Italia del valore totale di ben 11 milioni e 300 mila euro.
Si tratta di una truffa milionaria ai danni di ignari automobilisti scoperta dalla guardia di finanza: gli apparecchi degli autovelox infatti erano stati manomessi in modo da aumentare le infrazioni e di conseguenza le multe. Dunque si trattava di autovelox illegali.
Le associazioni dei consumatori sono già pronte a sostenere i danneggiati da autovelox illegali nel ricorso nei confronti delle amministrazioni coinvolte per recuperare il denaro e i punti decurtati dalla patente.
L’accertamento di un numero così elevato di contravvenzioni con autovelox illegali ha già spinto il Codacons a mobilitarsi e a chiedere che chi ha subito le multe sia risarcito dal punto di vista economico e che gli siano restituiti i punti automaticamente sottratti dalla patente per l’eccesso di velocità, anche quando siano scaduti i termini per presentare i ricorsi.
Si tratta dell’ennesimo sequestro che dimostra come i Comuni ormai utilizzino autovelox illegali e violino il codice della strada pur di fare cassa, dice l’associazione dei consumatori e per questo chiede al Governo di non essere complice di questi Comuni e di prendere provvedimenti seri per prevenire fenomeni di illegalità ormai troppo diffusi.
In particolare occorre:
- Ordinare a tutti i Prefetti, troppo spesso indifferenti, la rimozione immediata di tutte le strumentazioni illegali presenti sul territorio di loro competenza, dagli autovelox non segnalati ai semavelox collegati con la velocità dei veicoli, dagli autovelox che non scattano la prima foto con il veicolo collocato prima della linea d’arresto a quelli che hanno una durata del giallo troppo breve;
- Prevedere la restituzione automatica di tutti i punti della patente illecitamente ridotti a causa degli autovelox illegali, anche se sono scaduti i termini per fare ricorso;
- Prevedere la restituzione automatica dei proventi delle sanzioni irrogate con gli autovelox illegali da parte degli enti che hanno incassato questi soldi indebitamente;
- Modificare l’art. 41 del Codice della Strada ed il suo regolamento attuativo, stabilendo che il giallo duri minimo 4 secondi, 5 secondi nel caso sia presente il semavelox.
- Modifica all’art. 208. Tutti i proventi delle multe devono essere destinati al potenziamento e miglioramento della segnaletica e all’educazione stradale e non il 50% come attualmente previsto o per finalità strane come le assunzioni stagionali (peggioramento introdotto dalla Finanziaria 2007).
Debora Rosciani ne parla a Salvadanaio con Silvio Scotti, Comandante Polizia Municipale Monza.
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Ricorda, fare una domanda non costa nulla, non farla a volte può costare caro!!!
I banchieri ci riprovano – Con la commissione di massimo scoperto un’altra conferma che per le banche le leggi di stato sono promulgate solo per essere eluse
Come consuetudine in questo paese, le leggi dello Stato non valgono per il premier, per banche e banchieri.
Lo abbiamo visto col decreto Bersani che doveva regolare la portabilità del mutuo. Sono stati necessari più di due anni, la mobilitazione delle associazioni dei consumatori ed innumerevoli interventi dell’Antitrust per piegarne la resistenza.
Lo stiamo vedendo in questi mesi per quel che attiene la moratoria sul pagamento delle rate del mutuo a favore dei lavoratori licenziati, disoccupati, in cig e delle numerose famiglie in difficoltà. Il decreto Tremonti ha consentito ai banchieri di poter disporre di centinaia di milioni di euro (finanziati con le tasse dei cittadini) necessari a ricapitalizzare le banche sfiancate dalle disinvolte operazioni sui mutui subprime (o da acquisizioni megalomani) condotte da manager superpagati con gratifiche e bonus.
Ebbene, lo stesso decreto prevedeva la formulazione di un decreto attuativo per definire i criteri oggettivi, i requisiti e le modalità di accesso al beneficio. Nulla è stato fatto. I tecnici dell’ABI stanno ancora illustrando ai funzionari del MEF la presunta inapplicabilità delle norme e nello stesso tempo prendono in giro tutti noi, propinandoci sui media indegni spot di pubblicità ingannevole che raccontanto della generosità di banchieri, degni emuli dello Shylock shakespeariano, secondo i quali per poter accedere alla sospensione del pagamento delle rate del mutuo il lavoratore deve avere avuto un reddito, nel 2008, non superiore a 25 mila euro. Ed in ogni caso, udite udite, la concessione del beneficio, anche quando ci sono i requisiti, è puramente discrezionale.
A fine giugno avremo ancora la possibilità di sperimentare a nostre spese l’arroganza dei manager scampati, purtroppo, all’ultimo meltdown finanziario, quando verrà reintrodotta, sotto mentite spoglie, la commissione di massimo scoperto.
Boicottaggio arrogante delle norme o raffinata elusione delle stesse, sono le armi che di volta in volta l’ABI, l’associazione delle banche italiane, sceglie per poter conservare privilegi e rendite di potere a danno dei legittimi interessi di ciascun cittadino.
A gennaio 2009 il Parlamento aveva sancito la nullità delle commissione di massimo scoperto se il saldo del conto corrente resta a debito per un periodo inferiore a 30 giorni consecutivi oppure se il cliente non ha un’apertura di credito.
Così, infatti, recitava l’articolo 2 bis del Decreto Anticrisi, per quanto concerne la eliminazione della commissione di massimo scoperto:
1. Sono nulle le clausole contrattuali aventi a oggetto la commissione di massimo scoperto se il saldo del cliente risulti a debito per un periodo continuativo inferiore a trenta giorni ovvero a fronte di utilizzi in assenza di fido. Sono altresì nulle le clausole, comunque denominate, che prevedano una remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione di fondi a favore del cliente titolare di conto corrente indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma, ovvero che prevedono una remunerazione accordata alla banca indipendentemente dall’effettiva durata dell’utilizzazione dei fondi da parte del cliente, salvo che il corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme sia predeterminato, unitamente al tasso debitore per le somme effettivamente utilizzate, con patto scritto non rinnovabile tacitamente, in misura onnicomprensiva e proporzionale all’importo e alla durata dell’affidamento richiesto dal cliente e sia specificatamente evidenziato e rendicontato al cliente con cadenza massima annuale con l’indicazione dell’effettivo utilizzo avvenuto nello stesso periodo, fatta salva comunque la facoltà di recesso del cliente in ogni momento.
2. Gli interessi, le commissioni e le provvigioni derivanti dalle clausole, comunque denominate, che prevedono una remunerazione, a favore deila banca dipendente dall’effettiva durata dell’utilizzazione dei fondi da parte del cliente, dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono comunque rilevanti ai fini dell’applicazione dell’articolo 1815 del Codice civile, dell’articolo 644 del Codice penale e degli articoli 2 e 3 della legge 7 marzo 1936, n. 108. Il ministro dell’Economia e delle finanze, sentita la Banca d’Italia, emana disposizioni transitorie in relazione all’applicazione dell’articolo 2 della legge 7 marzo 1996, n. 108, per stabilire che il limite previsto dal terzo comma dell’articolo 644 del Codice penale, oltre il quale gli interessi sono usurari, resta regolato dalla disciplina vigente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto fino a che la rilevazione del tasso effettivo globale medio non verrà effettuata tenendo conto delle nuove disposizioni.
3. I contratti in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto sono adeguati alle disposizioni del presente articolo entro centocinquanta giorni dalla medesima data. Tale obbligo di adeguamento costituisce giustificato motivo agli effetti deil’articolo 118, comma 1, del Testo unico delle leggi in materia bancaria e crcditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni.
L’articolo prevede, in pratica, la sanzione della nullità per le clausole contrattuali che hanno per oggetto la commissione di massimo scoperto, ove il saldo del cliente risulti a debito per un periodo continuativo inferiore a 30 giorni o in caso di utilizzi in assenza di fido; per clausole (comunque denominate) che prevedano una remunerazione in favore della banca solo per aver messo a disposizione fondi a favore del cliente titolare di conto corrente, indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma; per le clausole che prevedano una remunerazione all’istituto bancario indipendentemente dall’effettiva durata dell’utilizzo dei fondi.
La sanzione della nullità non opera in caso di predeterminazione per iscritto, con patto non rinnovabile tacitamente, di alcuni elementi contrattuali, o il compenso per la messa a disposizione delle somme unitamente al tasso debitore per le somme effettivamente utilizzate. La predeterminazione di questi elementi deve essere effettuata in misura onnicomprensiva e proporzionale all’importo e alla durata dell’affidamento richiesto dal cliente, con specifica evidenziazione e rendicontazione con cadenza massima annuale, assieme all’indicazione dell’effettivo utilizzo avvenuto nello stesso periodo.
La norma fa salva, comunque, la facoltà di recesso del cliente in ogni momento. Gli interessi, le commissioni e le provvigioni derivanti dalle clausole contrattuali che prevedono una remunerazione, in favore della banca, che dipende dall’effettiva durata dell’utilizzo dei fondi sono comunque rilevanti, a partire dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge anticrisi, ai fini dell’applicazione delle norme in materia di interessi usurari (articolo 1815 del Codice civile), delle norme che configurano la fattispecie penale di usura (articolo 644 del Codice penale), delle norme amministrative e penali con disposizioni in materia di usura (articoli 2 e 3 della legge 108/1996). Demandata al ministro dell’Economia e delle Finanze, sentita la Banca d’Italia, l’emanazione di disposizioni transitorie in relazione all’applicazione dell’articolo 2 della legge 108/1996.
Il limite previsto dal terzo comma dell’articolo 644 del codice penale, oltre il quale gli interessi sono considerati usurari, resta regolato dalla disciplina vigente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge anticrisi, fino a che la rilevazione del tasso effettivo globale medio non verrà effettuata tenendo conto delle nuove disposizioni.
Obbligo di adeguamento dei contratti in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto anticrisi, entro 150 giorni dalla medesima data. L’obbligo di adeguamento costituisce giustificato motivo per la modifica unilaterale, prevista per i contratti di durata, di tassi, prezzi e altre condizioni contrattuali, ove essa sia stata pattuita.
Entro la fine del mese di giugno, in sostanza, i conti correnti esistenti saranno adeguati alle nuove norme. Ma questo non significa che le banche rinunceranno a una fonte di ricavo legata allo scoperto. Come? Attraverso l’introduzione di nuove voci di spesa: dalla commissione per scoperto di conto al recupero spese per ogni sospeso, dalla commissione per istruttoria urgente all’onere per passaggio a debito nel trimestre.
E dunque, ecco che la commissione di massimo scoperto è tornata come volevasi dimostrare. Dalla finestra, in silenzio, dopo essere uscita dalla porta principale.
Debora Rosciani ne parla a Salvadanaio con Anna Vizzari dell’Ufficio Studi Economico- Giuridici di Altroconsumo e Ivan Niglio, responsabile area prodotti del gruppo Montepaschi.







