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	<title>recuperare ... credito &#187; riflessioni</title>
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	<description>non serve regalare pesce, bisogna insegnare a pescare ...</description>
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		<title>recuperare ... credito &#187; riflessioni</title>
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		<title>Deflazione pilotata e banchieri piloti&#8230;</title>
		<link>http://gestcredit.wordpress.com/2009/09/14/deflazione-pilotata-e-banchieri-piloti/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 08:32:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il tecnico bancario</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Deflazione pilotata e banchieri piloti. O, meglio: chi pilota chi? E, soprattutto, “Cui prodest?” – A chi gioverà la deflazione ?
Raccolgo alcune notizie recenti :
a)  “l’inflazione europea è negativa da tre mesi” (si chiama “deflazione” ma i giornalisti forse non lo sanno…);
b)  “i BOT emessi pochi giorni fa danno agli acquirenti un rendimento netto… negativo!” [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=43920&subd=gestcredit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Deflazione pilotata e banchieri piloti. O, meglio: chi pilota chi? E, soprattutto, “Cui prodest?” – A chi gioverà la deflazione ?</p>
<p>Raccolgo alcune notizie recenti :</p>
<p style="padding-left:30px;">a)  “l’inflazione europea è negativa da tre mesi” (si chiama “deflazione” ma i giornalisti forse non lo sanno…);</p>
<p style="padding-left:30px;">b)  “i BOT emessi pochi giorni fa danno agli acquirenti un rendimento netto… negativo!” (pur di trovare una cassaforte per la preziosissima liquidità ormai in serio pericolo, lo affidano persino a uno Stato con un rapporto debito/Pil del 113% e in rapido aumento! Brutti scherzi della italica disperazione….);</p>
<p style="padding-left:30px;">c)  “l’oro s’è impennato superando quota 1000 $/oncia” (la “barbara reliquia”, in mancanza di affidabili reliquie di santi, rimane l’ultima speranza difronte alla conclamata inconsistenza delle banconote e dei titoli di stato). Ma c’è di più: cinesi e arabi non si fidano più di lasciare i loro lingotti nei forzieri della City londinese o della FED a New York, e allora lo stanno ritirando per portarselo fisicamente in casa (‘ssa mai!  OK, ma cosa temono…?!)</p>
<p style="padding-left:30px;">d) “vari governi hanno dichiarato di avere ottenuto incredibili plusvalenze dalle loro partecipazioni nelle banche tecnicamente fallite 6-9 mesi fa, ma salvate da questi lungimiranti governanti” (lungimiranza…?!?)</p>
<p style="padding-left:30px;">e) “le banche – persino quelle salvate mesi fa – stanno macinando guadagni consistenti dalle… attività di trading” (però – complimenti: che bravi…!  O no…?!)</p>
<p style="padding-left:30px;">f) I CDS sono tornati a livelli di assoluta tranquillità.  <em>Of course</em>… dopo aver causato il fallimento triplice (con altrettanti salvataggi…) del colosso assicurativo AIG, i rialzi delle Borse non possono non aver inciso positivamente sulla percezione del rischio di insolvenza di numerosi corporate bonds, e quindi sul valore dei CDS</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-43920"></span></p>
<p>Difronte alla prima “Crisi Globale al Cubo” della Storia, innescata da una massa immane e complessa di titoli derivati (CDO, CDS e altro) che ammonta oggigiorno a ben oltre il 1000% (10 volte…) il Pil mondiale (negli anni ’90 arrivava appena al 70%), i governi hanno tentato l’unica terapia di un globale “effetto placebo” (con dosi massicce di morfina…) attraverso l’immissione nel sistema di una epocale massa di liquidità.</p>
<p>Mai nella Storia così tante nazioni hanno concordemente drogato le economie come risulta dal grafico del <strong>rapporto tra M1 e Pil (“k marshalliano”)</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><img class="aligncenter" src="http://www.soldionline.it/pictures/20090914/kmarshalliano.jpeg" alt="" width="564" height="792" /><br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.complexlab.com/Members/nicolaantonucci/immagini/k_marshalliano_new.jpg/image_view_fullscreen"><br />
</a></p>
<p>Si sono tutti indebitati per riempire le banche di liquidità per… “finanziare imprese e famiglie” diranno tanti. No! Le banche hanno stretto i loro rubinetti già stretti, e la liquidità se la tengono per sé non svolgendo la loro attività primaria: concedere crediti – del resto, crediti a chi? A imprese o famiglie che tra poco saranno più in crisi che mai per mancanza di consumi, di produzione e di lavoro con ulteriore carenza di consumi, produzione e lavoro…</p>
<p>Le banche tengono per sé la liquidità poiché:</p>
<p style="padding-left:30px;">a)  si attendono una deflazione che, in realtà, è pianificata e pilotata da anni;</p>
<p style="padding-left:30px;">b) chi ha “liquidità liquidabile” sarà Re della Deflazione: acquisirà a metà prezzo imprese, immobili, banche, compagnie assicuratrici, governi… (Gheddafi <em>docet</em>…)</p>
<p style="padding-left:30px;">c) soprattutto, devono in parte usarla per gli scopi dei governi che gliel’hanno concessa: “fare trading” che in realtà significa pompare le quotazioni delle borse in modo da illudere il mondo che la crisi è passata (“effetto placebo”…), convincere i cittadini a consumare di più, istigare i risparmiatori a investire (<em>long</em>) su titoli e indici che sono saliti del 70, 100, 200% in pochi mesi (gli stessi che hanno però perso dal 50 al 90% in un anno e mezzo, portandosi oggi mediamente al 40-50% dei valori del 2007!);</p>
<p style="padding-left:30px;">d)  devono inoltre mostrare forti plusvalenze (sia le banche, sia i governi con titoli comprati al minimo storico) in una colossale “catena di sant’Antonio” che… non sta funzionando, poiché la gente, le imprese, l’economia reale non ci crede, meglio non ha i mezzi per crederci, dati i livelli di disoccupazione già raggiunti e prossimamente in ulteriore salita (vedi il grafico storico americano, dal 1940 a oggi, e capirai in che situazione è il mondo intero…)</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.soldionline.it/pictures/20090914/usunemployment1940_2010_new.png" alt="" width="600" height="360" /></p>
<p><em>So what?</em> Dirà qualcuno… Cosa fare in pratica?</p>
<p>Il presupposto mio – opinione opinabile… – è:</p>
<p style="padding-left:30px;">1) le Borse stanno mostrando segni di continui salvataggi (<em>nun gliela fanno più…!</em>) da parte di “mani forti” (vedasi il Dow Jones salvato svariate volte recentemente proprio nell’ultima mezz’ora per riportarlo oltre certi livelli tecnici e/o fisici);</p>
<p style="padding-left:30px;">2) la liquidità destinata a drogare le Borse sta finendo (non è infinita…) così come gli introiti fiscali dei Governi che pilotano, attraverso i “banchieri piloti”, questo incredibile rialzo a tutto vantaggio loro. Intanto negli USA sono arrivati a 84 banche fallite nel 2009 (25 nel 2009…).</p>
<p style="padding-left:30px;">3) si stanno formando eserciti poderosi di lobby di potere che possono e vogliono sfruttare questa debolezza per diventare i nuovi egemoni del mondo (come i Rothschild con il crollo napoleonico e i Rockefeller con il crack del ’29…), pronti quindi a spingere tutto giù – verso una globale deflazione. A partire da un possibile prossimo “C-Day” (Crack-Day)…</p>
<p style="padding-left:30px;">4) l’instabilità giocherà a favore di chi ha poderose liquidità per comprarsi mezzo mondo a seguito di una deflazione pilotata e innescata da un crollo delle borse e, forse persino, da un taglio dei debiti pubblici (tanto, sono tutti indebitati e nessuno quindi potrà innescare una classica inflazione che tradizionalmente frega i propri creditori – ripeto: sono tutti debitori legati tra loro, con l’eccezione di Cina e India con i quali Ms. Clinton e Mr. Obama stanno già regolando i conti mostrando i muscoli…).</p>
<p>In pratica, proteggere la liquidità è l’unica strategia (casseforti, diversificazione su conti correnti e fondi liquidità, senza illudersi di salvaguardarla con oro o diamanti), e per i più audaci (e pazienti…) prendere posizioni short su titoli e indici attraverso opportuni ETF.</p>
<p>Rimane la scommessa su chi saranno i prossimi egemoni del mondo…</p>
<p>Io non lo so (anche se qualche sospetto….).</p>
<p>Ad maiora (o, con la deflazione in vista, Ad minora…)!</p>
<p>di Nicola Antonucci per <a href="http://www.soldionline.it/" target="_blank">SoldiOnline</a></p>
<h6><span style="color:#ffffff;">.</span></h6>
<p>Nato a Chicago, 1959, Nicola Antonucci è consulente finanziario indipendente, ingegnere elettronico esperto di complessità, con ventennale esperienza in multinazionali dell’informatica e di internet. Fonda a Torino, nel 1985, la Financial Computing Sas, e nel 1989 la Antonucci Financial Broker. Si forma scientificamente con la Teoria della Complessità, la Teoria dei Giochi e le Scienze Cognitive. Svolge attività di advisor per opportunità di private equity, e di Consulenza Finanziaria Indipendente sui temi della Finanza Immobiliare, della Crisi d’Impresa e Temporary Management e dei prossimi Scenari Complessi. E&#8217; iscritto all’Albo Unico Nazionale dei Promotori Finanziari.</p>
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		<title>Ciao Ciccio &#8230;</title>
		<link>http://gestcredit.wordpress.com/2009/08/26/ciao-ciccio/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 14:09:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cocco bill</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Ego coniugo vos in matrimonium, in nomine Patris et filii et Spiritus Sancti&#8221;
Era così che mi sposavi a tua sorella.  O meglio, era così che la sposavo in ogni settembre, quando settembre aveva  ancora  il sapore di vacanze e vendemmia.
Un asciugamano al posto della pianeta ed una sciarpa come stola.  Non nascondevano la prima offesa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=43750&subd=gestcredit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>&#8220;Ego coniugo vos in matrimonium, in nomine Patris et filii et Spiritus Sancti&#8221;</p>
<p>Era così che mi sposavi a tua sorella.  O meglio, era così che la sposavo in ogni settembre, quando settembre aveva  ancora  il sapore di vacanze e vendemmia.</p>
<p>Un asciugamano al posto della pianeta ed una sciarpa come stola.  Non nascondevano la prima offesa che ti era stata inflitta: ma allora, per gioire, bastavano due biscotti Maria farciti di Nutella ed una coppa di gazzosa, che fingevamo fosse champagne.</p>
<p>Ciao Ciccio. Torneremo ancora a tirar calci ad una palla in quel balcone che a noi, così piccoli, sembrava San Siro.</p>
Posted in riflessioni  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gestcredit.wordpress.com/43750/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gestcredit.wordpress.com/43750/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gestcredit.wordpress.com/43750/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gestcredit.wordpress.com/43750/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gestcredit.wordpress.com/43750/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gestcredit.wordpress.com/43750/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gestcredit.wordpress.com/43750/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gestcredit.wordpress.com/43750/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gestcredit.wordpress.com/43750/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gestcredit.wordpress.com/43750/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=43750&subd=gestcredit&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Petrolio e 11 settembre</title>
		<link>http://gestcredit.wordpress.com/2009/08/13/petrolio-e-11-settembre/</link>
		<comments>http://gestcredit.wordpress.com/2009/08/13/petrolio-e-11-settembre/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 06:14:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;attacco terroristico                                  dell&#8217;11 settembre 2001, la successiva guerra in              [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=43596&subd=gestcredit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>L&#8217;attacco terroristico                                  dell&#8217;11 settembre 2001, la successiva guerra in                                  Afghanistan e la &#8220;Guerra al terrorismo&#8221; hanno                                  cambiato il mondo. Ma Osama Bin Laden non ha                                  niente a che vedere con la guerra in                                  Afghanistan, così come i presunti strumenti di                                  distruzione di massa non hanno niente a che                                  vedere con l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq: le vere                                  ragioni sono il petrolio, il gas e gli oleodotti                                  nell&#8217;area del Mar Caspio. L&#8217;&#8221;operazione 11                                  settembre&#8221; serviva solo a dare nuovo impulso                                  alle conquiste statunitensi per assicurarsi il                                  controllo del petrolio e del gas stranieri.</p>
<p><strong>Sintesi</strong></p>
<p>L&#8217;articolo esamina i                                  retroscena della guerra statunitense in                                  Afghanistan, del petrolio, del gas e degli                                  oleodotti nell&#8217;area del Mar Caspio. Per                                  trasportare petrolio e gas dalla sponda                                  orientale del Mar Caspio sono stati progettati                                  degli oleodotti che attraversano l&#8217;Afghanistan.                                  La guerra fu preparata perché un&#8217;azienda                                  americana, la UNOCAL, non riusciva a controllare                                  la rotta afghana; quando i militari furono                                  pronti a colpire, i terroristi dell&#8217;11 settembre                                  offrirono a Bush il pretesto per iniziare                                  l&#8217;invasione e ottenere il sostegno del                                  Congresso, dei cittadini americani e del resto                                  del mondo.</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-43596"></span></p>
<h2><strong>Indice</strong></h2>
<h2><strong>Introduzione</strong></h2>
<h2><strong> Cronologia 1989 – 2000</strong></h2>
<h2><strong> Idee dei neoconservatori</strong></h2>
<h2><strong> Attori e influenze dei ricchi</strong></h2>
<h2><strong> Preparativi per l&#8217;11 settembre e per                                      l&#8217;invasione dell&#8217;Afghanistan</strong></h2>
<h2><strong> L&#8217;11 settembre</strong></h2>
<h2><strong>Conclusione</strong></h2>
<h4><strong> Introduzione</strong></h4>
<p>I nostri                                  politici hanno modificato la visione che molti                                  avevano del mondo in cui viviamo, e hanno diviso                                  il mondo in buoni e cattivi; naturalmente loro                                  sono sempre i buoni, e quelli che accusano sono                                  sempre i cattivi. Semplice, non è vero?</p>
<p>Se però ci atteniamo ai fatti e scartiamo tutte                                  le informazioni che provengono da fonti non                                  verificabili, la situazione appare del tutto                                  diversa. Questa ricerca non intende urtare la                                  sensibilità dei lettori: se siete soddisfatti                                  della versione &#8220;ufficiale&#8221; degli avvenimenti,                                  fermatevi qui.</p>
<p>Bush affermò che gli attacchi dell&#8217;11 settembre                                  erano alla base della decisione d&#8217;invadere                                  l&#8217;Afghanistan [1]. Questo articolo dimostra                                  invece che la guerra è stata la conseguenza                                  logica del fallito tentativo da parte degli USA                                  di costruire e controllare gli oleodotti che                                  attraversano l&#8217;Afghanistan, e che i preparativi                                  dell&#8217;invasione si svolsero ben prima di quella                                  data fatale. Nel 2000 i neoconservatori                                  dichiararono che avevano bisogno di un evento                                  catastrofico e catalizzatore; questo articolo                                  dimostra che può essere stato l&#8217;11 settembre                                  2001.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>L&#8217;attacco del 1993</strong></p>
<p>Gli attacchi                                  dell&#8217;11 settembre 2001 al World Trade Centre e                                  al Pentagono ci hanno fatto dimenticare quello                                  del 1993 al WTC. Il 20 gennaio di quell&#8217;anno,                                  William (Bill) Clinton si era insediato come                                  nuovo presidente. Un mese più tardi, alle 12:18                                  (ora locale) del 26 febbraio, si verificò &#8220;una                                  immensa esplosione nella zona del parcheggio                                  sotterraneo riservata ai Servizi segreti, in                                  quelli che sono i più alti edifici di New York&#8221;                                  [2].</p>
<p>La BBC riferì le parole di un testimone: &#8220;Fu                                  come se un aereo si fosse schiantato contro                                  l&#8217;edificio&#8221;. Apparentemente l&#8217;esplosione mirava                                  ad abbattere le due torri del World Trade                                  Centre. Il New York Times arrivò alla                                  conclusione che nell&#8217;attentato era coinvolto                                  anche l&#8217;FBI; l&#8217;organismo federale si era                                  infiltrato in un gruppo di terroristi, era                                  venuto a conoscenza delle loro intenzioni e, per                                  motivi ignoti, aveva lasciato che il piano fosse                                  portato a termine [3], provocando la morte di                                  sei persone e il ferimento di un centinaio [2].</p>
<h4><strong> Cronologia                                      1989 – 2000</strong></h4>
<p><em>Nel                                  primo capitolo presenterò una cronologia degli                                  avvenimenti in Afghanistan e di quelli legati                                  agli episodi terroristici che gli Stati Uniti                                  useranno come pretesto ultimo per scatenare la                                  guerra.</em></p>
<p>Subito dopo gli attacchi dell&#8217;11 settembre 2001,                                  i funzionari americani puntarono il dito contro                                  Osama Bin Laden. E poiché costui viveva in                                  Afghanistan, George W. Bush si trovò bella e                                  pronta una giustificazione per aggredire e                                  invadere il paese.</p>
<p>Esaminiamo con più attenzione gli avvenimenti                                  dell&#8217;11 settembre. Come il presidente sovietico                                  Mikhail Gorbachev aveva promesso, il 15 febbraio                                  1989 l&#8217;USSR aveva ritirato i suoi ultimi soldati                                  dall&#8217;Afghanistan, ponendo fine a una guerra                                  decennale, l&#8217;ultima dell&#8217;Unione Sovietica.</p>
<p>Pochi mesi dopo, il 9 novembre 1989, cadeva il                                  muro di Berlino e scompariva così la cortina di                                  ferro. Scoprimmo allora che la gente all&#8217;altro                                  lato della barriera, che i nostri politici                                  avevano sempre dipinto come individui pericolosi                                  e feroci, era esattamente come noi.</p>
<p>Grazie alla Guerra Fredda i nostri leader                                  avevano per oltre 40 anni spaccato il mondo e                                  instillato nelle nostre menti la paura. Si                                  dissolveva finalmente il terrore creato dai                                  nostri stessi governi.</p>
<p><strong>Progetti di                                  oleodotti attraverso l&#8217;Afghanistan</strong></p>
<p>Il 25 dicembre 1991 la bandiera sovietica                                  veniva ammainata per l&#8217;ultima volta sul Cremlino                                  [4], e le ex repubbliche sovietiche divenivano                                  indipendenti: tra queste c&#8217;erano i paesi attorno                                  al Mar Caspio, ricchi di petrolio e gas [MAP:                                  http://worldatlas.com/webimage/countrysaas.htm].</p>
<p>Prima, petrolio e gas venivano distribuiti con                                  oleodotti ai vicini sovietici, oppure esportati                                  in Russia e in Europa. Ora ogni paese doveva                                  vendere le proprie risorse e cercare nuovi                                  mercati, e i compratori saltavano fuori a                                  frotte.</p>
<p>All&#8217;inizio i nuovi leader non avevano esperienza                                  nel mercato mondiale del petrolio: una delle                                  prime mosse del Turkmenistan fu la vendita                                  all&#8217;asta di petrolio per una somma che non                                  superava i 100.000 dollari [5]; si erano fatte                                  vive anche le compagnie statunitensi.</p>
<p>La sfida più impegnativa era quella di portare                                  il petrolio e il gas del Mar Caspio fino ai                                  mercati mondiali. Perché? Perché la regione è                                  isolata: se non vi fidate della Russia, a nord                                  del Mar Caspio, e dell&#8217;Iran, a sud, non vi resta                                  che costruire nuovi oleodotti.                                  [Map:<br />
<a href="http://europe.mapquest.com/maps/map.adp?formtype=address&amp;country=TM&amp;addtohistory=&amp;city="> http://europe.mapquest.com/maps/map.adp?formtype=address&amp;country=TM&amp;addtohistory=&amp;city=</a> ]</p>
<p>Oggigiorno il petrolio viene pompato attraverso                                  vari oleodotti dall&#8217;area occidentale del Mar                                  Caspio fino al Mar Nero e al Mediterraneo, da                                  dove può proseguire il viaggio via mare.</p>
<p>Lo sfruttamento intensivo nell&#8217;area orientale                                  del Mar Caspio è ancora limitato. Per spianare                                  la strada alle ricchezze di questa zona bisogna                                  attraversare l&#8217;Afghanistan, e a tal fine sin                                  dagl&#8217;inizi degli anni &#8216;90 erano state progettate                                  due pipeline (una per il gas e l&#8217;altra per il                                  petrolio).</p>
<p>L&#8217;oleodotto procede a sud verso l&#8217;Oceano                                  Indiano, fino al porto di Gwadar (Pakistan).</p>
<p><img class="aligncenter" title="oleodotto" src="http://www.courtfool.info/images/Pipelines_to_9_11/Trans_Afghanistan_Pipeline.GIF" alt="" width="243" height="186" /></p>
<p>Il                                  gasdotto punta a est verso Multan (al centro del                                  Pakistan), da dove è previsto un prolungamento                                  fino a Bombay (Mumbai, India); qui la Enron, una                                  società statunitense strettamente collegata con                                  i Bush (padre e figlio), ha costruito un                                  impianto di trasformazione [6]. [Map:                                                                   <a href="http://www.worldsecuritynetwork.com/showArticle3.cfm?article_id=12601"> http://www.worldsecuritynetwork.com/showArticle3.cfm?article_id=12601</a> ]</p>
<p>I contratti per le pipeline non sono solo una                                  questione di progetti da vari miliardi di                                  dollari. Di solito l&#8217;appaltatore principale si                                  occupa anche di comprare e vendere il gas e il                                  petrolio che scorrono nelle condotte; con il                                  contratto ottenuto può decidere quanto                                  guadagnerà il paese fornitore e quali somme                                  verranno pagate a quelli di transito, chi                                  otterrà il prodotto, in che quantità, dove, a                                  che prezzo e quale sarà la valuta di pagamento.</p>
<p>In effetti influenza in modo considerevole lo                                  sviluppo economico dei paesi che vendono e                                  acquistano. Con il Turkmenistan ansioso di                                  vendere il suo metano, il Pakistan ansioso di                                  comprarlo e la Enron ansioso di vederlo arrivare                                  in India al più presto, i gasdotti attraverso                                  l&#8217;Afghanistan sono estremamente appetibili.</p>
<p>Nel 2001 il lavoro in Afghanistan non era però                                  ancora cominciato; dopo il ritiro delle truppe                                  sovietiche nel paese regnava ancora il fermento                                  politico.</p>
<p><strong>I Talebani: da alleati a terroristi</strong></p>
<p>Vale la pena di                                  ricordare il fermento politico afghano che                                  bloccava la realizzazione dei contratti. Nel                                  1992 viene deposto il presidente filorusso                                  Mohammad Najibullah, e nel 1993 viene eletto                                  come nuovo presidente Burhanuddin Rabbani,                                  sostenuto dalla minoranza tagica.</p>
<p>Nel 1994 i Pashtun, all&#8217;incirca la metà della                                  popolazione, sfidano Rabbani. E siccome le                                  pipeline debbono attraversare soprattutto i loro                                  territori, i Talebani, il movimento armato dei                                  Pashtun, ricevono l&#8217;appoggio degli USA e del                                  Pakistan.</p>
<p>Nel marzo 1995 due società, l&#8217;argentina BRIDAS e                                  la statunitense UNOCAL, dichiarano entrambe di                                  aver firmato contratti con il venditore                                  (Turkmenistan) e con il compratore (Pakistan)                                  del gas. Fino a quel momento non era stato                                  raggiunto nessun accordo con le autorità                                  afghane.</p>
<p>Nell&#8217;ottobre 1995 il presidente turkmeno Niyazov                                  sottoscrive un accordo ufficiale con UNOCAL, ma                                  nel febbraio 1996 il presidente afghano Rabbani                                  ne firma un altro con BRIDAS per la sezione                                  principale di 1.500 chilometri che attraversava                                  il paese [7].</p>
<p>Le possibilità di UNOCAL sembrano compromesse,                                  ma fortunatamente per lei i Talebani decidono di                                  spodestare Rabbani. Nel settembre 1996                                  conquistano Jalabad, Kandahar, e infine Kabul.                                  Il presidente Rabbani scappa per raggiungere                                  l&#8217;Alleanza del nord.</p>
<p>UNOCAL tira un sospiro di sollievo e si affretta                                  a manifestare il suo appoggio alla presa di                                  potere dei Talebani, affermando che renderà più                                  facile la realizzazione del progetto                                  (successivamente, UNOCAL dichiarerà di essere                                  stata fraintesa).</p>
<p>A questo punto, BRIDAS ha forse perso la                                  partita? No. Nel novembre 1996 la società                                  argentina firma un accordo con i Talebani e con                                  il generale Rashid Dostum per costruire la                                  pipeline. Disgraziatamente, Pakistan e Arabia                                  Saudita sono gli unici paesi a riconoscere a                                  livello internazionale il governo talebano.</p>
<p>Nell&#8217;aprile 1997 i lavori di costruzione della                                  pipeline non sono ancora cominciati e i Talebani                                  annunciano che assegneranno il contratto a chi                                  comincerà per primo. UNOCAL afferma però che                                  bisogna prima raggiungere una situazione di pace                                  nel paese.</p>
<p>Nel luglio 1997 Turkmenistan e Pakistan                                  accettano un&#8217;ulteriore proroga e firmano un                                  nuovo contratto con UNOCAL, dichiarando che                                  dovrà cominciare i lavori entro 18 mesi.</p>
<p>Nel dicembre 1997 UNOCAL cerca di farsi amici i                                  Talebani, e invita una loro delegazione nel                                  quartier generale di Sugarland, Texas, dove                                  ricevono un trattamento VIP e soggiornano nei                                  migliori alberghi [8].</p>
<p>In Afghanistan, intanto, la guerra civile                                  prosegue. Senza una controparte afghana che goda                                  del riconoscimento ufficiale a livello                                  internazionale, il progetto della pipeline                                  sembra bloccato [9].</p>
<p><strong>I bombardamenti USA in Afghanistan dopo gli                                  attentati alle ambasciate americane in Africa</strong></p>
<p>Il 4 febbraio e il 30 maggio 1998 il nord-est                                  dell&#8217;Afghanistan viene colpito da due terremoti                                  estremamente distruttivi, che attirarono sul                                  paese l&#8217;attenzione internazionale; numerose                                  unità di soccorso entrano nell&#8217;area sinistrata                                  per portare aiuto. Secondo le accuse                                  statunitensi, proprio in quei giorni e nella                                  stessa zona un certo Osama Bin Laden sta                                  progettando gli attentati contro due ambasciate                                  americane in Africa, quella di Nairobi (Kenya) e                                  quella di Dar es Salaam (Tanzania).</p>
<p>Gli attacchi hanno luogo il 7 agosto 1998,                                  apparentemente senza una ragione precisa, e                                  polarizzano l&#8217;attenzione della stampa: muoiono                                  258 persone e altre 5.000 vengono ferite [10].</p>
<p>L&#8217;unico a trarne vantaggio è il presidente                                  Clinton. Negli USA la vicenda di Monica Lewinsky                                  ha raggiunto il culmine; stampa e pubblico sono                                  eccitati e furiosi. Clinton ha dichiarato sotto                                  giuramento di non aver avuto rapporti sessuali                                  con la ragazza, ma sono venute alla luce prove                                  del contrario. Il presidente è a un passo                                  dall&#8217;essere incriminato per spergiuro.</p>
<p>Gli attentati alle ambasciate orientano                                  l&#8217;attenzione dei lettori sul dramma in Africa.                                  Per finire, il 17 agosto, Clinton evita l&#8217;accusa                                  di spergiuro facendo passare il principio che il                                  sesso orale non è un vero e proprio rapporto                                  sessuale [11].</p>
<p>Qualche giorno più tardi, il 21 agosto 1998,                                  l&#8217;esercito statunitense bombarda Kandahar e                                  altri obiettivi in Afghanistan. Solo più tardi                                  Clinton dichiarerà ai giornalisti che l&#8217;azione                                  era diretta contro Osama Bin Laden, sospettato                                  di essere la mente degli attentati alle                                  ambasciate statunitensi in Africa [12].</p>
<p>A differenza di quel che farà George W. Bush nel                                  2001, Clinton non invade l&#8217;Afghanistan.                                  L&#8217;operazione darebbe a UNOCAL la speranza di                                  poter superare lo stallo nel paese, ma con la                                  vicenda Lewinsky ancora fresca Clinton non gode                                  di sufficiente credibilità per scatenare la                                  guerra.</p>
<p>Il 28 agosto 1998 la risoluzione 1193 del                                  Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite                                  condanna i Talebani per la situazione in                                  Afghanistan. [13]</p>
<p>Il 5 novembre 1998 un Grand Jury americano                                  incrimina Osama Bin Laden (non per il                                  bombardamento delle ambasciate in Africa ma,                                  essenzialmente, perché considera gli USA un                                  paese nemico) [14] e [15].</p>
<p><strong>Il ritiro di UNOCAL</strong></p>
<p>Nel dicembre 1998 UNOCAL si ritira dal consorzio                                  per la costruzione della pipeline e, almeno agli                                  occhi del mondo, il progetto sembra bloccato                                  [8].</p>
<p>Tuttavia, nel gennaio 1999 il ministro degli                                  Esteri del Turkmenistan dichiara, nel corso                                  della sua visita in Pakistan, che il progetto è                                  ancora valido, e il mese successivo BRIDAS                                  intavola discussioni con i responsabili in                                  Turkmenistan, Pakistan e Russia.</p>
<p>A marzo Sheikh Muradov, ministro degli Esteri                                  del Turkmenistan, incontra a Kandahar il leader                                  talebano Mullah Omar per parlare della pipeline.                                  Ad aprile Pakistan, Turkmenistan e i Talebani                                  sottoscrivono un accordo per dare nuovo impulso                                  al progetto. A maggio una delegazione talebana                                  firma un contratto col Turkmenistan per                                  acquistare gas ed elettricità [8].</p>
<p><strong> Allarme terrorismo</strong></p>
<p>Il 25 giugno 1999 il Dipartimento di Stato                                  americano annuncia: &#8220;Alcune nostre ambasciate                                  sono sorvegliate da individui sospetti. Abbiamo                                  quindi deciso di chiudere a titolo precauzionale                                  le nostre sedi in Gambia, Togo, Madagascar,                                  Liberia, Namibia e Senegal dal 24 al 27 giugno&#8221;                                  [16].</p>
<p>Il portavoce sembrava non avere la minima idea                                  di dove fossero questi paesi, visto lo strano                                  ordine in cui li aveva elencati. D&#8217;altronde gli                                  unici paesi africani in cui nel corso dell&#8217;anno                                  vennero registrati disordini (tipo presa                                  d&#8217;ostaggi o aggressioni) furono Sierra Leone,                                  Nigeria, Burundi e Etiopia: nessuno era stato                                  inserito nella lista [17].</p>
<p>Il 4 luglio 1999 il presidente Clinton emana un                                  ordine che proibisce le transazioni commerciali                                  con i Talebani [18].</p>
<p><strong>Si torna ai bilanci da Guerra fredda</strong></p>
<p>Il 23 settembre 1999 George W. Bush, candidato                                  alla presidenza, espone il suo punto di vista                                  sull&#8217;esercito statunitense, e lamenta che dalla                                  fine della Guerra fredda il bilancio della                                  difesa si sia ridotto del 40%, mettendo                                  l&#8217;esercito in una situazione mai conosciuta dai                                  tempi di Pearl Harbor.</p>
<p>&#8220;Come presidente, ordinerò un immediato riesame                                  della nostra presenza oltremare, in decine di                                  paesi&#8230; Il mio secondo obiettivo è creare le                                  difese del paese nelle nuove pericolose                                  frontiere della tecnologia e del terrore&#8221;.</p>
<p>E per quanto riguarda la guerra: &#8220;Dobbiamo                                  essere in grado di colpire dall&#8217;aria in tutto il                                  mondo con assoluta precisione, con aerei a largo                                  raggio e forse anche senza equipaggio&#8221; [19].</p>
<p>Il 15 ottobre 1999 la posizione dei Talebani si                                  aggrava: la risoluzione 1267 delle Nazioni Unite                                  minaccia l&#8217;interdizione dei voli e il                                  congelamento dei fondi se Osama Bin Laden non                                  viene consegnato entro il 14 novembre 1999 [20]                                  e [2].</p>
<p>L&#8217;11 novembre 1999, nel corso di una conferenza                                  stampa, il ministro degli Esteri talebano                                  afferma che Osama Bin Laden e i Talebani non                                  sono in condizione di organizzare attentati come                                  quelli condotti contro le ambasciate in Africa,                                  e condanna le azioni terroristiche.</p>
<p>Il 2000 è l&#8217;anno delle elezioni presidenziali                                  americane, e bisogna quindi lasciare in sospeso                                  ogni decisione delicata.</p>
<p>Il 2 aprile 2000 Richard Clarke, che alcuni mesi                                  prima degli attacchi contro le ambasciate (il 22                                  maggio) era stato nominato coordinatore per il                                  controterrorismo, predice: &#8220;Ci colpiranno nei                                  nostri punti deboli, nel nostro tallone                                  d&#8217;Achille, e quindi soprattutto qui negli Stati                                  Uniti&#8221; [21].</p>
<p><strong>Una curiosa lista No-Fly</strong></p>
<p>Il 21 aprile 2000 accade qualcosa di notevole.                                  Come misura antiterroristica, il Congresso                                  annuncia la creazione di una lista unificata di                                  sorveglianza del terrorismo, la TID (Terrorist                                  Identities Database), per riunire in un&#8217;unica                                  base tutti i dati internazionali sui terroristi                                  a disposizione del governo USA, in particolare                                  quelli della TIPOFF no-fly list. La lista viene                                  usata negli aeroporti per evitare che persone                                  sospette possano imbarcarsi e arrivare in                                  territorio americano [22].</p>
<p>Lo stesso giorno in cui il Congresso annuncia la                                  lista unificata TID, però, la FAA crea una lista                                  no-fly indipendente per i voli interni, nella                                  quale inserisce solo sei nomi. Due settimane                                  prima dei fatti dell&#8217;11 settembre ne inserisce                                  altri sei; dunque dodici in totale.</p>
<p>Grazie all&#8217;esistenza di questa lista                                  indipendente, i terroristi dell&#8217;11 settembre,                                  che usavano voli interni e non erano tra i 12                                  sospetti, potranno salire a bordo degli aerei                                  senza nessun problema. Il 23 agosto 2001 alla                                  lista ufficiale TID (che include a questo punto                                  oltre 60.000 sospetti) vengono aggiunti due                                  nuovi nomi, indicati poi come quelli di due dei                                  terroristi, che vengono però scartati dalla                                  lista per i voli interni [23].</p>
<p>§ 								                                 <strong> Idee dei                                  neoconservatori</strong></p>
<p><em>Il secondo capitolo comincia nel settembre                                  2000, quando i neoconservatori espongono il                                  proprio punto di vista. Con l&#8217;elezione di                                   George W. Bush le loro idee prendono piede                                  nell&#8217;amministrazione alla Casa Bianca. Prima                                  ancora che il nuovo presidente s&#8217;insedi, sono                                  già in calendario due aggressioni                                  imperialistiche: Iraq e Afghanistan, e                                  quest&#8217;ultimo paese avrà la precedenza.</em></p>
<p>Nel                                  settembre 2000 il gruppo di riflessione                                  neoconservatore Project for a New American                                  Century (PNAC) aveva reso pubbliche le sue idee                                  imperialistiche sul futuro degli USA [24] con un                                  documento nel quale avvertiva che il cammino per                                  trasformare gli USA nella &#8220;potenza dominante di                                  domani&#8221; sarebbe stato lungo se non fosse                                  sopravvenuto &#8220;un avvenimento catastrofico e                                  catalizzatore, una nuova Pearl Harbor&#8221; [25].</p>
<p>Dopo l&#8217;11 settembre Bush spiegherà a quelli che                                  non avevano ancora capito quali benefici aveva                                  offerto al loro paese l&#8217;attacco a Pearl Harbor                                  nel 1941: &#8220;I quattro anni successivi                                  trasformarono il modo americano di fare guerra&#8221;                                  e, &#8220;cosa ancora più importante, un presidente                                  statunitense e i suoi successori modellarono il                                  mondo del dopoguerra&#8221;. E per far ben capire alla                                  gente che l&#8217;11 settembre era proprio una nuova                                  Pearl Harbor, aggiungerà: &#8220;l&#8217;11 settembre 2001 –                                  tre mesi e molto tempo fa – è stata tracciata                                  una nuova linea nelle nostre vite e in quella                                  del nostro paese&#8221; [27].</p>
<p>Vari membri del PNAC diventeranno membri                                  dell&#8217;amministrazione Bush; tra gli altri Dick                                  Cheney, Donald Rumsfeld, Paul Wolfowitz, I.                                  Lewis &#8220;Scooter&#8221; Libby, e Richard Perle [26].</p>
<p>Il 12 ottobre 2000, tre settimane prima delle                                  elezioni presidenziali, i cittadini americani                                  dovettero nuovamente ricordare la minaccia                                  terrorista nel mondo: nel porto yemenita di                                  Aden, il cacciatorpediniere della marina                                  statunitense USS Cole viene colpito e                                  danneggiato da un gommone pieno di esplosivo.                                  Dettaglio divulgato: il battello sembrava                                  avvicinarsi per aiutare il cacciatorpediniere ad                                  attraccare [28]. Messaggio veicolato: dobbiamo                                  diffidare di tutti.</p>
<p>Il 7 novembre 2000 si svolsero le elezioni per                                  scegliere il nuovo presidente: George W. Bush o                                  Al Gore. Dopo lo spoglio dei voti le percentuali                                  dei due candidati erano molto vicine, e il voto                                  della Florida divenne l&#8217;ago della bilancia. Ma                                  lo spoglio fu e rimane poco trasparente.</p>
<p>I sostenitori di Al Gore continuarono a                                  combattere in vari tribunali fino al 13                                  dicembre. Saltò fuori che in Florida 180.000                                  voti non erano stati conteggiati, permettendo a                                  Bush di vincere per meno di 600 voti di scarto.                                  Un riconteggio parziale dette una stima di gran                                  lunga inferiore, ma non fu possibile procedere a                                  una verifica completa entro la data limite                                  fissata dalla Corte Suprema. Ecco come Bush                                  vinse le elezioni [29].</p>
<p><strong>Dittatore</strong></p>
<p>Qualche giorno più tardi, il 18 dicembre, Bush,                                  parlando nel Campidoglio, scherzò sul suo                                  rapporto con alcuni leader del Congresso. &#8220;Se                                  fossimo in una dittatura sarebbe un sacco più                                  facile&#8230; almeno fino a quando fossi io il                                  dittatore&#8221; [30].</p>
<p>Solo un lapsus? Non proprio. Nel luglio 1998,                                  quand&#8217;era governatore del Texas, aveva detto                                  qualcosa di molto simile: &#8220;Una dittatura                                  renderebbe tutto molto più facile&#8221; [31]. E il 26                                  luglio 2001, parlando ancora una volta delle sue                                  battaglie col Congresso, ripeterà: &#8220;una                                  dittatura sarebbe molto più facile&#8221; [32].</p>
<p>In effetti, per gli ambiziosi piani dei                                  neoconservatori il Congresso statunitense era un                                  grosso ostacolo da eliminare. Dopo la Guerra                                  Fredda il bilancio militare si era ridotto di un                                  buon 40%, e per le guerre che avevano in mente                                  c&#8217;era bisogno di molti più soldi.</p>
<p>Come ottenere gli stanziamenti di bilancio che                                  volevano? Se gli USA fossero stati attaccati non                                  ci sarebbe più stati problemi; avrebbero                                  ricevuto tutti gli stanziamenti, l&#8217;appoggio                                  politico e il sostegno pubblico che potevano                                  desiderare. Ma, come è scritto nei loro                                  documenti, senza una nuova Pearl Harbor le cose                                  minacciavano di andare troppo per le lunghe                                  [25].</p>
<p>Quando Bush cominciò la sua presidenza, molti                                  neoconservatori consideravano l&#8217;Iraq come il                                  primo obiettivo da colpire, e nei loro documenti                                  del settembre 2000 avevano definito il paese &#8220;un                                  potenziale rivale&#8221; degli USA [24].</p>
<p><strong>Iraq: primo obiettivo da colpire?</strong></p>
<p>Le riserve di petrolio irachene sono le seconde                                  al mondo per importanza. Il paese era stremato:                                  dal 1980 al 1988 aveva cercato di conquistare                                  l&#8217;Iran, nel 1990 aveva invaso il Kuwait, nel                                  1991 era stato sconfitto dall&#8217;operazione Desert                                  Storm, il successivo embargo delle Nazioni Unite                                  aveva portato l&#8217;economia del paese a un punto                                  morto e aveva spinto la popolazione sull&#8217;orlo                                  della fame.</p>
<p>Dal 1996 il programma dell&#8217;ONU Oil For Food                                  aveva dato una boccata d&#8217;ossigeno al popolo                                  iracheno. Il paese era stato disarmato, e dopo                                  accurate ricerche di armi era chiaro che non                                  costituiva una minaccia per nessuno. Beh,                                  insomma, almeno non sul piano militare. Nel 2000                                  Saddam aveva trovato un trucco per colpire il                                  principale pilastro dell&#8217;egemonia statunitense:                                  aveva cominciato a vendere il suo petrolio in                                  euro e non più in dollari [cfr.: Dollar                                  Hegemony,                                  http://www.raisethehammer.org/index.asp?id=252 ]</p>
<p><strong>L&#8217;Afghanistan di nuovo sull&#8217;agenda</strong></p>
<p>Nemmeno una settimana dopo che George W. Bush                                  era stato dichiarato vincitore delle elezioni,                                  l&#8217;Afghanistan tornava però in primo piano                                  nell&#8217;agenda internazionale. La risoluzione 1333                                  del 19 dicembre 2000 imponeva le sanzioni                                  (divieto di volo e congelamento dei fondi)                                  minacciate dalle Nazioni Unite più di un anno                                  prima nel caso in cui i Talebani non avessero                                  consegnato Osama Bin Laden entro il 14 novembre                                  1999 [33].</p>
<p><strong>L&#8217;Afghanistan nel contesto del Mar Caspio</strong></p>
<p>Dal punto di vista geopolitico, l&#8217;Afghanistan                                  era diventato l&#8217;obiettivo più importante. Dal                                  1996 gli USA avevano subito numerose disfatte                                  nel tentativo di controllare gas e petrolio                                  nell&#8217;area orientale del Mar Caspio, e la loro                                  influenza si stava riducendo. La mancanza di                                  controllo sull&#8217;Afghanistan stava creando enormi                                  complicazioni.</p>
<p>Come abbiamo già detto, i problemi erano                                  cominciati nel febbraio 1996, quando il                                  presidente afghano Rabbani aveva concluso un                                  contratto con BRIDAS, concorrente di UNOCAL, per                                  la costruzione del gasdotto che doveva                                  attraversare l&#8217;Afghanistan e congiungere il                                  Turkmenistan col Pakistan [8]. Nel marzo 1996                                  gli USA avevano tentato di bloccare il                                  contratto, esercitando pressioni sul Pakistan                                  affinché concedesse a UNOCAL i diritti                                  esclusivi. Ne era nato un incidente diplomatico                                  col governo locale [8].</p>
<p>Lo stesso mese il Pakistan aveva ufficialmente                                  accettato la proposta dell&#8217;Iran di far                                  transitare sul suo territorio una pipeline                                  diretta verso l&#8217;India, alla quale l&#8217;Iran avrebbe                                  potuto così vendere il suo gas. Il gas doveva                                  arrivare dal gigantesco South Pars Field                                  iraniano nel Golfo Persico attraversando l&#8217;Iran                                  meridionale da ovest a est grazie a un gasdotto                                  ancora da costruire [34].</p>
<p>Nel febbraio 1996 il Turkmenistan aveva intanto                                  mostrato di non voler dipendere esclusivamente                                  dalla prevista pipeline afghana, sempre più in                                  ritardo, e aveva firmato un contratto con la                                  Turchia per la fornitura di gas grazie a una                                  pipeline da far passare lungo la frontiera                                  settentrionale iraniana. Se necessario, la                                  Turchia avrebbe potuto assorbire tutta la                                  produzione del Turkmenistan [34].</p>
<p><strong>Iranian-Libyan Sanctions act</strong></p>
<p>Con la realizzazione delle due pipeline                                  iraniane, quelle afghane sarebbero diventate                                  praticamente inutili. Per prevenirne la                                  realizzazione, il Congresso USA approvò                                  l&#8217;Iranian-Libyan Sanctions act [35], che                                  minacciava chiunque avesse avuto intenzione di                                  aiutare l&#8217;Iran a costruirle e vietava                                  transazioni con il paese per somme superiori ai                                  4 milioni di dollari. Era il 18 giugno 1996.                                  Ciononostante, il 30 agosto dello stesso anni la                                  Turchia firmò un contratto ventennale per                                  comprare gas iraniano [34] e [36].</p>
<p>Per la sua prova di solidarietà islamica, il                                  presidente turco verrà punito con un colpo di                                  mano militare che lo obbligherà alle dimissioni.                                  Era il 18 giugno 1997 [37].</p>
<p>Dopo l&#8217;entrata in vigore dell&#8217;Iranian-Libyan                                  Sanctions act, un&#8217;altra azienda americana, la                                  Enron, aveva cominciato a espandere le sue                                  attività nella regione: aveva ottenuto contratti                                  con l&#8217;Uzbekistan per sfruttare 11 giacimenti di                                  gas, grazie anche all&#8217;intervento nell&#8217;aprile                                  1997 dello stesso George W. Bush [38]. Per                                  esportare parte del gas uzbeco fino ai suoi                                  impianti in India, Enron contava su una pipeline                                  controllata dagli USA che attraversava                                  l&#8217;Afghanistan [39].</p>
<p>Brandendo la minaccia di gravi sanzioni, gli USA                                  riuscirono a bloccare il completamento della                                  pipeline tra Iran e Turchia, e le consegne di                                  gas dal primo paese al secondo vennero così                                  ritardate di vari anni. Nell&#8217;agosto 2000 Iran e                                  Turchia concordarono la data d&#8217;inizio delle                                  consegne di gas: il 30 luglio 2001, cioè pochi                                  giorni prima della scadenza dell&#8217;Iranian-Libyan                                  Sanctions act [40].</p>
<p>Nonostante l&#8217;Iranian-Libyan Sanctions act, sul                                  lato orientale dell&#8217;Iran era cominciata la                                  costruzione della pipeline del nord. A fine 1997                                  Turkmenistan e Iran, grazie ai fondi di                                  quest&#8217;ultimo, poterono così inaugurare un                                  collegamento internazionale di 200 chilometri                                  [36].</p>
<p><strong>Una deviazione sottomarina per evitare l&#8217;Iran</strong></p>
<p>Per vanificare ogni ulteriore sviluppo della                                  pipeline iraniana verso la Turchia, gli USA                                  tirarono fuori l&#8217;idea di una rotta alternativa                                  che, partendo dal Turkmenistan, doveva                                  attraversare il Mar Caspio fino all&#8217;Azerbaigian                                  e proseguire poi verso la Turchia. Lo studio del                                  progetto era stato curato dalla Enron [39].</p>
<p>All&#8217;epoca sembrava che il progetto di una                                  pipeline afghana fosse stato abbandonato. Nel                                  giugno 1998 la Enron abbandonò i progetti di                                  gasdotti uzbeki [41] e a dicembre UNOCAL si                                  ritirò dal consorzio per la pipeline afghana                                  [8].</p>
<p>Le minacce USA non impedirono alle grandi                                  aziende, ad esempio Shell e Total, di firmare                                  accordi con l&#8217;Iran per la prospezione di gas e                                  petrolio [42], anche se la Shell abbandonò il                                  progetto di pipeline nell&#8217;Iran settentrionale                                  [43].</p>
<p>La pipeline sottomarina attraverso il Mar Caspio                                  era ora un progetto concreto, ma i cinque paesi                                  interessati (Azerbaigian, Russia, Kazakistan,                                  Turkmenistan, Iran) non si erano ancora messi                                  d&#8217;accordo sul tracciato delle frontiere marine,                                  e quindi sulla proprietà dei campi petroliferi.                                  E fino a quando non lo avessero fatto, in base a                                  un vecchio accordo del 1940 ancora in vigore,                                  Russia e Iran avrebbero dovuto prima dare il                                  loro accordo al progetto. E non lo fecero [44].</p>
<p>Nel 2000 il presidente del Turkmenistan aveva                                  rimproverato gli USA per il ritardo nella                                  realizzazione della pipeline del Mar Caspio, e                                  aveva ripreso le consegne di gas alla Russia                                  [45]. Nel mese di maggio il presidente Putin si                                  era addirittura recato nel Turkmenistan per                                  proporre un accordo pluriennale [9]. Nel                                  frattempo il Kazakistan aveva deciso di pompare                                  alla Russia, attraverso il Mar Nero, il petrolio                                  del giacimento di Tengiz (il sesto al mondo in                                  ordine di grandezza) [46].</p>
<p>§       								                                 <strong>Protagonisti e influenze</strong></p>
<p><strong>L&#8217;insediamento di George W. Bush</strong></p>
<p>Il 20 gennaio 2001 George W. Bush, figlio                                  dell&#8217;ex presidente George H.W. Bush, prestò                                  giuramento come presidente degli USA. La sua                                  famiglia, originaria del Texas, ha stretti                                  legami con le aziende che operano nei settori                                  petrolifero ed energetico, aziende che                                  contribuiranno in modo decisivo alle campagne                                  elettorali dei Bush.</p>
<p>Che le aziende contribuiscano alle campagne                                  elettorali è un fatto normale negli Stati Uniti.                                  L&#8217;importanza del sostegno finanziario alla sua                                  campagna determina il volume di marketing che un                                  candidato potrà permettersi e, in ultima                                  analisi, le sue possibilità di trionfare alle                                  elezioni. Quando il loro candidato vince, le                                  aziende che lo hanno sostenuto con forti somme                                  si aspettano naturalmente qualcosa in cambio:                                  posti all&#8217;interno dell&#8217;amministrazione,                                  possibilità d&#8217;influenzare l&#8217;attribuzione di                                  grossi contratti, oppure leggi ed emendamenti                                  favorevoli [47].</p>
<p><strong>La Enron</strong></p>
<p>La Enron aveva offerto i contributi più                                  consistenti alla campagna elettorale di Bush nel                                  2000 [48], anzi, in effetti, sin dal 1985 aveva                                  largamente contribuito alle campagne del padre e                                  del figlio. Il presidente della Enron, Kenneth                                  Lay, coltivava stretti contatti personali con la                                  famiglia ed era stato ospitato per alcuni giorni                                  alla Casa Bianca [49]. In quegli anni la Enron                                  si era sviluppata, trasformandosi da fornitore                                  regionale di energia a gigantesca                                  multinazionale, la settima in ordine di                                  grandezza negli USA.</p>
<p>Anche se oberata dai debiti per gli enormi                                  investimenti all&#8217;estero, la Enron aveva fatto                                  sempre registrare risultati eccellenti. Come?                                  Nel 1997 la Securities and Exchange Commission                                  aveva esonerato l&#8217;azienda dall&#8217;Investment                                  Company Act del 1940, che proibisce alle aziende                                  statunitensi di lasciare fuori bilancio i debiti                                  legati a progetti all&#8217;estero [47], e al tempo                                  stesso Andy Fastow, vicepresidente finanziario                                  della compagnia, aveva inaugurato la sua                                  &#8220;finanza creativa&#8221; [50].</p>
<p>A partire dal 1993 la Enron aveva investito 2,9                                  miliardi di dollari per costruire una centrale                                  elettrica nei pressi di Bombay, contando su un                                  approvvigionamento a basso costo di gas dal                                  Turkmenistan attraverso il previsto gasdotto che                                  doveva attraversare l&#8217;Afghanistan. Il progetto                                  si era ben presto trasformato in un vero incubo.</p>
<p>La Enron era stata aspramente criticata per la                                  sua maniera sprezzante di condurre gli affari:                                  aveva incontrato una dura opposizione della                                  popolazione locale per aver assunto ufficiali di                                  polizia con il compito di soffocare le proteste,                                  ed era stata denunciata per violazioni dei                                  diritti umani [39].</p>
<p>E per finire, le cessioni della Enron                                  all&#8217;azienda elettrica locale erano fatturate a                                  più del doppio di quelle degli altri fornitori                                  [51]. Se si considera il costo reale sostenuto                                  dall&#8217;azienda elettrica locale, il prezzo                                  praticato risultava superiore anche del 700%                                  [52]. In ogni caso, l&#8217;azienda elettrica locale                                  non era più stata in grado di pagare i conti, e                                  per ritorsione, nel gennaio 2001, la                                  multinazionale americana aveva sospeso                                  l&#8217;erogazione di elettricità a 200 milioni di                                  persone nell&#8217;India settentrionale e imposto un                                  prezzo triplo rispetto al normale [53].                                  (All&#8217;incirca alla stessa epoca la società stava                                  provocando ad arte tagli di erogazione anche in                                  California, per obbligarla ad accettare prezzi                                  più elevati [54]).</p>
<p>Nel 1997 la Enron aveva avviato un progetto per                                  il gas dell&#8217;Uzbekistan; i contatti con                                  l&#8217;ambasciatore del paese erano stati curati da                                  George W. Bush in persona.</p>
<p>Non appena insediatasi l&#8217;amministrazione Bush,                                  Cheney avrebbe ricompensato la società per il                                  sostegno alla campagna elettorale: il presidente                                  Kenneth Lay aveva una lista di richieste che                                  venne quasi interamente inclusa nella proposta                                  per una nuova politica energetica statunitense                                  formulata dal vicepresidente [55]. Nel corso                                  della riunione del 27 giugno 2001 a Washington                                  con il leader dell&#8217;opposizione Sonia Ghandi,                                  Cheney si adoperò inoltre per aiutare la Enron a                                  raccogliere 64 milioni di dollari per la sua                                  centrale di Bombay [56].</p>
<p><strong>Enron – BinLaden</strong></p>
<p>La Enron era anche in contatto con l&#8217;impresa di                                  costruzioni saudita BinLadin, con la quale avviò                                  la costruzione di una centrale nella striscia di                                  Gaza (centrale che al momento della bancarotta                                  dell&#8217;azienda, nel dicembre 2001, non era stata                                  ancora completata) [57].</p>
<p><strong>Bin Laden &#8211; Carlyle</strong></p>
<p>La ricca famiglia Bin Laden era ben nota ai                                  Bush: nel 1978 Salem Bin Laden aveva fornito                                  parte dei fondi per la Arbusto, la prima                                  compagnia petrolifera di George W. Bush [58].                                  Dopo essere stato presidente degli USA, suo                                  padre, George H.W. Bush, era entrato nel gruppo                                  Carlyle [59], aveva stretto i rapporti con la                                  BinLadin Company [60] e incontrato la famiglia                                  (novembre 1998 e gennaio 2000) [61].</p>
<p>Bin Laden aveva inoltre investito nel gruppo                                  Carlyle. Il 10 settembre 2001, il giorno prima                                  degli attentati, H.W. aveva nuovamente                                  incontrato Shafig Bin Laden, il fratello di                                  Osama, nel corso della conferenza annuale                                  degl&#8217;investitori del Carlyle Group [62]. Proprio                                  come Enron, il Carlyle Group si era enormemente                                  sviluppato.</p>
<p>All&#8217;inizio degli anni &#8216;90, Bush figlio era stato                                  membro del consiglio di amministrazione di una                                  società di catering aereo [60], ricomprata da                                  Carlyle e poi fallita. Il gruppo Carlyle si era                                  comunque sviluppato, al punto da diventare un                                  importante appaltatore del governo statunitense                                  nel settore della difesa [61]. Un manipolo di                                  ben noti ex politici (tra i quali George W. Bush                                  padre, l&#8217;ex primo ministro inglese John Major e                                  l&#8217;ex presidente filippino Mister Ramos) sta                                  dunque facendo una barca di soldi con la &#8220;guerra                                  al terrorismo&#8221; [59].</p>
<p><strong>Osama</strong></p>
<p>Su Osama, il figlio dei Laden, disponiamo di un                                  sacco d&#8217;informazioni, ma quasi tutte di fonte                                  non verificabile: ad esempio commenti d&#8217;ignoti                                  che lo avrebbero conosciuto o incontrato. Altre                                  notizie ci vengono da individui, come i Bush,                                  che hanno grossi interessi finanziari nella                                  &#8220;guerra al terrorismo&#8221;. Un passo oltre, troviamo                                  i commenti di funzionari &#8220;sicuri&#8221; che tutto                                  quello che è stato raccontato su Osama è                                  assolutamente vero.</p>
<p>Sull&#8217;altro piatto della bilancia c&#8217;è l&#8217;immagine                                  che Osama aveva dato di se stesso in                                  un&#8217;intervista col giornalista della CNN Peter                                  Arnett nel 1997: essenzialmente un uomo di fede                                  che capisce chi combatte i soldati americani,                                  venuti a rubare il petrolio e ad attaccare la                                  religione islamica, un uomo che nega di essere                                  personalmente coinvolto negli attacchi contro                                  gli USA [63]. (Molti ricorderanno la video con                                  &#8220;le confessioni di Osama&#8221;, in cui dichiarava di                                  essere stato a conoscenza in anticipo degli                                  attentati dell&#8217;11 settembre. Il nastro risultò                                  poi un falso) [64].</p>
<p>Osama diventerà la scusa principale di Bush per                                  invadere l&#8217;Afghanistan: il 17 settembre 2001 il                                  presidente lancerà la caccia a Osama Bin Laden                                  &#8220;morto o vivo&#8221; [65].</p>
<p>Perché Osama Bin Laden stava in Afghanistan?                                  Anche in questo caso la spiegazione differisce a                                  seconda della fonte. Era già stato nel paese                                  negli anni &#8216;80 per aiutare i Mujaheddin a                                  contrastare l&#8217;occupazione sovietica (come                                  stavano facendo anche gli Stati Uniti). Tornato                                  in Arabia Saudita nel 1989, si era opposto                                  all&#8217;alleanza del re con gli USA.</p>
<p>Quando gli fu confiscato il passaporto, dapprima                                  tornò in Afghanistan e poi, nel 1992, si stabilì                                  in Sudan, dove i musulmani erano i benvenuti da                                  quando, anni prima, il regime era cambiato. A                                  causa del suo sostegno ai movimenti integralisti                                  musulmani, nel 1994 l&#8217;Arabia Saudita annullò la                                  sua cittadinanza e congelò i suoi beni [66].</p>
<p>A questo punto facciamo di nuovo un salto in                                  Afghanistan. Nel febbraio 1996 le cose andavano                                  piuttosto male per il progetto americano di                                  pipeline nel paese. Il presidente afghano                                  Rabbani aveva firmato il contratto di                                  costruzione e sfruttamento dell&#8217;oleodotto con                                  l&#8217;argentina BRIDAS e non con UNOCAL. Per far                                  tornare il progetto nelle mani di UNOCAL, gli                                  USA non avevano altra soluzione che far sparire                                  Rabbani. Ma se fosse stato ucciso, chi sarebbe                                  stato considerato responsabile?</p>
<p>E ora torniamo in Sudan. L&#8217;8 marzo 1996,                                  improvvisamente gli USA chiesero l&#8217;estradizione                                  di Osama, senza specificare verso quale paese. I                                  sauditi gli avevano tolto il passaporto e la                                  nazionalità, e a Osama non restavano quindi                                  molte alternative: il 18 maggio 1996 lasciò il                                  Sudan e fece ritorno in Afghanistan [67].</p>
<p><strong>Ancora oggi molti si chiedono perché non fu                                  arrestato in quell&#8217;occasione.</strong></p>
<p>In Afghanistan, gli eventi prenderanno una piega                                  differente. Dal 20 marzo al 4 aprile 1996 i                                  leader talebani avevano tenuto una shura                                  (consiglio) che si concluse con una jihad contro                                  Rabbani [68]. Osama arrivò il 18 maggio, ma non                                  vi prese parte. Il 27 settembre i Talebani                                  conquistarono Kabul, e il presidente Rabbani                                  fuggì per unirsi all&#8217;Alleanza del nord. Le cose                                  sembravano essersi messe bene per il progetto di                                  pipeline dell&#8217;UNOCAL, ma, sfortunatamente per                                  loro, nel novembre 1996 BRIDAS concluse un nuovo                                  contratto con i Talebani.</p>
<p>Alla fine questo atto segnerà la cacciata dal                                  potere dei Talebani. Clinton non aveva osato                                  attaccare l&#8217;Afghanistan dopo gli attentati                                  contro le ambasciate americane in Africa del                                  1998, forse a causa di Monica Lewinsky. Bush lo                                  farà dopo &#8220;l&#8217;evento catastrofico e                                  catalizzatore&#8221; dell&#8217;11 settembre.</p>
<p>Dopo aver usato la sua presenza in Afghanistan                                  come giustificazione per l&#8217;invasione del paese,                                  il 13 marzo 2002 Bush dichiarerà che non era                                  veramente interessato a Osama Bin Laden [69].</p>
<p><strong>Karzai</strong></p>
<p>Dopo la conquista americana dell&#8217;Afghanistan (o                                  almeno della sua capitale), Hamid Karzai,                                  consigliere di UNOCAL, verrà nominato presidente                                  dell&#8217;amministrazione provvisoria afghana, e il                                  16 giugno 2002, prima ancora di essere eletto                                  presidente, firmerà un accordo ufficiale col                                  Turkmenistan e il Pakistan per un gasdotto che                                  avrebbe attraversato il paese [70].</p>
<p>Anche se il gasdotto arriverà troppo tardi per                                  trasportare gas dal Turkmenistan al Pakistan,                                  l&#8217;Afghanistan rimane una preda interessante:                                  possiede un suo enorme giacimento di gas presso                                  Mazar e Sharif (a sud di quello turkmeno) e vari                                  giacimenti petroliferi e carboniferi. Inoltre                                  negli anni &#8216;70 i geologi inglesi avevano già                                  scoperto oltre 1.600 siti minerari.</p>
<h4><strong> Preparazione                                      per l&#8217;11 settembre e per l&#8217;invasione                                      dell&#8217;Afghanistan</strong></h4>
<p><strong> Timing degli attacchi</strong></p>
<p>Come abbiamo già sottolineato, il momento scelto                                  per gli attacchi alle ambasciate statunitensi in                                  Africa aiutò Clinton, perché distrasse                                  l&#8217;attenzione dall&#8217;immanente incriminazione per                                  spergiuro nel caso Monica Lewinsky e la                                  concentrò sui comuni nemici: i terroristi.</p>
<p>L&#8217;invasione dell&#8217;Afghanistan avrebbe dovuto                                  aspettare il successivo presidente USA, e tra il                                  1998 e il 2001 ci fu abbastanza tempo per                                  pianificarla con estrema attenzione. Come                                  vedremo più avanti, gli attentati dell&#8217;11                                  settembre ebbero luogo proprio quando tutto era                                  stato messo a punto e mancava oramai solo un                                  pretesto che garantisse l&#8217;appoggio del                                  Congresso, dei cittadini americani e del resto                                  del mondo&#8230;</p>
<p><strong>Preparativi militari</strong></p>
<p>Invadere l&#8217;Afghanistan, un paese all&#8217;altro lato                                  del mondo, era un&#8217;operazione molto delicata per                                  gli Stati Uniti che, passo dopo passo, avevano                                  guadagnato influenza e controllo sulle                                  repubbliche dell&#8217;ex Unione Sovietica: le                                  compagnie petrolifere e del settore energetico                                  avevano iniziato a lavorare in Azerbaigian,                                  Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan, e                                  l&#8217;esercito americano aveva rafforzato la sua                                  presenza nella regione, minacciando alle spalle                                  Russia e Cina.</p>
<p>Nel 1997 gli USA avevano consolidato la                                  &#8220;cooperazione&#8221; militare col Kazakistan, stato                                  cuscinetto con la Russia, a nord                                  dell&#8217;Afghanistan [71]. Nel 1999 avevano                                  rafforzato la presenza nel Kirghizistan [72] e                                  in Uzbekistan, uno dei paesi confinanti con                                  l&#8217;Afghanistan [73]. Il 14 e 15 aprile 2000,                                  truppe uzbeke e americane avevano condotto                                  esercitazioni militari congiunte [74].</p>
<p>Ad est dell&#8217;Afghanistan, l&#8217;amministrazione USA                                  aveva stretti legami con i servizi segreti                                  pachistani, il cui direttore, il luogotenente                                  generale Mahmoud Ahmad, era con funzionari                                  statunitensi la settimana degli attentati                                  dell&#8217;11 settembre e quella precedente [75]. Ad                                  ovest, c&#8217;erano basi di F-15 in Arabia Saudita,                                  Kuwait e Turchia, mentre nel Golfo Persico                                  stazionava in permanenza la Quinta flotta [76].</p>
<p>Per poter invadere l&#8217;Afghanistan era necessario                                  organizzare con molto anticipo un imponente                                  trasporto di truppe e materiale. Il 7 novembre                                  2000, il giorno in cui tutti gli americani erano                                  presi dall&#8217;elezione del nuovo presidente, il                                  Regno Unito annunciò l&#8217;esercitazione militare                                  Swift Sword (Saif Sareea in arabo), la più                                  importante dall&#8217;epoca della Guerra del Golfo,                                  con la partecipazione di 24.000 soldati e di una                                  gran quantità di materiale pesante [77].</p>
<p>Le operazioni dovevano svolgersi sulle coste                                  dell&#8217;Oman (un&#8217;area altamente strategica: tutte                                  le petroliere provenienti dalla regione del                                  Golfo Persico &#8211; Arabia Saudita, Emirati Arabi,                                  Qatar, Kuwait, Iraq e Iran &#8211; erano infatti                                  obbligate a transitare nel Golfo di Oman, dove                                  il Regno Unito disponeva di un deposito di                                  materiale bellico [78]) dal 15 settembre a fine                                  ottobre 2001 [79]. Gl&#8217;inglesi, che avevano                                  cominciato a trasferire truppe e materiali in                                  Oman già dal mese di agosto [80], parteciperanno                                  all&#8217;invasione [81].</p>
<p>Dall&#8217;8 al 31 ottobre 2001 la NATO aveva                                  organizzato in Egitto una seconda esercitazione                                  militare, l&#8217;Operation Bright Star; con la                                  partecipazione di 11 nazioni e oltre 70.000                                  militari (23.000 dei quali statunitensi), si                                  trattava della maggiore operazione del genere al                                  mondo [82].</p>
<p>Tra i numerosi altri spostamenti &#8220;casuali&#8221; verso                                  l&#8217;Afghanistan, ci limiteremo a sottolineare che                                  il 23 luglio 2001 la portaerei Carl Vinson                                  lasciò Bremerton (sulla costa occidentale degli                                  Stati Uniti) alla volta del Mar Arabico, dove                                  arrivò al momento opportuno per lanciare il                                  primo attacco aereo sull&#8217;Afghanistan, il 7                                  ottobre 2001 [83].</p>
<p><strong>Preparativi diplomatici</strong></p>
<p>Sul fronte diplomatico, per evitare il rischio                                  di opposizione cinese, il 19 giugno 2001 Bush                                  aveva proposto la sua partecipazione al vertice                                  APEC di Sciangai, dove prevedeva d&#8217;incontrare il                                  presidente Zemir tra il 15 e il 21 ottobre 2001                                  [84] e [85] (L&#8217;incontro di Bush con i presidenti                                  Zemir e Putin ebbe luogo il 20 ottobre) [86].</p>
<p>Nel 2001, inoltre, la Cina stava finalizzando                                  gli accordi bilaterali con i 37 membri dell&#8217;OMC                                  per entrare a pieno titolo nell&#8217;organizzazione,                                  come stava cercando di fare da vari anni.                                  Restava da sottoscrivere solo l&#8217;accordo con il                                  Messico e poi la Cina sarebbe diventata membro                                  effettivo [87]. Nel luglio 2001 Bush avrebbe                                  migliorato i suoi rapporti col paese                                  centroamericano, &#8220;battendosi&#8221; contro le                                  restrizioni sleali statunitensi ai danni dei                                  camion messicani [88].</p>
<p>La mossa era stata probabilmente studiata non                                  solo per invogliare i messicani a firmare                                  l&#8217;accordo con la Cina, ma anche perché nel 2002                                  e 2003 il paese avrebbe fatto parte del                                  Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La                                  Cina concluse l&#8217;accordo e il 13 settembre 2001                                  divenne membro effettivo dell&#8217;OMC [89].</p>
<p><strong>I sistemi senza equipaggio di Bush</strong></p>
<p>Nell&#8217;estate del 1999 alcune ambasciate americane                                  in Africa vennero chiuse durante il weekend per                                  i timori suscitati da individui sospetti che vi                                  si aggiravano intorno [16]. Qualche giorno dopo                                  Clinton avrebbe emesso un&#8217;ordinanza che proibiva                                  transazioni commerciali con i Talebani [18], e                                  qualche mese più tardi George W. Bush avrebbe                                  spiegato il suo punto di vista sulla difesa                                  &#8220;sulle agitate frontiere della tecnologia e del                                  terrorismo&#8221;, sottolineando che &#8220;Dobbiamo essere                                  in grado di colpire dall&#8217;aria in tutto il mondo                                  con assoluta precisione, con aerei a largo                                  raggio e forse anche senza equipaggio&#8221; [19].</p>
<p>Nel settembre 1999 Bush continuava a dire                                  &#8220;forse&#8221;: stava ancora studiando questa                                  possibilità, in un momento in cui il mercato                                  degli UAV (unmanned aerial vehicles, aerei senza                                  equipaggio) per uso militare o civile si stava                                  rapidamente sviluppando [90]. Nel 2001                                  esistevano nel mondo più di 60 tipi di UAV, dai                                  piccoli modelli ai grandi aerei [91].</p>
<p>All&#8217;epoca del discorso di Bush del 1999 gli USA                                  stavano sviluppando il Global Hawk [92], un UAV                                  militare con un&#8217;apertura alare paragonabile a                                  quella di un Boeing 737, che fece il suo primo                                  volo sperimentale dalla Edwards Air Force Base                                  (in California) il 28 febbraio 1998 [93]. Il 23                                  aprile 2001, dopo l&#8217;insediamento di Bush, il                                  Global Hawk compì il primo storico volo senza                                  equipaggio fino in Australia [94].</p>
<h4><strong> 11 settembre</strong></h4>
<p>Non                                  tutto il materiale sull&#8217;11 settembre è stato                                  portato a conoscenza del pubblico; alcune delle                                  prove più importanti sono state confiscate dalla                                  CIA [95]. Le dichiarazioni dei funzionari si                                  sono spesso rivelate contraddittorie, e la Casa                                  Bianca ha confiscato dozzine di documenti della                                  Commissione sull&#8217;11 settembre, in particolare                                  quelli che parlavano della possibilità che gli                                  attentati fossero stati conosciuti in anticipo                                  [96]. Il compito di scoprire la verità non viene                                  certo reso più facile.</p>
<p>La versione ufficiale dei fatti dell&#8217;11                                  settembre indica un numero estremamente alto di                                  coincidenze che avrebbero facilitato il                                  &#8220;successo&#8221; degli attacchi:</p>
<p>§                                          È in pieno svolgimento Global Guardian,                                  un&#8217;esercitazione militare a livello nazionale                                  dapprima prevista per il mese di novembre 2001,                                  che crea confusione tra gli avvenimenti simulati                                  e quelli reali [97].</p>
<p>§         Si sta inoltre svolgendo Vigilant                                  Guardian, un&#8217;esercitazione militare a grande                                  scala cui prende parte l&#8217;intero NORAD, che di                                  solito affianca con aerei da combattimento gli                                  aerei di linea quando gli operatori del traffico                                  aereo segnalano incidenti, [97].</p>
<p>§         Vigilant Guardian simula un attacco                                  aereo contro gli Stati Uniti [97].</p>
<p>§         NORAD è inoltre impegnata                                  nell&#8217;operazione Northern Vigilance, per la quale                                  molti aerei da combattimento NORAD sono                                  dislocati in Alaska e in Canada [98].</p>
<p>§         Northern Vigilance crea falsi segnali                                  lampeggianti (rilevamenti) sugli schermi radar,                                  almeno fino a dopo lo schianto del secondo aereo                                  contro il World Trade Centre [99].</p>
<p>§         Un&#8217;esercitazione del National                                  Reconnaissance Office di Washington prevede lo                                  scenario di un aereo usato come arma volante                                  [97].</p>
<p>§         Il presidente del Joint Chiefs of                                  Staff sta volando sull&#8217;Atlantico alla volta                                  dell&#8217;Europa [97].</p>
<p>§         Il direttore della Federal Emergency                                  Management Agency sta partecipando ad una                                  conferenza nel Montana [97].</p>
<p>§         Il coordinatore della FAA per la                                  pirateria aerea, che deve contattare il National                                  Military Command Centre in caso di dirottamento,                                  si trova a Portorico e non può essere raggiunto                                  [97].</p>
<p>§         Tutti gli agenti dell&#8217;FBI per                                  l&#8217;antiterrorismo e le operazioni speciali                                  partecipano a un&#8217;esercitazione a Monterey,                                  California, assieme alla taskforce                                  antiterrorismo della CIA [97].</p>
<p>§         Il comandante del National Military                                  Command Centre ha chiesto di essere sostituito                                  l&#8217;11 settembre da un ufficiale senza esperienza                                  [97].</p>
<p>§         Il nuovo National Operations Manager                                  della FAA è al suo primo giorno di lavoro in                                  questa carica [98].</p>
<p>§         I dirottatori possono imbarcarsi senza                                  problemi perché la lista no-fly ufficiale viene                                  usata solo nei voli internazionali ma,                                  stranamente, non per quelli interni [22] e [23].</p>
<p>§         Informati quasi subito dell&#8217;inizio del                                  primo dirottamento (Flight 11), i dirigenti                                  della American Airlines decidono di &#8220;non agitare                                  le acque&#8221; [97].</p>
<p>§         I controllori di volo di Boston non si                                  attengono alle procedure normali e perdono tempo                                  prezioso cercando di contattare varie basi                                  militari invece del NORAD [97].</p>
<p>§         Quando il NORAD viene finalmente                                  informato, lascia a terra due F15, che decollano                                  solo pochi istanti prima che il Flight 11 si                                  schianti contro il WTC [97].</p>
<p>§         Per differenti ragioni, gli F16                                  arrivano sulla scena del disastro solo dopo che                                  l&#8217;ultimo aereo si è schiantato [97] e [99].</p>
<p>§         Viene deciso di lasciare al suolo non                                  solo tutti gli aerei civili ma anche quelli                                  militari [99].</p>
<p>§         Ad agosto il presunto dirottatore ai                                  comandi del volo 77 aveva problemi persino a                                  pilotare un Cessna, ma l&#8217;11 settembre riesce a                                  far discendere un Boeing757 e a colpire il                                  Pentagono solo pochi metri sopra il livello del                                  suolo [100].</p>
<p>§         Il Presidente non impartisce alcun                                  ordine di rispondere all&#8217;attacco fino a qualche                                  attimo prima che si schianti l&#8217;ultimo aereo                                  [97].</p>
<p>Ho menzionato solo quelle                                  coincidenze che hanno reso più facile gli                                  attentati. Se scrivessi un romanzo con una tale                                  serie di concatenazioni nessuno mi crederebbe.                                  Nemmeno io stesso, del resto. Per mettere le                                  cose nella giusta prospettiva, è più sensato                                  considerarli fatti e non coincidenze.</p>
<p>Tutti i dettagli resi noti mostrano che gli                                  attacchi dell&#8217;11 settembre vennero attuati con                                  precisione militare. Però i dirottatori a bordo                                  sarebbero stati piloti improvvisati, senza le                                  straordinarie capacità necessarie per dirigere                                  gli aerei nel modo in cui sembrano aver volato                                  [101] e [102].</p>
<p>E in più, sarebbero stati tanto stupidi da non                                  prevedere le reazioni innescate dalle loro                                  azioni. In apparenza avrebbero avuto una così                                  scarsa coscienza politica da non aver mai                                  sentito i neoconservatori esprimere le loro idee                                  sulla necessità &#8220;di un evento catastrofico e                                  catalizzatore&#8221; per accelerare l&#8217;espansione                                  dell&#8217;impero americano.</p>
<p>Il successo del piano poggiava sulla conoscenza                                  previa di un gran numero di fatti che sarebbero                                  accaduti proprio quel giorno: la confusione                                  creata dalle esercitazioni militari in programma                                  e dagli scenari previsti in tali operazioni, le                                  interferenze dovute ai falsi rilevamenti sugli                                  schermi radar, il fatto che i controllori del                                  traffico aereo non disponevano della copertura                                  radar completa per certe aree specifiche,                                  l&#8217;assenza di vari funzionari esperti nella                                  catena di comando preposta a far fronte ai                                  dirottamenti, la mancanza di aerei da                                  combattimento in grado d&#8217;intervenire e far                                  fallire il piano degli attentatori.</p>
<p>Tutto ciò sembra il lavoro di un&#8217;organizzazione                                  molto influente e ben addestrata,                                  un&#8217;organizzazione interessata a fornire la                                  giustificazione per i piani di conquista dei                                  neoconservatori, primo tra tutti l&#8217;invasione                                  dell&#8217;Afghanistan.</p>
<p>Non mi sembra possibile che un&#8217;organizzazione di                                  questo livello abbia poi lasciato il successo                                  delle operazioni nelle mani di dirottatori con                                  conoscenze raffazzonate. Mi sembra più logico                                  supporre che il controllo non fosse nelle mani                                  dei dirottatori (nonostante una confusa frase                                  nella cabina del quarto aereo, ricostruita come                                  &#8220;dirigilo verso il basso&#8221; e ufficialmente                                  interpretata come &#8220;fai schiantare l&#8217;aereo&#8221;                                  [102]), che l&#8217;operazione sia stata condotta                                  sulla &#8220;nuova pericolosa frontiera della                                  tecnologia e del terrore&#8221; e che la tecnologia                                  abbia assunto il controllo.</p>
<p><strong>Transponder</strong></p>
<p>I due tipi di aereo coinvolti negli attentati,                                  il Boeing757 e il Boeing767, possono essere                                  controllati a distanza. Robert Ayling, ex                                  dirigente della British Airways, aveva suggerito                                  al Financial Times, pochi giorni dopo l&#8217;11                                  settembre, che in caso di dirottamento gli aerei                                  di questo tipo potrebbero essere pilotati e                                  controllati a distanza [13]. L&#8217;11 settembre il                                  controllo sarebbe caduto nelle mani sbagliate.</p>
<p>Se esaminiamo più attentamente l&#8217;ipotesi del                                  controllo a distanza, ci accorgeremo, se le                                  informazioni rese pubbliche sono esatte, che:<br />
1) il transponder del secondo 767 venne                                  disattivato subito dopo lo schianto del primo                                  767, e che<br />
2) il transponder del secondo 757 venne                                  disattivato subito dopo lo schianto del primo                                  757.</p>
<p>Sembra quindi come se un controllo a distanza                                  avesse pilotato uno dopo l&#8217;altro i due 767, e un                                  secondo controllo a distanza avesse pilotato uno                                  dopo l&#8217;altro i due 757 ([104] Rapporto della                                  Commissione sull&#8217;11 settembre, P.32, 8:47 e                                  9:41)</p>
<p>È stato anche segnalato che un cargo militare                                  C130 seguiva il volo 77 nel momento in cui si                                  schiantò contro il Pentagono, e il volo 93 nel                                  momento in cui si schiantò al suolo. Il C130                                  svolse un qualche ruolo nella vicenda, o si                                  trattava solo di un aereo turistico che per pura                                  coincidenza gironzolava da quelle parti mentre a                                  tutti gli altri aerei era stato ordinato di                                  atterrare? [101], [105], [106].</p>
<p><strong>Dirottatori dirottati?</strong></p>
<p>Anche se la versione ufficiale vuol farci                                  credere che l&#8217;intenzione dei dirottatori era                                  proprio quella di schiantarsi contro il WTC e il                                  Pentagono, i brani delle conversazioni in cabina                                  resi pubblici non suffragano in nessun modo la                                  teoria. Anche se a proposito degli attentatori                                  sono state pubblicate montagne d&#8217;informazioni e                                  controinformazioni, non ho trovato un solo                                  elemento che possa essere verificato.</p>
<p>Se veramente i dirottatori si proponevano di                                  sostenere una qualche causa araba o islamica,                                  avrebbero probabilmente avuto una maggiore forza                                  negoziatrice tornando negli aeroporti di                                  partenza con quattro velivoli e centinaia di                                  cittadini statunitensi nelle loro mani:                                  avrebbero potuto trattare il rilascio di                                  prigionieri politici, esigere il ritiro                                  dell&#8217;armata americana dall&#8217;Arabia Saudita,                                  diffondere le loro idee, quali che fossero.</p>
<p>I terroristi intendevano veramente colpire il                                  WTC e il Pentagono, o vennero invece ingannati                                  dall&#8217;organizzazione che li aveva &#8220;contrattati&#8221;?                                  Secondo la versione ufficiale, tutti i contatti                                  radio e le conversazioni in cabina                                  s&#8217;interruppero prima dell&#8217;avvicinamento finale                                  degli aerei al WTC e al Pentagono. Se i                                  dirottatori intendevano dare la massima                                  risonanza al loro atto perché non lanciare un                                  ultimo anatema contro gli USA, o almeno una                                  preghiera al glorioso Allah? Furono forse                                  paralizzati dalla sorpresa e dal panico quando                                  videro che sarebbero andati a schiantarsi contro                                  gli edifici?</p>
<h4><strong> Conclusione</strong></h4>
<p>Le pipeline afghane rappresentano solo un                                  passo nella strategia politica statunitense per                                  assumere il controllo delle riserve di petrolio                                  e gas delle ex repubbliche sovietiche. Con un                                  consumo di petrolio pari al 25% del totale                                  mondiale, l&#8217;imperialismo americano è mosso in                                  primo luogo dalle preoccupazioni energetiche.                                  Oggi gli USA dipendono per oltre il 60% (e la                                  percentuale è in rapido aumento) dalle forniture                                  estere; l&#8217;ossessione dei neoconservatori di                                  trasformare il paese in una &#8220;forza dominatrice&#8221;                                  non nasce dal nulla.</p>
<p>La convinzione di aver bisogno di &#8220;un evento                                  catastrofico e catalizzatore&#8221; non nasceva solo                                  da considerazioni sui benefici personali che                                  molti di loro avrebbero ricavato da un regime di                                  guerra. Era anche il primo segno di panico di                                  una nazione che si trovava di fronte                                  all&#8217;esaurimento dei pozzi petroliferi e che si                                  preparava a impadronirsi di quelli stranieri,                                  fino ad averne spremuto l&#8217;ultima goccia.</p>
<p><strong>Note:</strong></p>
<p>Oggi gli USA sembrano piuttosto interessati a                                  occupare per lunghi anni l&#8217;Afghanistan, in modo                                  da poterne sfruttare le riserve al momento più                                  conveniente e di poter decidere a loro                                  piacimento se Pakistan e India potranno o meno                                  avere accesso al gas e al petrolio del Mar                                  Caspio, del Turkmenistan o dell&#8217;Afghanistan.                                  Anche per quanto riguarda l&#8217;Iraq, mi convinco                                  sempre più che l&#8217;obiettivo odierno è quello di                                  far durare la guerra quanto più a lungo                                  possibile; fino a quando gas e petrolio                                  continueranno ad essere venduti in dollari                                  statunitensi, i benefici vanno tutti agli USA.                                  Il diverso approccio politico è legato alla                                  nuova consapevolezza del progressivo rapido                                  prosciugarsi dei pozzi petroliferi. Dal 2001 il                                  paese è rapidamente passato all&#8217;energia                                  nucleare, e al tempo stesso ha assunto un ruolo                                  dominante sul mercato globale del materiale                                  fissile. Proprio adesso si sta procedendo a                                  dividere il mercato e a blindarlo, imponendo                                  nuove regole. L&#8217;Iran è il pretesto e il terreno                                  di prova.  (                                 <a href="http://www.afghanembassyjp.com/en/news/?an=1425"> http://www.courtfool.info/en_Raid on Nuclear                                  Fuel Market.htm</a> )<br />
<a href="http://www.afghanembassyjp.com/en/news/?an=1425"><br />
</a><br />
6 giugno 2008, Comunicato dell&#8217;ambasciata                                  afghana a Tokyo:<br />
Il Ministry of Mines and Industries ha raggiunto                                  oggi un accordo con la Cina, in base al quale la                                  MGC (Metallurgical Group Corporation), alla                                  testa di un consorzio cui partecipa la Jiangxi                                  Copper Company cinese, sfrutterà la miniera di                                  rame di Aynak, nella provincia di Logar, e                                  costruirà le necessarie infrastrutture. Il                                  progetto prevede la costruzione di una centrale                                  elettrica da 400MW alimentata a carbone e una                                  rete ferroviaria per collegare Afghanistan                                  settentrionale e sudorientale. L&#8217;ambasciatore                                  Zikria ha spiegato: &#8220;Il progetto, che verrà                                  realizzato in successive fasi, ha un costo                                  stimato di 10 miliardi di dollari; il contratto,                                  di durata trentennale, prevede l&#8217;estrazione di                                  200.000 tonnellate all&#8217;anno. La miniera di Aynak                                  contiene materia prima sufficiente per 11                                  milioni di tonnellate metriche di rame. Questo e                                  i futuri progetti di prospezione, inclusi quelli                                  per il petrolio e il gas, offrono interessanti                                  prospettive agl&#8217;investitori UAE e GCC. La rete                                  ferroviaria di Aynak collegherà l&#8217;Asia centrale                                  a Pakistan, India e Mare Arabico&#8221;.<br />
L&#8217;ambasciatore Zikria ha dichiarato che US                                  Geological Survey e specialisti locali stavano                                  procedendo a uno studio approfondito delle                                  risorse naturali afghane: <strong>&#8220;I primi risultati                                  mostrano che l&#8217;Afghanistan ha 10 volte più gas e                                  15 volte più petrolio di quanto prima stimato&#8221;</strong>.                                  Nel sud del paese esistono importanti giacimenti                                  di petrolio, inclusi quello di Katawaz e quelli                                  nella provincia di Helmand. Il governo annuncerà                                  tra poco un progetto di prospezione nella                                  provincia settentrionale di Jozjan e solleciterà                                  la partecipazione d&#8217;investitori e società                                  specializzate straniere.</p>
<p>(                                 <a href="http://www.afghanembassyjp.com/en/news/?an=1425"> http://www.afghanembassyjp.com/en/news/?an=1425</a> )</p>
<p>[1] 								<a href="http://www.september11news.com/DailyTimeline.htm" target="_blank">http://www.september11news.com/DailyTimeline.htm</a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>[2]<strong> </strong> <a href="http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/february/26/newsid_2516000/2516469.stm" target="_blank">http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/february/26/newsid_2516000/2516469.stm</a></p>
<p>[3] 								<a href="http://www.whatreallyhappened.com/wtcbomb.html" target="_blank">http://www.whatreallyhappened.com/wtcbomb.html</a></p>
<p>[4]  								 								 								<a href="http://news.bbc.co.uk/hi/english/static/in_depth/europe/2001/collapse_of_ussr/timelines/late1991.stm" target="_blank">http://news.bbc.co.uk/hi/english/static/in_depth/europe/2001/collapse_of_ussr/timelines/late1991.stm</a></p>
<p>[5] 								<a href="http://www.washingtonpost.com/wp-srv/inatl/europe/caspian100598.htm" target="_blank">http://www.washingtonpost.com/wp-srv/inatl/europe/caspian100598.htm</a></p>
<p>[6] 								<a href="http://www.hrw.org/reports/1999/enron/enron2-4.htm" target="_blank">http://www.hrw.org/reports/1999/enron/enron2-4.htm</a></p>
<p>[7]  								 								<a href="http://www.hri.org/news/balkans/rferl/1999/99-08-03.rferl.html" target="_blank"> http://www.hri.org/news/balkans/rferl/1999/99-08-03.rferl.html</a></p>
<p>[8]  								 								 								<a href="http://www.worldpress.org/specials/pp/pipeline_timeline.htm" target="_blank">http://www.worldpress.org/specials/pp/pipeline_timeline.htm</a></p>
<p>[9]  								 								<a href="http://www.gasandoil.com/goc/company/cnc02739.htm" target="_blank"> http://www.gasandoil.com/goc/company/cnc02739.htm</a></p>
<p>[10]  								 								 								<a href="http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/august/7/newsid_3131000/3131709.stm" target="_blank">http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/august/7/newsid_3131000/3131709.stm</a></p>
<p>[11] 								<a href="http://www.washingtonpost.com/wp-srv/politics/special/clinton/stories/clinton081898.htm" target="_blank">http://www.washingtonpost.com/wp-srv/politics/special/clinton/stories/clinton081898.htm</a></p>
<p>[12] 								<a href="http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/africa/155252.stm" target="_blank">http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/africa/155252.stm</a></p>
<p>[13] 								<a href="http://www.un.org/Docs/scres/1998/scres98.htm" target="_blank">http://www.un.org/Docs/scres/1998/scres98.htm</a></p>
<p>[14]  								 								 								<a href="http://www.fas.org/irp/news/1998/11/98110602_nlt.html" target="_blank">http://www.fas.org/irp/news/1998/11/98110602_nlt.html</a></p>
<p>[15]  								 								 								<a href="http://www.fas.org/irp/news/1998/11/indict2.pdf" target="_blank">http://www.fas.org/irp/news/1998/11/indict2.pdf</a></p>
<p>[16]  								 								 								<a href="http://www.fas.org/irp/news/1999/06/990625db.htm" target="_blank">http://www.fas.org/irp/news/1999/06/990625db.htm</a></p>
<p>[17]  								 								 								<a href="http://www.fas.org/irp/threat/terror_99/appa.html" target="_blank">http://www.fas.org/irp/threat/terror_99/appa.html</a></p>
<p>[18]  								 								 								<a href="http://www.fas.org/irp/offdocs/eo/eo-13129.htm" target="_blank">http://www.fas.org/irp/offdocs/eo/eo-13129.htm</a></p>
<p>[19]  								 								 								<a href="http://www.citadel.edu/pao/addresses/pres_bush.html" target="_blank">http://www.citadel.edu/pao/addresses/pres_bush.html</a></p>
<p>[20] 								<a href="http://www.un.int/usa/sres1267.htm" target="_blank">http://www.un.int/usa/sres1267.htm</a></p>
<p>[21]  								 								 								<a href="http://web.archive.org/web/20000919212253/http://www.library.cornell.edu/colldev/mideast/terclrk.htm" target="_blank">http://web.archive.org/web/20000919212253/http://www.library.cornell.edu/colldev/mideast/terclrk.htm</a></p>
<p>[22]  								 								 								<a href="http://www.fas.org/irp/crs/RL32366.pdf" target="_blank">http://www.fas.org/irp/crs/RL32366.pdf</a></p>
<p>[23]  								 								 								<a href="http://www.cooperativeresearch.org/entity.jsp?id=1521846767-2057" target="_blank">http://www.cooperativeresearch.org/entity.jsp?id=1521846767-2057</a></p>
<p>[24]  								 								 								<a href="http://www.newamericancentury.org/RebuildingAmericasDefenses.pdf" target="_blank">http://www.newamericancentury.org/RebuildingAmericasDefenses.pdf</a></p>
<p>[25]  								 								 								<a href="http://politics.guardian.co.uk/iraq/comment/0,12956,1036687,00.html" target="_blank">http://politics.guardian.co.uk/iraq/comment/0,12956,1036687,00.html</a></p>
<p>[26]  								 								 								<a href="http://www.sourcewatch.org/index.php?title=Bush_administration:_Project_for_the_New_American_Century" target="_blank">http://www.sourcewatch.org/index.php?title=Bush_administration:_Project_for_the_New_American_Century</a></p>
<p>[27]  								 								 								<a href="http://www.whitehouse.gov/news/releases/2001/12/20011211-6.html" target="_blank">http://www.whitehouse.gov/news/releases/2001/12/20011211-6.html</a></p>
<p>[28]  								 								 								<a href="http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/october/12/newsid_4252000/4252400.stm" target="_blank">http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/october/12/newsid_4252000/4252400.stm</a></p>
<p>[29]  								 								 								<a href="http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/november/8/newsid_3674000/3674036.stm" target="_blank">http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/november/8/newsid_3674000/3674036.stm</a></p>
<p>[30]  								 								 								<a href="http://www.pbs.org/newshour/bb/politics/july-dec00/trans_12-18.htm" target="_blank">http://www.pbs.org/newshour/bb/politics/july-dec00/trans_12-18.htm</a></p>
<p>[31]  								 								 								<a href="http://www.governing.com/archive/1998/jul/bush.txt" target="_blank">http://www.governing.com/archive/1998/jul/bush.txt</a></p>
<p>[32] 								<a href="http://seattlepi.nwsource.com/national/32902_bush27.shtml" target="_blank">http://seattlepi.nwsource.com/national/32902_bush27.shtml</a></p>
<p>[33]  								 								 								<a href="http://daccessdds.un.org/doc/UNDOC/GEN/N00/806/62/PDF/N0080662.pdf?OpenElement" target="_blank">http://daccessdds.un.org/doc/UNDOC/GEN/N00/806/62/PDF/N0080662.pdf?OpenElement</a></p>
<p>[34]  								 								 								<a href="http://www.eia.doe.gov/emeu/cabs/chrn1996.html" target="_blank">http://www.eia.doe.gov/emeu/cabs/chrn1996.html</a></p>
<p>[35]  								 								 								<a href="http://www.fas.org/irp/congress/1996_cr/h960618b.htm" target="_blank">http://www.fas.org/irp/congress/1996_cr/h960618b.htm</a></p>
<p>[36]  								 								 								<a href="http://www.hartford-hwp.com/archives/53/052.html" target="_blank">http://www.hartford-hwp.com/archives/53/052.html</a></p>
<p>[37]  								 								 								<a href="http://select.nytimes.com/gst/abstract.html?res=F00C12FF3F5A0C7A8DDDAF0894DF494D81&amp;n=Top/Reference/Times%20Topics/People/E/Erbakan,%20Necmettin" target="_blank"> http://select.nytimes.com/gst/abstract.html?res=F00C12FF3F5A0C7A8DDDAF0894DF494D81&amp;n=Top/Reference/Times Topics/People/E/Erbakan, Necmettin</a></p>
<p>[38]  								 								 								<a href="http://www.publicintegrity.org/report.aspx?aid=104&amp;sid=300" target="_blank">http://www.publicintegrity.org/report.aspx?aid=104&amp;sid=300</a></p>
<p>[39]  								 								 								<a href="http://www.monitor.net/monitor/0202a/enrontimeline.html" target="_blank">http://www.monitor.net/monitor/0202a/enrontimeline.html</a></p>
<p>[40]  								 								 								<a href="http://www.gasandoil.com/goc/news/ntc03653.htm" target="_blank">http://www.gasandoil.com/goc/news/ntc03653.htm</a></p>
<p>[41]  								 								 								<a href="http://www.cooperativeresearch.org/entity.jsp?id=1521846767-525" target="_blank">http://www.cooperativeresearch.org/entity.jsp?id=1521846767-525</a></p>
<p>[42]  								 								 								<a href="http://www.farsinet.com/news/nov99wk2.html#shell" target="_blank">http://www.farsinet.com/news/nov99wk2.html#shell</a></p>
<p>[43]  								 								 								<a href="http://www.iranian.com/Times/Dec98b/Khorramabad/624front.html" target="_blank">http://www.iranian.com/Times/Dec98b/Khorramabad/624front.html</a></p>
<p>[44]  								 								 								<a href="http://www.pinr.com/report.php?ac=view_report&amp;report_id=499&amp;language_id=1" target="_blank">http://www.pinr.com/report.php?ac=view_report&amp;report_id=499&amp;language_id=1</a></p>
<p>[45]  								 								 								<a href="http://www.first-exchange.com/FSU/azer/news/news031800.asp" target="_blank">http://www.first-exchange.com/FSU/azer/news/news031800.asp</a></p>
<p>[46]  								 								 								<a href="http://www.eia.doe.gov/emeu/cabs/chrn2000.html#FEB00" target="_blank">http://www.eia.doe.gov/emeu/cabs/chrn2000.html#FEB00</a></p>
<p>[47] 								<a href="http://www.publicintegrity.org/report.aspx?aid=104" target="_blank">http://www.publicintegrity.org/report.aspx?aid=104</a></p>
<p>[48]  								 								<a href="http://www.whatreallyhappened.com/SilkRoad.html" target="_blank"> http://www.whatreallyhappened.com/SilkRoad.html</a></p>
<p>[49]  								 								<a href="http://www.thenation.com/blogs/capitalgames?pid=21" target="_blank"> http://www.thenation.com/blogs/capitalgames?pid=21</a></p>
<p>[50]  								 								<a href="http://www.cfo.com/article.cfm/2989389" target="_blank"> http://www.cfo.com/article.cfm/2989389</a></p>
<p>[51]  								 								<a href="http://www.atimes.com/reports/CA13Ai01.html#top5" target="_blank"> http://www.atimes.com/reports/CA13Ai01.html#top5</a></p>
<p>[52]  								 								<a href="http://www.alternet.org/story/12525/" target="_blank"> http://www.alternet.org/story/12525/</a></p>
<p>[53]  								 								                                 <a href="http://www.atimes.com/reports/CA13Ai01.html" target="_blank">http://www.atimes.com/reports/CA13Ai01.html</a></p>
<p>[54]  								 								<a href="http://news.bbc.co.uk/1/hi/business/1972574.stm" target="_blank"> http://news.bbc.co.uk/1/hi/business/1972574.stm</a></p>
<p>[55] 								<a href="http://www.thenation.com/doc/20020415/nichols" target="_blank">http://www.thenation.com/doc/20020415/nichols</a></p>
<p>[56] 								<a href="http://www.guardian.co.uk/enron/story/0,,636530,00.html" target="_blank">http://www.guardian.co.uk/enron/story/0,,636530,00.html</a></p>
<p>[57]  								 								 								<a href="http://www.cooperativeresearch.org/timeline.jsp?timeline=complete_911_timeline&amp;startpos=300#a0699powerplant" target="_blank">http://www.cooperativeresearch.org/timeline.jsp?timeline=complete_911_timeline&amp;startpos=300#a0699powerplant</a></p>
<p>[58] 								<a href="http://www.cbc.ca/fifth/conspiracytheories/saudi.html" target="_blank">http://www.cbc.ca/fifth/conspiracytheories/saudi.html</a></p>
<p>[59] 								<a href="http://www.hereinreality.com/carlyle.html" target="_blank">http://www.hereinreality.com/carlyle.html</a></p>
<p>[60] 								<a href="http://www.guardian.co.uk/wtccrash/story/0,1300,583869,00.html" target="_blank">http://www.guardian.co.uk/wtccrash/story/0,1300,583869,00.html</a></p>
<p>[61] 								<a href="http://www.cooperativeresearch.org/entity.jsp?id=1521846767-479" target="_blank">http://www.cooperativeresearch.org/entity.jsp?id=1521846767-479</a></p>
<p>[62]  								<span style="text-decoration:underline;"> <a href="http://complete911timeline.org/timeline.jsp?timeline=complete_911_timeline&amp;day_of_9/11=dayOf911" target="_blank"> http://complete911timeline.org/timeline.jsp?timeline=complete_911_timeline&amp;day_of_9/11=dayOf911</a></span></p>
<p>[63]  								 								<a href="http://www.anusha.com/osamaint.htm" target="_blank"> http://www.anusha.com/osamaint.htm</a></p>
<p>[64] 								<a href="http://welfarestate.com/wtc/faketape/" target="_blank">http://welfarestate.com/wtc/faketape/</a></p>
<p>[65]  								 								<a href="http://www.telegraph.co.uk/news/main.jhtml?xml=/news/2001/09/18/wbush18.xml" target="_blank"> http://www.telegraph.co.uk/news/main.jhtml?xml=/news/2001/09/18/wbush18.xml</a></p>
<p>[66]  								 								<a href="http://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/shows/binladen/etc/cron.html" target="_blank"> http://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/shows/binladen/etc/cron.html</a></p>
<p>[67]  								 								<a href="http://www.cooperativeresearch.org/context.jsp?item=a0396sudansquabble" target="_blank"> http://www.cooperativeresearch.org/context.jsp?item=a0396sudansquabble</a></p>
<p>[68]  								 								<a href="http://www.worldpress.org/specials/pp/taliban_timeline.htm" target="_blank"> http://www.worldpress.org/specials/pp/taliban_timeline.htm</a></p>
<p>[69]  								 								 								<a href="http://www.truthout.org/docs_04/printer_101504W.shtml" target="_blank">http://www.truthout.org/docs_04/printer_101504W.shtml</a></p>
<p>[70]  								 								<a href="http://www.pakistaneconomist.com/issue2002/issue23/f&amp;m.htm" target="_blank"> http://www.pakistaneconomist.com/issue2002/issue23/f&amp;m.htm</a></p>
<p>[71]  								 								                                 <a href="http://www.stimson.org/" target="_blank">http://www.stimson.org/rd-table/ctr-kaz.htm</a></p>
<p>[72] 								<a href="http://www.defenselink.mil/transcripts/2002/t04282002_t0427jpc.html" target="_blank">http://www.defenselink.mil/transcripts/2002/t04282002_t0427jpc.html</a></p>
<p>[73] 								<a href="http://www.cdi.org/russia/johnson/5491-7.cfm" target="_blank">http://www.cdi.org/russia/johnson/5491-7.cfm</a></p>
<p>[74]  								 								 								<a href="http://www.rferl.org/featuresarticle/2005/09/383c3d03-2526-446e-943d-f81dfddbdc68.html" target="_blank">http://www.rferl.org/featuresarticle/2005/09/383c3d03-2526-446e-943d-f81dfddbdc68.html</a></p>
<p>[75] 								<a href="http://www.atimes.com/atimes/Front_Page/FD08Aa01.html" target="_blank">http://www.atimes.com/atimes/Front_Page/FD08Aa01.html</a></p>
<p>[76] 								<a href="http://www.eias.org/publications/bulletin/2001/eboctnov01.pdf" target="_blank">http://www.eias.org/publications/bulletin/2001/eboctnov01.pdf</a></p>
<p>[77] 								<a href="http://www.wsws.org/articles/2001/oct2001/oman-o09.shtml" target="_blank">http://www.wsws.org/articles/2001/oct2001/oman-o09.shtml</a></p>
<p>[78] 								<a href="http://www.globalsecurity.org/military/facility/thumrait.htm" target="_blank">http://www.globalsecurity.org/military/facility/thumrait.htm</a></p>
<p>[79] 								<a href="http://news.bbc.co.uk/1/hi/uk/1012044.stm" target="_blank">http://news.bbc.co.uk/1/hi/uk/1012044.stm</a></p>
<p>[80] 								<a href="http://wsws.org/articles/2001/oct2001/oman-o09.shtml" target="_blank">http://wsws.org/articles/2001/oct2001/oman-o09.shtml</a></p>
<p>[81] 								<a href="http://www.guardian.co.uk/waronterror/story/0,1361,581416,00.html" target="_blank">http://www.guardian.co.uk/waronterror/story/0,1361,581416,00.html</a></p>
<p>[82]  								 								 								<a href="http://www.globalsecurity.org/military/ops/bright-star.htm" target="_blank">http://www.globalsecurity.org/military/ops/bright-star.htm</a></p>
<p>[83] 								<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/USS_Carl_Vinson_%28CVN-70" target="_blank">http://en.wikipedia.org/wiki/USS_Carl_Vinson_(CVN-70</a>)</p>
<p>[84] 								<a href="http://transcripts.cnn.com/2001/WORLD/asiapcf/east/06/19/china.russia/index.html" target="_blank">http://transcripts.cnn.com/2001/WORLD/asiapcf/east/06/19/china.russia/index.html</a></p>
<p>[85] 								<a href="http://www.china.org.cn/english/12585.htm" target="_blank">http://www.china.org.cn/english/12585.htm</a></p>
<p>[86] 								<a href="http://www.worldpress.org/europe/0302express.htm" target="_blank">http://www.worldpress.org/europe/0302express.htm</a></p>
<p>[87] 								<a href="http://www.fas.org/sgp/crs/row/IB91121.pdf" target="_blank">http://www.fas.org/sgp/crs/row/IB91121.pdf</a></p>
<p>[88] 								<a href="http://telaviv.usembassy.gov/publish/peace/archives/2001/august/0801e.html" target="_blank">http://telaviv.usembassy.gov/publish/peace/archives/2001/august/0801e.html</a></p>
<p>[89] 								<a href="http://www.fas.org/sgp/crs/row/IB91121.pdf" target="_blank">http://www.fas.org/sgp/crs/row/IB91121.pdf</a></p>
<p>[90]  								 								 								<a href="http://www.marketresearch.com/product/print/default.asp?g=1&amp;productid=144390" target="_blank">http://www.marketresearch.com/product/print/default.asp?g=1&amp;productid=144390</a></p>
<p>[91] 								<a href="http://www.armada.ch/01-5/cgdrones.pdf" target="_blank">http://www.armada.ch/01-5/cgdrones.pdf</a></p>
<p>[92]  								 								 								<a href="http://www.fas.org/irp/program/collect/global_hawk.htm" target="_blank">http://www.fas.org/irp/program/collect/global_hawk.htm</a></p>
<p>[93] 								<a href="http://www.fas.org/irp/program/collect/global_hawk.htm" target="_blank">http://www.fas.org/irp/program/collect/global_hawk.htm</a></p>
<p>[94]  								 								 								<a href="http://www.spacedaily.com/news/uav-01d.html" target="_blank">http://www.spacedaily.com/news/uav-01d.html</a></p>
<p>[95]  								 								<a href="http://web.archive.org/web/20010921200613/www.washtimes.com/national/20010921-90259475.htm" target="_blank"> http://web.archive.org/web/20010921200613/www.washtimes.com/national/20010921-90259475.htm</a></p>
<p>[96]  								 								<a href="http://www.washingtonpost.com/ac2/wp-dyn?pagename=article&amp;contentId=A30240-2004Feb10&amp;notFound=true" target="_blank"> http://www.washingtonpost.com/ac2/wp-dyn?pagename=article&amp;contentId=A30240-2004Feb10&amp;notFound=true</a></p>
<p>[97]  								<span style="text-decoration:underline;"> <a href="http://complete911timeline.org/timeline.jsp?timeline=complete_911_timeline&amp;day_of_9/11=dayOf911" target="_blank"> http://complete911timeline.org/timeline.jsp?timeline=complete_911_timeline&amp;day_of_9/11=dayOf911</a></span></p>
<p>[98]  								 								<a href="http://www.cooperativeresearch.org/entity.jsp?id=1521846767-1683" target="_blank"> http://www.cooperativeresearch.org/entity.jsp?id=1521846767-1683</a></p>
<p>[99]  								 								<a href="http://complete911timeline.org/timeline.jsp?day_of_9/11=dayOf911&amp;timeline=complete_911_timeline&amp;startpos=100" target="_blank"> http://complete911timeline.org/timeline.jsp?day_of_9/11=dayOf911&amp;timeline=complete_911_timeline&amp;startpos=100</a></p>
<p>[100] 								<a href="http://www.whatreallyhappened.com/hanjour.html" target="_blank">http://www.whatreallyhappened.com/hanjour.html</a></p>
<p>[101]  								 								<a href="http://complete911timeline.org/timeline.jsp?timeline=complete_911_timeline&amp;day_of_9/11=dayOf911&amp;startpos=200" target="_blank"> http://complete911timeline.org/timeline.jsp?timeline=complete_911_timeline&amp;day_of_9/11=dayOf911&amp;startpos=200</a></p>
<p>[102]  								<span style="text-decoration:underline;"> <a href="http://complete911timeline.org/timeline.jsp?day_of_9/11=dayOf911&amp;timeline=complete_911_timeline&amp;startpos=300" target="_blank">http://complete911timeline.org/timeline.jsp?day_of_9/11=dayOf911&amp;timeline=complete_911_timeline&amp;startpos=300</a></span></p>
<p>[103]  								 								<a href="http://www.economist.com/science/displayStory.cfm?Story_ID=787987" target="_blank">http://www.economist.com/science/displayStory.cfm?Story_ID=787987</a></p>
<p>[104] 								<a href="http://www.9-11commission.gov/report/911Report.pdf" target="_blank">http://www.9-11commission.gov/report/911Report.pdf</a></p>
<p>[105]  								 								 								<a href="http://www.cooperativeresearch.org/entity.jsp?id=1521846767-2034" target="_blank"> http://www.cooperativeresearch.org/entity.jsp?id=1521846767-2034</a></p>
<p>[106]  								 								                                 <a href="http://news.minnesota.publicradio.org/features/2004/05/31_catlinb_airguardmuseum/" target="_blank">http://news.minnesota.publicradio.org/features/2004/05/31_catlinb_airguardmuseum/</a></p>
<p><em><span style="font-size:x-small;">English                                  title: Pipelines to  		9/11<br />
di Rudo de Ruijter,<br />
Ricercatore indipendente<br />
Paesi Bassi</span></em></p>
<p><em> Testo originale: novembre 2006, traduzione:                                  agosto 2009 </em></p>
<p><em> tradotto da </em></p>
<p><strong> Carlo Pappalardo</strong></p>
<p><a href="http://bastianini.info/" target="_blank">http://bastianini.info</a></p>
Posted in riflessioni  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gestcredit.wordpress.com/43596/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gestcredit.wordpress.com/43596/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gestcredit.wordpress.com/43596/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gestcredit.wordpress.com/43596/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gestcredit.wordpress.com/43596/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gestcredit.wordpress.com/43596/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gestcredit.wordpress.com/43596/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gestcredit.wordpress.com/43596/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gestcredit.wordpress.com/43596/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gestcredit.wordpress.com/43596/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=43596&subd=gestcredit&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Giustizia e dintorni &#8211; Quando il cittadino è solo un suddito senza diritti</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 14:40:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cocco bill</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Era maggio 2008 quando, dopo circa sei mesi di duro lavoro  con un contratto a termine a 700 euro al mese (di quelli regolati dalla  legge Biagi, per intenderci)  decisi di comprare  una moto usata: una Honda SH 150 nera. Almeno, quello mi sembra di ricordare fosse il colore.
Non si trattava di un vezzo, anche [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=41665&subd=gestcredit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Era maggio 2008 quando, dopo circa sei mesi di duro lavoro  con un contratto a termine a 700 euro al mese (di quelli regolati dalla  legge Biagi, per intenderci)  decisi di comprare  una moto usata: una Honda SH 150 nera. Almeno, quello mi sembra di ricordare fosse il colore.</p>
<p><img class="size-full wp-image-41710 alignright" title="la mia honda sh 150 black" src="http://gestcredit.files.wordpress.com/2009/06/la-mia-honda-sh-150-black1.jpg?w=450&#038;h=350" alt="la mia honda sh 150 black" width="450" height="350" />Non si trattava di un vezzo, anche se, forse, avevo ben meritato di potermelo concedere. Non la utilizzavo per girovagare in città la mia moto; semplicemente io abito a Roma, in zona Casal de&#8217; Pazzi e la sede di lavoro si trovava dall’altra parte di questa immensa metropoli che è la capitale. In via di Grotta Perfetta, a voler essere precisi.</p>
<p>Dunque, la moto costituiva per me l’unica alternativa per  poter sperare di arrivare in orario nei locali della società in cui lavoravo, senza essere costretto a regolare  la sveglia all’alba. I romani lo sanno bene: non si può dire che via di Grotta Perfetta  sia proprio ben servita dalla rete di trasporto pubblico.</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-41665"></span></p>
<p>Ma, in una grigia e piovosa giornata di novembre (può mai esserci sole a novembre?) iniziò l’incubo. La mia SH 150 non era più lì, nel posto dove l’avevo lasciata la sera prima. Potete senz’altro immaginare la mia disperazione. Anche se avevo la copertura assicurativa per il furto, considerata la franchigia ed i tempi necessari per la liquidazione, ne avrei dovuto fare di levatacce al mattino. E, non avrei potuto ricomprarne un’altra.</p>
<p>Ed immaginerete allora anche la mia gioia quando, due giorni dopo, il commissariato di P.S. di San Basilio mi comunicò di aver ritrovato la mia amata Honda SH 150 di colore nero. Era stata abbandonata a 100  metri da casa mia. Non si era neanche allontanata troppo da me. Forse anche lei mi si era affezionata.</p>
<p>Trovai gli agenti che piantonavano la mia  moto. Avvertii subito qualcosa di strano nell’aria. Più che nell’aria, in verità, quel qualcosa di strano stazionava a pochi metri dalla volante della polizia di stato. Era un carro attrezzi di colore giallo, questo sì me lo ricordo bene. Ma non ci feci troppo caso, in quel momento.</p>
<p>Uno degli agenti si avvicinò e mi porse un foglio da firmare. Pensai si trattasse del verbale di ritrovamento. Non mi sbagliavo. Era proprio un verbale. Ma, ahimè, un verbale di sequestro giudiziario.</p>
<p>Cominciai a leggere. L’intestazione riportava “Questura di Roma – Commissariato di P.S. “San Basilio”, ma ancora non capivo. Capii quando arrivai alla formula di rito ”<em>Il motoveicolo, rinvenuto dagli operanti in stato di abbandono nel parco di Aguzzano, veniva immediatamente posto sotto sequestro e trasportato mediante carro attrezzi presso la Sezione Motorizzazione della Questura di Roma ove verrà custodito a disposizione dell’Autorità Giudiziaria ed in attesa dei rilievi della Polizia Scientifica. Il sequestro è stato operato su un mezzo presumibilmente adoperato in occasione della commissione del delitto di tentato omicidio e quindi costituente quantomeno caso pertinente al reato medesimo da sottoporre ad accertamenti tecnici.</em>”</p>
<p>Era la sera del 27 novembre 2008 quella in cui vidi la mia Honda SH 150 di colore nero, nero come il mio stato d’animo, ormai imbracata su un carro attrezzi di colore giallo, allontanarsi  lungo i viali dell’estrema periferia in cui abito. Scortata da una volante della polizia di stato.</p>
<p>Probabilmente mi sbaglierò: si tratta certamente di pura suggestione o di una allucinazione da stress. Ma, quando torno col pensiero a quei momenti, mi sembra quasi di sentire urlare: “Perché mi portate via, cosa mi fate! Io  non ho partecipato a nessun tentativo di omicidio. Lo giuro &#8230;”</p>
<p>Fu quella l’ultima volta che vidi la mia Honda SH 150 di colore nero. Nero, o forse giallo. Oppure  azzurro, come il colore dell’auto della polizia. Oggi, lo confesso, non potrei giurare sul colore della mia HONDA SH 150.</p>
<p>Sono passati 195 giorni da quel maledetto giovedì 27 novembre 2008.</p>
<p>A dicembre ho comprato una nuova moto per poter continuare a raggiungere, in orario, il posto di lavoro. L’ho acquistata con un finanziamento a 72 mesi. Costo base 4900 euro e taeg all’8%.</p>
<p>E poiché per Aurora UGF (la compagnia con la quale la moto era assicurata) non è possibile, in caso di sequestro giudiziario, sospendere la polizza  e compensarla, ne ho dovuto stipulare un’altra ex-novo. Con soli 650 euro mi è passata la paura.</p>
<p>Peccato che, poi,  a fine gennaio 2009 sono stato licenziato. Ma continuo a pagare le rate  O meglio, le paga mio padre  che ha fatto da garante.</p>
<p>A giugno ho presentato la dichiarazione dei redditi per l’anno 2008. Ho versato circa  4000 euro di tasse, comprese le addizionali regionali e comunali. Oltre ai contributi INPS per una pensione che non vedrò mai.</p>
<p>Ma per le tasse, quelle sì, provo la gioia e l’orgoglio di un  cittadino modello. A scuola, nell&#8217;ora di educazione civica,  mi hanno insegnato che le tasse si pagano anche per potenziare il servizio di trasporto  pubblico. Compresi i bus che non mi portano  a via di Grotta Perfetta.</p>
<p>Le tasse vengono impiegate per gli stipendi delle forze di polizia. E gli agenti, si sa, prevengono i delitti o, quantomeno, li reprimono. Anche attraverso il sequestro di moto molto &#8220;sospette&#8221;, come la mia.</p>
<p>Le tasse servono a pagare il carro attrezzi di colore giallo, come quello che portò via la mia Honda SH 150 (grigia ??). E servono a pagare la custodia giudiziaria della mia moto. Mi hanno detto che nel deposito dove l’hanno sistemata, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, le moto vengono trattate .. ehm .. con i guanti bianchi, anche se solo per non lasciare impronte digitali estranee a quelle del presunto aspirante omicida.</p>
<p>Sono contento lo stesso però. Volete mettere? Per carro attrezzi e custodia giudiziaria non dovrò sborsare un euro. Non è cosa da niente.</p>
<p>E servono, le tasse versate dai contribuenti, per pagare gli stipendi ai giudici  e sostenere i costi per attrezzare i laboratori scientifici (tipo quelli che vediamo in tv con CSI &#8211; Scena del crimine) in modo che possano essere effettuati anche i rilievi tecnici sulla mia Honda SH 150.</p>
<p>Di tanto in tanto provo ancora a chiamare al telefono il Commissariato &#8220;San Basilio&#8221; per chiedere notizie sul dissequestro. Ma la risposta è sempre la stessa: &#8220;Spiacente, i rilievi tecnico scientifici non sono stati ancora ultimati. Provi a richiamare fra qualche mese &#8230;&#8221;</p>
<p>Oggi, 12 giugno 2009, ho ancora tanti dubbi ed una sola certezza. Quando un giorno saranno completati  i rilievi investigativi sulla mia  Honda SH 150 di colore verde (sì, era verde, a rifletterci bene) dovrò pagare io il carro attrezzi di colore giallo per riportarla a casa  (ormai la moto è senza copertura assicurativa, scaduta a maggio 2009).</p>
<p>Ma non dispero. Può darsi che lasciandola lì, nel deposito ove si trova adesso, mi faranno uno sconto sul costo di rottamazione. Io dico di sì, loro sono tanto comprensivi e, quel che più conta, si immedesimano sempre  nei problemi dei  cittadini e si fanno in quattro per risolverli.</p>
<p>Certo, a volte la  fede nelle istituzioni un pò vacilla: mi sorprendo a pensare che forse sarebbe stato meglio se la mia Honda SH 150 l&#8217;avessero trovata gli zingari, i rumeni o dei semplici ladri   invece della polizia. Sarei stato certamente più fortunato se quel giorno gli agenti fossero andati a &#8220;proteggere&#8221; qualche altro cittadino da qualche altra parte o se, magari,  prima del ritrovamento,  alla volante  fosse capitato un piccolo incidente. Ma senza feriti, per carità.</p>
<p>Tranquilli. Il mio smarrimento dura appena qualche attimo. E, subito, la  mia fiducia nella Giustizia riprende più  incrollabile e convinta che mai &#8230;</p>
Posted in riflessioni Tagged: attualità, cronaca, news, notizie, riflessioni <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gestcredit.wordpress.com/41665/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gestcredit.wordpress.com/41665/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gestcredit.wordpress.com/41665/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gestcredit.wordpress.com/41665/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gestcredit.wordpress.com/41665/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gestcredit.wordpress.com/41665/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gestcredit.wordpress.com/41665/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gestcredit.wordpress.com/41665/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gestcredit.wordpress.com/41665/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gestcredit.wordpress.com/41665/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=41665&subd=gestcredit&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>I cattivi maestri e le vacanze diverse &#8230; a Villa Certosa</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 13:01:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
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		<description><![CDATA[

Questo lo slogan con il quale il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, ha lanciato un programma educativo per 1340 ragazzi reclutati tra i più meritevoli, in età compresa fra i 16 e i 22 anni (e sarebbe interessante sapere in quanti hanno risposto al bando ministeriale).

Descrivendo la lodevole iniziativa l&#8217;on. Alessandro Pagano (ex assessore al Bilancio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=41113&subd=gestcredit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><a href="http://www.gioventu.it/sala-stampa/comunicati/campogiovani-2009---un%27estate-diversa.aspx"><img class="aligncenter size-full wp-image-41120" title="logo campo giovani" src="http://gestcredit.files.wordpress.com/2009/06/logo-campo-giovani.jpg?w=413&#038;h=147" alt="logo campo giovani" width="413" height="147" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff9900;font-size:20px;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-41201" title="Ibiza? Banale. New York? Commerciale. Mykonos? Ordinario. Questa estate fai una cosa diversa. Questa estate, fa’ la cosa giusta. Una settimana per apprendere nozioni utili, fare amicizia, conoscere persone straordinarie, scoprire attitudini e soddisfare la propria voglia di impegno civile" src="http://gestcredit.files.wordpress.com/2009/06/disclaimer.jpg?w=660&#038;h=235" alt="Ibiza? Banale. New York? Commerciale. Mykonos? Ordinario. Questa estate fai una cosa diversa. Questa estate, fa’ la cosa giusta. Una settimana per apprendere nozioni utili, fare amicizia, conoscere persone straordinarie, scoprire attitudini e soddisfare la propria voglia di impegno civile" width="660" height="235" /></strong></span></p>
<p style="text-align:justify;">Questo lo slogan con il quale il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, ha lanciato <a href="http://www.gioventu.it/sala-stampa/comunicati/campogiovani-2009---un%27estate-diversa.aspx" target="_blank"><strong>un programma educativo</strong> </a>per 1340 ragazzi reclutati tra i più meritevoli, in età compresa fra i 16 e i 22 anni (e sarebbe interessante sapere in quanti hanno risposto al bando ministeriale).</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-41113"></span></p>
<p>Descrivendo la lodevole iniziativa l&#8217;on. Alessandro Pagano (ex assessore al Bilancio della Regione Sicilia) in un articolo a titolo &#8220;Una nuova pedagogia per cancellare i cattivi maestri&#8221; pubblicato sul sito <a href="http://www.mascellaro.it/node/33275" target="_blank"><strong>Il Mascellaro.it</strong></a> e recitato in un video youtube,  scrive fra l&#8217;altro:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;La cultura dell’impegno in alternativa alla cultura dell’indifferenza; l’educazione alla cittadinanza da contrapporre al bullismo o al nichilismo; il volontariato, la disciplina e la meritocrazia vincenti rispetto all’assenza dei valori e all’anarchia. Sono questi in sintesi gli obiettivi, neanche tanto velati, che si è prefissata Giorgia Meloni, intraprendente e valoriale Ministro delle Gioventù del Governo Berlusconi.&#8221;</em></p>
<p><em>&#8220;Come è stato sottolineato da tutti gli educatori è diventato normale in questa società pensare che tutto sia uguale e che nulla abbia valore se non il denaro, il potere, la posizione sociale.  La cultura del desiderio e della trasgressione ormai la fanno da padrona in ogni programma televisivo mentre è stata negata la speranza e la positività della vita.  Sta crescendo in questa Italia post-sessantottina una generazione di ragazzi che si sentono orfani: senza padri, senza maestri, senza Dio.  Costretti a camminare come sulle sabbie mobili, sono annoiati, senza ideali ed in balia alle mode del momento.&#8221;</em></p>
<p><strong><em>&#8220;Ma la loro noia ha una responsabilità. Chi doveva educare (cioè la generazione degli attuali 50-60enni) dove era? Cosa faceva? Che testimonianza dava?&#8221;</em></strong></p></blockquote>
<p style="text-align:center;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://gestcredit.wordpress.com/2009/06/02/i-cattivi-maestri-e-le-vacanze-diverse/"><img src="http://img.youtube.com/vi/zYsC9PeA4qE/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p style="text-align:center;">(l&#8217;on. Alessandro Pagano in &#8220;Una nuova pedagogia per cancellare i cattivi maestri&#8221;)</p>
<h6 style="text-align:center;"><span style="color:#ffffff;">.</span></h6>
<p>Col senno di poi, si discute oggi se sarebbe stato il caso di  includere, nel programma educativo dell&#8217;<em>intraprendente e valoriale Ministro delle Gioventù del Governo Berlusconi</em>,  anche una settimana a Villa Certosa.</p>
<p><em>&#8220;C’è la gelateria. Tu vai lì, e ti servono tutto il gelato che vuoi. Gratis. Se ci pensa, è una trovata molto divertente. E sa qual è il gusto più buono? Il gelato del Presidente, squisito!&#8221;  racconta </em><a href="http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_31/dellutri_mai_minorenni_c9e70010-4db1-11de-891f-00144f02aabc.shtml" target="_blank"><strong>Marcello Dell&#8217;Utri</strong></a>. <em>&#8220;E c&#8217;è pure la pizzeria. Ecco, si vaga nei giardini mangiando sorbetti e tranci di pizza, e poi si chiacchiera, si parla, si fa salotto&#8230; &#8221;</em></p>
<p><em> </em>Esiste un posto migliore dove acquisire l&#8217;attitudine ad una alimentazione così semplice, sana e genuina?</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/politica/09_maggio_30/intervista_briatore_cavaliere_veronica_marco_cremonesi_4e862554-4cdf-11de-82fb-00144f02aabc.shtml" target="_blank"><strong>Flavio Briatore</strong> </a>ci fa sapere, invece,  che a villa Certosa  <em>&#8220;c’è il gioco del vulcano. Si chiacchiera del più e del meno e quando il gruppo si avvicina al laghetto Silvio </em><em>finge di preoccuparsi, dicendo che la Sardegna è una zona vulcanica. E a quel punto si sente un’esplosione pazzesca, ci sono effetti tipo fiamme&#8230;&#8221;</em></p>
<p>Dopo l&#8217;Aquila, è il vulcano di Villa Certosa il sito più adatto ad esercitazioni di protezione civile finalizzate a  soddisfare la voglia di impegno sociale dei giovani.</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/cronache/09_giugno_01/bondi_ragazze_villa_roncone_1467a634-4e71-11de-be80-00144f02aabc.shtml" target="_blank"><strong>Sandro Bondi</strong> </a>testimonia <em>&#8220;che la villa è a pochi metri dal mare. Una mare, come lei saprà, di una bellezza assoluta&#8221;.</em> Eppoi <em>&#8220;nei giardini della villa ci si può tro­vare a cena, oppure a pranzo, con imprendito­ri di passaggio, e con amici, con parlamentari, con dirigenti politici&#8230; ma anche, e questo è uno degli aspetti francamente più simpatici, con tante belle famigliole&#8221;.</em></p>
<p>Non c&#8217;è altro posto al mondo che offra, come Villa Certosa, occasioni  per fare amicizie e conoscere persone straordinarie: Mirek Topolanek ex primo ministro ceco (anche se lo si incontrasse nudo, le nozioni di naturismo possono essere molto istruttive) Noemi Letizia e le Fantastiche 4 e, come abbiamo visto, Marcello Dell&#8217;Utri (pregiudicato, ma non per rapina impropria), Sandro Bondi (ex sindaco comunista di Favizzano fulminato sul viale che porta ad Arcore), Flavio Briatore (proprietario del famosissimo Billionaire) e tanti altri.</p>
<p>Ed ancora il settimanale <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/05_Maggio/17/villa_certosa.shtml" target="_blank"><strong>Oggi</strong></a> riferisce  che a Villa Certosa è possibile ammirare il teatro greco romano per le  esibizioni del premier in coppia con il cantante Mariano Apicella (i testi delle canzoni sono scritti personalmente da Silvio Berlusconi, questa la ragione per cui Apicella si è guadagnato un&#8217;immensa fama come cantastorie),  l&#8217;immancabile campo di calcio, la statua della donna-cavallo, l&#8217;angolo dei dolmen, la piscina con acqua di mare a forma di palma per la talassoterapia con intorno i cactus (piante mai viste in Sardegna), finti nuraghi, laghetti artificiali con tanto di isolette &#8230;</p>
<p>Ma quello della Gioventù è un  ministero senza portafoglio. Dove reperire i fondi per finanziare un soggiorno di una settimana a Villa Certosa? Nessun timore. E&#8217; ancora <a href="http://www.corriere.it/politica/09_maggio_30/intervista_briatore_cavaliere_veronica_marco_cremonesi_4e862554-4cdf-11de-82fb-00144f02aabc.shtml" target="_blank"><strong>Flavio Briatore</strong> </a>a venirci in aiuto con le sue confidenze a  fil di voce: &#8220;<em>Il presidente ama circondarsi di per­sone giovani: sono meno noiose, ti dan­no ispirazione, sono il futuro. In più, lui è una persona di una generosità unica.&#8221;</em></p>
<p>Resta un ultimo ostacolo: come si trasferiscono tanti giovani a Villa Certosa, in Sardegna, a costo zero?</p>
<p>E&#8217; addirittura  <a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-5/interrogazione-voli/interrogazione-voli.html" target="_blank"><strong>Palazzo Chigi</strong></a> a far sapere che  &#8220;se pò fa&#8221; o meglio &#8220;Yes, we can&#8221;.   &#8220;<em>Con riferimento alla facoltà che a persone estranee alla delegazione possa essere offerta la possibilità di un passaggio sull&#8217;aereo di Stato assegnato </em>al<em><strong> </strong>servizio del premier&#8221;</em> recita la nota ufficiale <em>&#8220;</em><em>l&#8217;imbarco aggiuntivo di uno o più passeggeri su un volo già programmato non comporta alcun aggravio di spesa&#8221;.</em></p>
<p>Bingo!</p>
<p>E dunque, se il ministro Meloni  <em>programmasse</em> con il premier Silvio Berlusconi un paio  di visite istituzionali in Sardegna, sarebbe pienamente legittimo imbucare, in ogni volo dell&#8217;aereo di Stato, anche i vincitori del concorso <a href="http://www.gioventu.it/sala-stampa/comunicati/campogiovani-2009---un%27estate-diversa.aspx" target="_blank"><strong>&#8220;Campo Giovani 09 &#8211; una vacanza diversa a Villa Certosa&#8221;</strong></a>.</p>
<p style="text-align:center;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://gestcredit.wordpress.com/2009/06/02/i-cattivi-maestri-e-le-vacanze-diverse/"><img src="http://img.youtube.com/vi/Wzn1iFkKt_I/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p style="text-align:center;">(la gioventù Berlusconiana)</p>
<p style="text-align:center;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://gestcredit.wordpress.com/2009/06/02/i-cattivi-maestri-e-le-vacanze-diverse/"><img src="http://img.youtube.com/vi/E0UBZ0z0bvo/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p style="text-align:center;">(quella dei fighetti del loft)</p>
<p style="text-align:center;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://gestcredit.wordpress.com/2009/06/02/i-cattivi-maestri-e-le-vacanze-diverse/"><img src="http://img.youtube.com/vi/KWQWqyuX5LY/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p style="text-align:center;">(la meglio gioventù)</p>
<p style="text-align:center;">
<h2 style="text-align:center;">Articoli correlati</h2>
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<span style="font-family:Arial;color:#ff9900;">► </span><a href="http://gestcredit.wordpress.com/2009/05/24/limperatore-tiberio-e-le-sue-vacanze-in-letizia-nellisola-di-capri/" target="_blank">L’imperatore Tiberio e le sue vacanze “in letizia” nell’isola di Capri</a><br />
<span style="font-family:Arial;color:#ff9900;">► </span><a href="http://gestcredit.wordpress.com./2009/05/24/il-berlusconi-dolens/" target="_blank">Il BERLUSCONI dolens</a><br />
<span style="font-family:Arial;color:#ff9900;">► </span><a href="http://gestcredit.wordpress.com/2009/05/24/il-berlusconi-senza-trucco-e-senza-inganno/" target="_blank">Il BERLUSCONI senza trucco e senza inganno</a><br />
<span style="font-family:Arial;color:#ff9900;">► </span><a href="http://gestcredit.wordpress.com/2009/05/24/il-berlusconi-ridens/" target="_blank">Il BERLUSCONI ridens</a><br />
<span style="font-family:Arial;color:#ff9900;">► </span><a href="http://gestcredit.wordpress.com/2009/05/24/vergognati-tu/" target="_blank">Il BERLUSCONI mendax</a><br />
<span style="font-family:Arial;color:#ff9900;">► </span><a href="http://gestcredit.wordpress.com/2008/04/09/io-non-gliela-do/" target="_blank">Io non gliela do &#8230;</a></h5>
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	</item>
		<item>
		<title>In Europa lo spettro della deflazione</title>
		<link>http://gestcredit.wordpress.com/2009/05/29/in-europa-lo-spettro-della-deflazione/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 10:32:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cocco bill</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[deflazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Inflazione a zero nell&#8217;Eurozona. In base ai dati diffusi oggi da Eurostat, l&#8217;indice dei prezzi al consumo dei sedici paesi dell&#8217;area euro a maggio è rimasto fermo rispetto allo stesso mese di un anno fa rispetto al +0,6 per cento di aprile. Si tratta del livello più basso da quando è iniziata la rilevazione, nel [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=40946&subd=gestcredit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="size-medium wp-image-40954 alignleft" title="deflazione" src="http://gestcredit.files.wordpress.com/2009/05/deflazione.jpeg?w=300&#038;h=285" alt="deflazione" width="300" height="285" />Inflazione a zero nell&#8217;Eurozona. In base ai dati diffusi oggi da Eurostat, l&#8217;indice dei prezzi al consumo dei sedici paesi dell&#8217;area euro a maggio è rimasto fermo rispetto allo stesso mese di un anno fa rispetto al +0,6 per cento di aprile. Si tratta del livello più basso da quando è iniziata la rilevazione, nel 1996, un dato inferiore a tutte le previsioni degli analisti che si attendevano un +0,2 per cento tendenziale.</p>
<p>Dopo il record del 4,0 per cento toccato lo scorso giugno e lo scorso luglio, l&#8217;inflazione dell&#8217;Eurozona ha iniziato una picchiata legata all&#8217;aggravarsi della crisi e alla caduta delle quotazioni petrolifere.</p>
<p>Dunque lo spettro della deflazione comincia ad aggirarsi in Europa.</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-40946"></span></p>
<p>La deflazione è molto più di una semplice recessione, non si esaurisce affatto in un arretramento della crescita economica. Le recessioni sono relativamente frequenti (l’ultima in America avvenne nel 2001), sono un male curabile e ben noto alle autorità di politica economica.</p>
<p>La deflazione invece è un fenomeno difficile da capire finché non ci si è in mezzo: e allora è troppo tardi. Gli anni Trenta sono l’unico caso precedente di una deflazione globale nell’èra moderna.</p>
<p>La deflazione non è soltanto dis-inflazione, cioè il contrario del rincaro del costo della vita. Una disinflazione è ben vista dai consumatori perché aumenta il loro potere d’acquisto (anche se il consumatore italiano spesso è l’ultimo a beneficiarne perché monopoli, intermediari e corporazioni parassitarie sequestrano il vantaggio).</p>
<p>Secondo gli economisti, invece, la deflazione è distruttiva. Se stentiamo a capirne la portata reale – essi argomentano – è proprio perché abbiamo tendenza a concentrare l’attenzione sui prezzi al consumo, le vendite al dettaglio, le etichette del supermercato, le bollette della luce e del telefono, il costo di un’automobile o di un computer.</p>
<p>Ma, aggiungono i signori dell’economia, “ci sono altri prezzi che sono ancora più influenti per determinare lo stato di salute dell’economia. Noi consumiamo solo una piccola parte della nostra ricchezza. La spesa annua che dedichiamo ai consumi è una frazione del nostro patrimonio: quest’ultimo include la nostra casa, la liquidità depositata in banca, i risparmi investiti in Bot o in Borsa o in fondi comuni, il Tfr, la pensione già maturata, la polizza vita.</p>
<p>A livello nazionale, il patrimonio accumulato dal paese – tutte le proprietà dello Stato, il capitale delle imprese, i portafogli di investimenti delle assicurazioni e delle banche – vale ben di più del flusso annuo che è misurato dal Pil, cioè il reddito prodotto in dodici mesi.</p>
<p>Ecco perché bisogna prestare attenzione ai prezzi non solo dei beni di consumo, ma anche dei beni capitali. Se si abbassano sensibilmente i valori di questi patrimoni – case, titoli – noi diventiamo tutti più poveri. E ci comportiamo di conseguenza”.</p>
<p>Ma, chi non ha casa, chi non ha lavoro, chi non ha liquidità depositata in banca, chi non ha i risparmi investiti in Bot o in Borsa o in fondi comuni, il Tfr, la pensione maturata e la polizza vita non può che augurarsi una formidabile deflazione.</p>
<p>Allora precari, affittuari (ma anche proprietari della casa in cui si abita) debitori, correntisti con conto in rosso, giovani senza futuro, senza Tfr e senza pensione, gente che non arriva alla terza settimana, adesso sapete per cosa dovete tifare.</p>
<p>Almeno con la deflazione potremo sempre permetterci un piatto di spaghetti al sugo o “ajo e ojo”. Senza deflazione (e con l’inflazione) neanche più quelli ci saranno concessi …</p>
Posted in riflessioni Tagged: deflazione <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gestcredit.wordpress.com/40946/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gestcredit.wordpress.com/40946/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gestcredit.wordpress.com/40946/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gestcredit.wordpress.com/40946/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gestcredit.wordpress.com/40946/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gestcredit.wordpress.com/40946/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gestcredit.wordpress.com/40946/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gestcredit.wordpress.com/40946/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gestcredit.wordpress.com/40946/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gestcredit.wordpress.com/40946/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=40946&subd=gestcredit&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Economia islamica: una vera rivoluzione finanziaria e culturale</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 05:52:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[mutui]]></category>
		<category><![CDATA[mutuo]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche il TG3 di sabato 7 marzo finisce col non fare eccezione e, pur informando sul convegno alla Facoltà di economia con Sami Al Suwailem (vicepresidente della Islamic Development Bank), è legato ai tempi contati dei servizi e finisce col fornire solo poche briciole al telespettatori sui contenuti straordinari della finanza islamica, e neppure tutti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=24036&subd=gestcredit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-medium wp-image-24039" title="banca islamica" src="http://gestcredit.files.wordpress.com/2009/03/bancaislamica.jpg?w=300&#038;h=202" alt="banca islamica" width="300" height="202" />Anche il TG3 di sabato 7 marzo finisce col non fare eccezione e, pur informando sul convegno alla Facoltà di economia con Sami Al Suwailem (vicepresidente della Islamic Development Bank), è legato ai tempi contati dei servizi e finisce col fornire solo poche briciole al telespettatori sui contenuti straordinari della finanza islamica, e neppure tutti i più importanti.</p>
<p>Ci aiuta di più la pagina economica del “Secolo XIX” di giovedì 5 marzo, che vi invito davvero a procurarvi, con un articolo a firma Roberto Scarcella. Il testo è corredato da una foto di una filiale della Islamic Bank con ingressi separati per uomini e donne (!), ma, a mia discolpa, devo dire che non sto portando in auge l’Islam per festeggiare l’integrazione tra i sessi o cos’altro.</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-24036"></span></p>
<p>Si tratta, invece, di prendere quello che c’è di buono da ogni parte del mondo e, a fianco di un sistema economico che stritola le risorse e si preoccupa del Dio denaro, c’è chi invece, attingendo al Corano, si promuove per aiutare il singolo e le sue iniziative.</p>
<p>Scarcella ha intervistato, tra l’altro, anche Alfredo Maiolese, dell’International States Parliament for Security and Peace e personaggio conosciuto della comunità islamica del capoluogo regionale, che si batte per realizzare l’apertura di uno sportello all’interno di una delle banche della città.  Non ci credete ancora, vero, sui contenuti rivoluzionari di questo sistema bancario che, una volta che il progetto andasse a buon fine, non sarà aperto solo ai musulmani? E allora, in poche righe, parliamo del principio cardine di questo tipo di economia: vietati gli interessi, le banche dovranno sostenersi sui costi di servizio.  E ancora, riportiamo testualmente da pag. 14: “… Se per esempio gli interessi sui mutui occidentali sono volatili, nella finanza islamica si concorda un prezzo al momento dell’acquisto dell’immobile e quello resta. Con un altro distinguo: se in Europa si diventa insolventi è facile perdere la proprietà della casa, o subire interventi da parte degli istituti di recupero crediti &#8211; spiega Maiolese -. La regola islamica impone che si faccia di tutto prima di arrivare a far perdere l’immobile. Si aspettano tempi migliori. E non sono rari i casi in cui lo stesso istituto di credito trova un lavoro a chi non ha più i soldi per ripagarsi la casa…”.  Poi ci sono i casi di sponsorizzazione da parte delle banche di idee ritenute meritevoli. La banca ci mette il denaro e il cliente si occupa della sua realizzazione. Dividendi per entrambi i soggetti e se c’è una perdita è tutta per la banca. E i fallimenti? Se si è avuto un comportamento corretto durante l’attività non si è segnati per sempre e, con una nuova idea valida, si può ritornare a essere rifinanziati. Sì, non è proprio quello che succede nel nostro mondo…  Però, mentre l’articolista parla adottando il tempo “futuro” (“Genova sarà anche la prima città italiana ad aprire con convinzione le porte alla finanza islamica…”), la sottoscritta, meno fiduciosa, avrebbe usato il condizionale. Della serie, finché non ci sarà, non ci credo. I colossi bancari italiani seguono altri principi.</p>
<p>di Laura Sergi</p>
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		<title>Il fallimento familiare esiste, anche se non è contemplato dal codice di procedura civile</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 03:54:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
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		<category><![CDATA[credito al consumo]]></category>
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		<description><![CDATA[di Dario  Aquaro e Melania Di  Giacomo
Fuori dall&#8217;ufficio del giudice delle esecuzioni immobiliari del tribunale di Bologna un manipolo di avvocati è in attesa delle udienze. Nel 2008 i  pignoramenti degli immobili, cioè gli atti con cui ha inizio  l&#8217;espropriazione forzata dell&#8217;abitazione, del garage o della bottega, sono  stati 664: [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=21493&subd=gestcredit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">di <a href="http://www.lastefani.it/settimanale/redazione.php?id=2">Dario  Aquaro</a> e <a href="http://www.lastefani.it/settimanale/redazione.php?id=13">Melania Di  Giacomo</a></p>
<p style="text-align:justify;">Fuori dall&#8217;ufficio del giudice delle esecuzioni immobiliari del tribunale di Bologna un manipolo di avvocati è in attesa delle udienze. Nel 2008 i  pignoramenti degli immobili, cioè gli atti con cui ha inizio  l&#8217;espropriazione forzata dell&#8217;abitazione, del garage o della bottega, sono  stati 664: una cifra record, “quasi raddoppiata rispetto ai 350 del 2003”,  spiega il giudice Maurizio Atzori.</p>
<p style="text-align:justify;">Ad impressionare non è il numero, ma la sua  crescita costante: 558 esecuzioni nel 2005, 598 nel 2006, 649 nel 2007.  Un aumento progressivo che non è certo figlio di questo ciclo economico, se una  causa civile fino all&#8217;esecuzione può durare anche sette anni. Lo è però il fatto  che si arrivi più spesso alla vendita coattiva della casa: lo scorso anno sono  stati battuti all&#8217;asta 280 immobili, per un valore di 80 milioni di euro.</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-21493"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Come si arriva fino a settecento pignoramenti in un anno? In  tribunale la risposta più diffusa è “fallimento familiare”, ovvero l&#8217;incapacità  della famiglia di far fronte ai debiti. <img class="border" src="090212/articoli/inchiesta/immagini/foto01.jpg" alt="" align="right" />Ma perché la  gente si indebita? “La crisi colpisce diversi settori, la composizione del  debito va ben al di là del mutuo. E&#8217; molto più varia ed estesa”, dice il giudice  Atzori.</p>
<p style="text-align:justify;">Eppure a guardare le cifre si potrebbe pensare che l&#8217;aumento delle  procedure esecutive immobiliari sia quasi tutto imputabile all&#8217;incapacità di  pagare la casa. Invece no, spiega il giudice, “a incidere sono anche i mutui, ma  raramente come fatto iniziale. I numeri parlano di vittime del credito al  consumo, artigiani costretti a rinunciare alla bottega, piccoli commercianti  che abbandonano la ditta”.</p>
<p style="text-align:justify;">Un processo a cascata che decreta la morte civile di  una persona. Come è successo all&#8217;imprenditore Paolo Landi, proprietario di otto  negozi di telefonia, la cui storia &#8211; segnata anche da uno sciopero della fame &#8211;  è finita sui giornali. Dopo un controllo fiscale, riceve una multa di due  milioni per frode. Abbandona il tenore di vita cui era abituato, vende la  Porsche e si autostipendia come dipendente: “Mi trovo in una situazione in cui  il fisco blocca i miei capitali immobiliari. Quando le banche si sono accorte  che Equitalia mi aveva pignorato appartamenti, depositi e negozi, mi hanno  revocato i fidi concessi sulla base di quelle garanzie”.</p>
<p style="text-align:justify;">I prestiti gli sono  stati richiesti, è stato decretaro il fallimento per una delle sue aziende, il  negozio tra via Indipendenza e via Righi, concessionario di una società  telefonica, ha dovuto chiudere perché la compagnia ha revocato l&#8217;accordo  commerciale. Cinquanta dipendenti rischiano il posto: eccolo lì, il  “fallimento familiare”. Alla fine della cascata.</p>
<p style="text-align:justify;">La novità di questo  ciclo economico sembra essere questa: nelle procedure per garantire il credito  sono i grandi soggetti che vanno a traino dei piccoli creditori.<img class="border" src="090212/articoli/inchiesta/immagini/foto02.jpg" alt="" align="left" /> Alle rate del mutuo da pagare, si aggiungono quelle del prestito per l&#8217;auto, le  piccole somme mensili da restituire alla finanziaria, che sono le prime a non  trovare copertura e a trasformarsi in morosità. “Le esecuzioni vengono fatte da  creditori normali, da ditte commerciali, poi la banca viene &#8216;notiziata&#8217; perché  ha l&#8217;ipoteca sull&#8217;immobile”, chiarisce un legale che tutela gli istituti di  credito.</p>
<p style="text-align:justify;">Prima di arrivare in tribunale, le banche e le finanziarie hanno  interesse a &#8216;monetizzare&#8217; il dovuto, anche a costo di perderne una percentuale,  e si muovono secondo le garanzie offerte al momento di contrarre il debito. Se  si tratta di un mutuo ipotecario &#8211; racconta il direttore di una filiale in via  Saffi &#8211; passano anche alcuni mesi prima dell&#8217;affidamento alla gestione delle  morosità”. Altrimenti, l&#8217;istituto non temporeggia.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; il caso di un lavoratore  con accredito dello stipendio sul conto corrente, dal quale la banca preleva le  rate di un prestito personale. Se perde il lavoro, da cliente diventa subito  debitore e la sua posizione passa al recupero crediti. A quel punto si cerca un  accordo stragiudiziale ed è tutto un puntare al rialzo.</p>
<p style="text-align:justify;">Si valuta la  solvibilità del debitore e le proprietà (mobili e immobili) da poter  eventualmente &#8216;aggredire&#8217;. Il gioco delle parti si compie nel riuscire a  spuntare le condizioni più convenienti. “Quando ti vengono a pignorare la casa &#8211;  racconta l&#8217;avvocato Stefano Cervellati &#8211; si producono due diverse reazioni. C&#8217;è  chi fa di tutto per salvarla (forse ci riescono uno o due su dieci) e si  indebita ancora di più, prendendo ulteriori impegni che spesso non riesce a  sostenere. E c&#8217;è chi la mette persa e si cava il dente. Secondo me questi ultimi  ci guadagnano”.</p>
Posted in riflessioni Tagged: credito al consumo, fallimento del consumatore, fallimento familiare, fallimento personale, multa, multe, mutui, mutuo <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gestcredit.wordpress.com/21493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gestcredit.wordpress.com/21493/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gestcredit.wordpress.com/21493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gestcredit.wordpress.com/21493/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gestcredit.wordpress.com/21493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gestcredit.wordpress.com/21493/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gestcredit.wordpress.com/21493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gestcredit.wordpress.com/21493/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gestcredit.wordpress.com/21493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gestcredit.wordpress.com/21493/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=21493&subd=gestcredit&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Mercati, lo tsunami del debito</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 12:02:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[di MARCO PANARA

Il mondo è sommerso dai debiti. Negli Stati Uniti tra settore pubblico, imprese e famiglie si arriva a 33 mila miliardi di dollari, in Eurolandia a 15 mila, nel solo Regno Unito sono quasi 3 mila e 200 miliardi di sterline. Ricalcolando tutto in euro siamo a 60 mila miliardi, ai quali vanno [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=21259&subd=gestcredit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span class="firma">di MARCO PANARA<br />
</span></p>
<p class="article" style="text-align:justify;">Il mondo è sommerso dai debiti. Negli Stati Uniti tra settore pubblico, imprese e famiglie si arriva a 33 mila miliardi di dollari, in Eurolandia a 15 mila, nel solo Regno Unito sono quasi 3 mila e 200 miliardi di sterline. Ricalcolando tutto in euro siamo a 60 mila miliardi, ai quali vanno aggiunti i debiti del Giappone, dei paesi emergenti e di quelli in via di sviluppo per un totale tra 90 e 100 mila miliardi. Nel 2009 una parte di questa montagna di debiti verrà in scadenza e dovrà essere rifinanziata, e in più ci saranno i nuovi debiti che gli stati sono costretti a fare per raccogliere le somme necessarie ai salvataggi delle banche e ai pacchetti di stimolo all’economia.</p>
<p class="article" style="text-align:justify;">Le cifre sono imponenti, si prevede che il Tesoro Americano emetterà nuovi Treasury Bills per 2 mila miliardi di dollari, gli altri paesi industrializzati per altri mille e altrettanti i paesi emergenti. A questi sono da aggiungere la quota di debito pubblico globale, le obbligazioni bancarie e quelle emesse dalle imprese che scadono durante l’anno e dovranno essere rifinanziate.</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-21259"></span></p>
<p class="article" style="text-align:justify;">Cifre complessive è difficile farne, ma solo nell’area dell’Euro vengono in scadenza 455 miliardi di titoli di stato a medio e lungo termine più almeno altrettanti a breve, nonché 408 miliardi di obbligazioni emesse da banche. Secondo Standard &amp; Poor’s globalmente scadono circa 500 miliardi di dollari di obbligazioni emesse dalle imprese e mille miliardi di prestiti bancari alle aziende. Ing Wholsale Banking calcola che i paesi emergenti, oltre alle nuove risorse di cui avranno bisogno, dovranno rifinanziare quasi 2 mila miliardi di dollari di prestiti bancari e di titoli in valuta che scadono nel 2009.</p>
<p class="article" style="text-align:justify;">Il problema è chi comprerà questa massa immensa di titoli che arriveranno sul mercato. Gli analisti fanno una prima valutazione: poiché meno soldi andranno negli hedge fund, nei private equity, nelle borse e anche nelle obbligazioni emesse dalle imprese, ci sarà probabilmente una massa di denaro in cerca di impieghi sicuri che finirà per essere investita nell’acquisto di titoli di stato.</p>
<p class="article" style="text-align:justify;">E’ certamente vero ma non basta a rassicurare gli emittenti per almeno tre ragioni. La prima è che nel 2008 la ricchezza finanziaria è stata falcidiata dai crolli delle borse, dei valori dei derivati, dei titoli strutturati, degli hedge funds e di molti altri strumenti finanziari in circolazione. I proprietari di tutto ciò se un anno fa avevano un portafoglio che valeva cento, ora si ritrovano con molto meno da investire. Un riduzione di disponibilità che viene un po’ mitigata dalla maggiore propensione al risparmio che si determina ogni volta che la ricchezza finanziaria diminuisce (e infatti negli Stati Uniti il tasso di risparmio ha ricominciato a salire) ma che è comunque molto rilevante.</p>
<p class="article" style="text-align:justify;">La seconda ragione di preoccupazione è che gli investimenti non si spargeranno equamente per il pianeta ma andranno verso i lidi più rassicuranti, i mercati più liquidi, e quindi verso il dollaro e i titoli del tesoro americano, verso l’euro e prevalentemente verso i Bund tedeschi, eventualmente verso lo yen. Nonostante questa corsa verso le valute forti i paesi ricchi non devono sentirsi tanto al sicuro, se la Banca d’Inghilterra è pronta ad acquistare titoli del Tesoro britannico, la Federal Reserve i Treasury Bills, e la Bce forse comincia a pensare anch’essa a qualche forma di intervento. La Banca del Giappone dal canto suo i titoli emessi dal governo li compra già da anni.</p>
<p class="article" style="text-align:justify;">E’ per i paesi emergenti tuttavia che il problema rischia di diventare drammatico. Si stima che il flusso degli investimenti esteri crolli dai mille miliardi di dollari del 2008 a soli 150 nel 2009, mentre le banche internazionali presenti in quelle aree, ricapitalizzate con i soldi dei contribuenti del paese dove hanno il loro quartier generale, tenderanno a concentrare lì l’erogazione del credito. In queste condizioni l’intervento pubblico per sostenere le banche locali e l’economia sarà più che mai necessario ma è diffusa la convinzione che senza un sostanzioso aiuto internazionale i paesi emergenti da soli non ce la possano fare.</p>
<p class="article" style="text-align:justify;">Le differenze tra i vari emittenti le faranno i tassi, ma potrebbe non bastare. Per tutti resta l’opzione di accorciare le scadenze visto che la domanda per i titoli a breve è fortissima. Accorciare le scadenze oggi vuol dire però raddoppiare la quantità di debito che si dovrà rifinanziare domani e vuol dire aumentare la vulnerabilità dei propri conti esponendosi ad oscillazioni imprevedibili del costo del denaro. Sarà una partita difficile, in cui i governi saranno ciascuno competitore dell’altro nell’arena della finanza globale alla conquista della quota di risparmio di cui ciascuno ha bisogno, e alla fine è probabile che il club dei paesi che hanno un debito pubblico superiore al 100 per cento del pil, che oggi conta tra i suoi soci eccellenti l’Italia e il Giappone, sarà assai più affollato.</p>
<p class="article" style="text-align:justify;">Ma il punto centrale di questa crisi è che il debito complessivo deve diminuire, la montagna che abbiamo accumulato è troppo alta e l’economia non è in grado di reggerla. E’ un processo complicato che gli economisti chiamano ‘deleveraging’, ovvero riduzione della leva. La leva è quel meccanismo che consente con uno sforzo limitato di sollevare grandi pesi. In finanza lo sforzo è il capitale e il peso che si riesce a sollevare è il debito. In fisica e in economia funziona a meraviglia, naturalmente finché c’è un equilibrio tra le due forze, perché quando si esagera il meccanismo si spezza. E’ esattamente quello che è successo e ci ha sprofondato nella recessione che stiamo attraversando.</p>
<p class="article" style="text-align:justify;">La leva alla quale si è arrivati in questi anni è poderosa. Secondo quanto ha detto il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi il 21 ottobre scorso in un’audizione al Senato, se il rapporto medio tra il totale dell’attivo e il patrimonio di base dei primi cinque gruppi bancari italiani è inferiore a trenta, per le principali banche europee sale a quaranta, il che vuol dire che le banche europee (quelle americane facevano anche di peggio) per ogni euro di capitale posseduto erogavano credito per 39 euro. Appena una parte di quei crediti ha cominciato a scricchiolare la leva è diventata insostenibile e il meccanismo si è rotto.</p>
<p class="article" style="text-align:justify;">Per rimetterlo in funzione bisogna ritrovare un equilibrio e le strade sono due: la prima è ripristinare il capitale che le perdite sui titoli tossici (e non solo) hanno distrutto, la seconda è ridurre il debito. La più semplice e meno dolorosa è la prima, e poiché di privati disposti a investire nelle banche non se ne trovano, a ricapitalizzarle sono gli stati, i quali a loro volta trovano i soldi necessari facendo nuovi debiti.</p>
<p class="article" style="text-align:justify;">E’ un intervento necessario ma non sufficiente, si evita il tracollo ma il ‘deleveraging’ continuerà, la sfida è gestirlo in modo che non uccida l’economia. Quando non si eroga nuovo credito le famiglie non cambiano la macchina o il televisore, le imprese non investono in nuovi impianti e l’economia si ferma. La crisi aumenta i timori per il futuro e spinge a risparmiare di più e quindi a consumare di meno accentuando la recessione. Se poi il credito non basta fermarlo ma bisogna addirittura ridurlo il problema diventa ancora più drammatico, vuol dire che gli imprenditori devono trovare nuovo capitale, cosa difficile in questo periodo, oppure cedere parti dell’azienda, operazione anch’essa non facile. Devono ridimensionare, ridurre il perimetro di attività e, se non ce la fanno, chiudere. Il rischio vero, finale, è che si riduca la base produttiva e quindi le potenzialità di tornare a crescere in futuro.</p>
<p class="article" style="text-align:justify;">Per evitare o almeno contenere questo rischio in questo momento non c’è che l’intervento pubblico, gli stati sono gli unici che riescono a raccogliere risparmio e che possono riimmetterlo nell’economia. Il debito globale non diminuisce ma c’è una possente migrazione degli investimenti dal privato verso il pubblico. Non si risolve il problema ma si compra tempo per dare modo al sistema di rimettersi in moto. Comunque vada il prezzo lo pagheranno i nostri figli.</p>
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		<title>Ecco come le banche diventano ricche &#8230;</title>
		<link>http://gestcredit.wordpress.com/2009/01/26/ecco-come-le-banche-diventano-ricche/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2009 07:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il tecnico bancario</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[servizi bancari]]></category>

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		<description><![CDATA[DI RUDO DE RUIJTER
Ricercatore indipendente, Paesi Bassi
In “Segreti di denaro,                                  interesse e inflazione” [1] avevo svelato molti      [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=18951&subd=gestcredit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>DI RUDO DE RUIJTER<br />
<em>Ricercatore indipendente, Paesi Bassi</em></p>
<p style="text-align:justify;">In “Segreti di denaro,                                  interesse e inflazione” [1] avevo svelato molti                                  segreti delle banche, ma ancora oggi numerosi                                  lettori mi chiedono spiegazioni sul modo in cui                                  queste istituzioni creano denaro. La cosa non                                  deve meravigliare: si tratta di una procedura                                  veramente sorprendente, e molti non riescono a                                  crederci.  Non può essere vera, oppure si?</p>
<p style="text-align:justify;">In                                  quest&#8217;articolo ne parleremo in dettaglio. Per                                  evitare malintesi: le banche creano denaro, non                                  banconote, che solo la banca centrale è                                  autorizzata a stampare. Le banche commerciali                                  usano un sistema più semplice: creano denaro                                  scrivendo numeri nei loro bilanci e poi lo                                  prestano. E quando lo prestano raccolgono                                  interessi.  Ecco come diventano ricche.</p>
<p style="text-align:justify;">Dunque,                                  l&#8217;attività bancaria è un simpatico gioco. Ma                                  come tutti i giochi ha le sue regole, imposte                                  dalla banca centrale. Questo non vuol dire che                                  poi tutto fili liscio; la situazione può                                  diventare critica, come c&#8217;insegna l&#8217;attuale                                  crisi creditizia. Torneremo più tardi su questo                                  punto.</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-18951"></span></p>
<p style="text-align:justify;"><img src="http://www.courtfool.info/images/Banco/it_Bilan_Banque_0.GIF" border="0" alt="" hspace="10" vspace="10" width="474" height="215" align="left" />Guardiamo                                  un poco come funziona il meccanismo. L&#8217;attività                                  bancaria è soprattutto un problema di                                  contabilità, che trovo insopportabilmente                                  noiosa: vi spiegherò quindi solo i passi che                                  c&#8217;interessano. Qui a lato potete dare uno                                  sguardo alla contabilità di una banca, o, per                                  essere più precisi, al suo bilancio. Per                                  semplificare, non ho riportato tutte le voci.                                  Nella colonna di sinistra, credito o risorse o                                  anche Attivo, è indicato quello che la banca                                  possiede. Nella colonna di destra, debito o                                  passività o anche Passivo, è invece indicato                                  quello (ad esempio conti correnti e transazioni)                                  che la banca deve a terzi, compreso ai suoi                                  proprietari (cioè il capitale, che si ottiene                                  semplicemente sottraendo il passivo                                  dall&#8217;attivo). (I numeri                                  bancari sono così alti che nei bilanci le ultime                                  tre cifre vengono di solito tralasciate. Le                                  cifre devono quindi essere moltiplicate per                                  mille).</p>
<p style="text-align:justify;">E adesso                                  osserviamo come lavora e come agisce la banca.                                  Non è necessario analizzare continuamente                                  l&#8217;intera situazione contabile. In ogni fase ci                                  limiteremo a studiare la parte che cambia. Per                                  non rendere le cose difficili, useremo piccole                                  cifre, ma nella realtà le somme in gioco sono                                  molto più elevate. Spiegheremo anche le regole                                  principali. Cominciamo con un esempio molto                                  semplice.</p>
<p><strong>La banca incassa banconote</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><img src="http://www.courtfool.info/images/Banco/it_Bilan_Banque_1.GIF" border="0" alt="" hspace="10" vspace="10" width="473" height="126" align="left" />John                                  possiede 1.000 euro in banconote e le consegna                                  alla sua banca, che ringrazia e registra la                                  somma nel suo bilancio come Attivo: &#8220;Somma in                                  contante +1.000 euro&#8221;. Ma siccome un giorno o                                  l&#8217;altro dovrà pur restituire i soldi a John,                                  verso il quale ha dunque un debito, registra la                                  somma anche come Passivo: &#8220;conto corrente di                                  John + 1.000 euro&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">È in questo                                  modo che molti depositano il loro denaro in                                  banca, e per esperienza i banchieri sanno che la                                  maggior parte dei clienti lo lascerà in gran                                  parte giacente per lunghi periodi; ogni giorno                                  escono soldi ma altri ne entrano. Le banche                                  hanno quindi più liquidità di quanto sia                                  necessario per le attività quotidiane.</p>
<p style="text-align:justify;">A questo                                  punto la banca investe le liquidità di cui non                                  ha bisogno per le attività correnti, ed è                                  proprio su questo denaro che raccoglie                                  interessi: quanto più denaro presta tanti più                                  interessi raccoglie. Ma deve fare attenzione a                                  conservare in cassa abbastanza da poter                                  rimborsare John, nel caso questi venisse a                                  recuperare i suoi soldi. E se non sarà John,                                  saranno sicuramente altri clienti a farlo.                                  Quanto deve avere sempre a disposizione la                                  banca? Nella maggior parte dei paesi le regole                                  sono state fissate dalla Banca centrale.                                  Prendiamo il caso degli USA [2]: “<strong>La banca                                  deve avere una riserva di cassa pari almeno al                                  10% del totale dei conti correnti.</strong>”                                  Cosicché, la banca del nostro esempio può                                  prestare 900 dei 1.000 euro di John (In Europa                                  la riserva di cassa varia, a seconda dei paesi,                                  dal 2 al 25%). [3]</p>
<p><strong>La banca presta denaro</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><img src="http://www.courtfool.info/images/Banco/it_Bilan_Banque_2.GIF" border="0" alt="" hspace="10" vspace="10" width="474" height="127" align="left" />Peter                                  vuole comprare un laptop e chiede un prestito di                                  850 euro, che la banca gli concede in contanti.                                  Il cliente che deve soldi alla banca è                                  registrato come Debitore (deve denaro alla banca                                  = la banca vanta un credito nei suoi confronti).</p>
<p style="text-align:justify;">Un                                  momento, com&#8217;è possibile? All&#8217;inizio c&#8217;erano                                  solo 1.000 euro, mentre adesso John ha 1.000                                  euro e Peter ne ha 850! Ebbene si, siamo stati                                  raggirati. Il banchiere ha tirato fuori dal                                  cappello 850 euro: John ha ancora 1.000 euro sul                                  suo conto e Peter ne ha 850, sui quali paga un                                  interesse. Debito, credito, banco!</p>
<p style="text-align:justify;">Ecco quindi                                  il segreto dei banchieri: <strong>prestano i vostri                                  soldi e pretendono che ancora li avete!</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Non                                  pigliatevela però con le banche. Questa maniera                                  di fare si è sviluppata negli anni, e risale ai                                  tempi degli orefici. All&#8217;epoca non esisteva la                                  cartamoneta, ma solo ricevute per i pezzi d&#8217;oro                                  che costoro conservavano nei propri scrigni. E                                  l&#8217;orefice prestava denaro sotto forma di                                  ricevute; il segreto consisteva nell&#8217;emettere                                  ricevute per un valore superiore all&#8217;oro in suo                                  possesso.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Gli orefici</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Nei                                  giorni in cui la gente ancora usava pezzi d&#8217;oro,                                  molti li depositavano, dietro pagamento di un                                  compenso, presso gli orefici, i soli a disporre                                  di casseforti sicure. I clienti ottenevano in                                  cambio una ricevuta, che permetteva loro di                                  recuperare a tempo voluto i propri averi. I                                  clienti cominciarono tuttavia a usare per i                                  propri acquisti direttamente le ricevute, in                                  modo da non dovere andarsene in giro                                  trasportando il metallo prezioso. Chi entrava in                                  possesso del documento poteva poi, se lo                                  desiderava, recarsi dall&#8217;orefice per farsi                                  consegnare il controvalore in oro. Conservando                                  le ricchezze degli altri, gli orefici                                  diventarono a loro volta ricch senza nessuna                                  fatica.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Sempre                                  più spesso la gente cominciò a sollecitare                                  prestiti, preferendo però a loro volta farsi                                  consegnare una ricevuta. Sulle somme concesse                                  veniva applicato un interesse. In un primo tempo                                  gli orefici si limitarono a prestare l&#8217;oro di                                  cui erano proprietari (in altri termini,                                  emettevano ricevute usando le loro ricchezze                                  come garanzia), ma quando le richieste                                  aumentarono cominciarono a imbrogliare e a                                  emettere ricevute garantite da quello dei                                  depositanti, che avevano già ottenuto un titolo                                  per lo stesso metallo prezioso! In questo modo                                  gli orefici emettevano sempre più ricevute e                                  raccoglievano sempre più interessi; ma fino a                                  quando non c&#8217;era troppa gente a chiedere                                  contemporaneamente di scambiare le ricevute con                                  l&#8217;oro nessuno se ne rendeva conto. </em></p>
<p><strong>La cassaforte è vuota</strong></p>
<p style="text-align:justify;">E ancora                                  oggi le cose funzionano in questo modo. Ognuno                                  ha una certa somma sul proprio conto corrente, e                                  finquando non c&#8217;è troppa gente a volere                                  contemporaneamente indietro i soldi nessuno si                                  rende conto che la cassaforte è quasi vuota:                                  praticamente tutto il denaro è stato prestato.                                  Molti continuano a pensare che le banche siano                                  ricche e prestino fondi propri. Errore. Le                                  banche non hanno soldi, si limitano a prestare                                  quello degli altri.</p>
<p style="text-align:justify;">E siccome                                  la cassaforte è quasi vuota, c&#8217;è sempre il                                  rischio che la banca non disponga di fondi                                  sufficienti per far fronte ai pagamenti                                  necessari. Come si usa dire nei momenti, come                                  l&#8217;attuale, di crisi creditizia, l&#8217;istituto ha un                                  problema di liquidità. Ne riparleremo più tardi.</p>
<p><strong>Dal cappello vengono fuori sempre più soldi</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><img src="http://www.courtfool.info/images/Banco/it_Bilan_Banque_3.GIF" border="0" alt="" hspace="10" vspace="10" width="474" height="127" align="left" />Grazie                                  al deposito di 1.000 euro di John, la nostra                                  banca Esempio ha potuto creare altri 850 euro,                                  prestati a Peter. E adesso vediamo cosa succede.                                  Peter compra un laptop e il venditore deposita                                  il ricavato nella sua banca, la banca B,  che                                  ringrazia e registra la somma nel suo bilancio,                                  come Attivo: &#8220;Somma in contante +850 euro&#8221;. Ma                                  siccome un giorno o l&#8217;altro dovrà pur restituire                                  i soldi al negozio, verso il quale ha dunque un                                  debito, registra la somma anche come Passivo:                                  &#8220;conto corrente ComputerStore + 850 euro&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;"><img src="http://www.courtfool.info/images/Banco/it_Bilan_Banque_4.GIF" border="0" alt="" hspace="10" vspace="10" width="474" height="127" align="left" />La                                  banca B deve conservare una riserva di cassa                                  pari almeno a 85 euro (il 10% degli 850 euro                                  versati sul conto corrente), e può quindi                                  prestare i restanti 765 euro, che in effetti                                  concede a William per consentirgli di comprare                                  una bicicletta. Il venditore deposita la somma                                  nella sua banca, la banca C.  Quest&#8217;ultima può                                  prestare a sua volta 675 euro. E la storia                                  continua; ad ogni giro la somma che può essere                                  reinvestita si riduce leggermente.</p>
<p style="text-align:justify;">Le                                  banconote di John passano dunque successivamente                                  alla banca Esempio, al negozio d&#8217;informatica,                                  alla banca B, al venditore di biciclette, alla                                  banca C, e così via. E ogni volta che un                                  banchiere mette le mani sulle banconote può                                  usarle per generare nuovi prestiti . Alla fine i                                  1.000 euro di John possono aver permesso molti                                  prestiti ed essere passati per molte banche,                                  ognuna delle quali le usate per raccogliere un                                  sacco d&#8217;interessi.</p>
<p><strong>L&#8217;insieme delle banche</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><img src="http://www.courtfool.info/images/Banco/it_Bilan_Banque_5.GIF" border="0" alt="" hspace="10" vspace="10" width="474" height="127" align="left" />Se                                  tutte le banche prestassero il massimo                                  consentito, allora la banca Esempio avrebbe                                  erogato 900 euro, la successiva 810 euro (il 90%                                  di 900), la successiva 729 euro (il 90% di 810),                                  e via di questo passo: a partire dai 1.000 euro                                  di John, le banche nel loro assieme avrebbero                                  allora erogato 9.000 euro. Per fortuna, sino ad                                  oggi le cose non sono andate proprio così:                                  l&#8217;operazione completa richiederebbe molto tempo,                                  e i prestiti hanno una durata media più breve.                                  Quando viene rimborsato, un prestito sparisce                                  dal bilancio. Anche se ci si limita ai primi due                                  o tre passaggi, è possibile comunque raccogliere                                  tre o quattro volte gl&#8217;interessi. John, dal suo                                  canto, ha un conto corrente e non ci guadagna                                  nulla. Anzi, deve anche pagare le spese di                                  gestione e per le carte bancarie.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Giochi di prestigio con i pagamenti</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Ma se le                                  banche non lasciano i soldi sui conti correnti                                  non possono usarli per pagare, giusto? Allora                                  non è vero denaro, giusto? Giusto. La nostra                                  banca Esempio ha in realtà solo 150 dei 1.000                                  euro di John, e la banca B solo 100. Se i                                  correntisti chiedessero di trasferire altrove le                                  somme depositate, o se chiedessero di prelevarle                                  in contanti, le banche non sarebbero in grado di                                  rimborsare in un sol colpo il totale richiesto.                                  Potrebbero ovviamente farlo se il denaro                                  esistesse realmente. Ma le banche dispongono                                  solo di un minimo del totale versato                                  sull&#8217;insieme dei conti correnti, col quale fanno                                  fronte agli ordini dei pagamenti dei propri                                  clienti: si tratta della somma minima che non                                  sono autorizzate a prestare, la riserva di                                  cassa.</p>
<p style="text-align:justify;">E cosa                                  succede quando la banca Esempio ha utilizzato la                                  piccola riserva di moneta reale per eseguire i                                  pagamenti dei correntisti a favore di altre                                  banche?</p>
<p style="text-align:justify;">Nel                                  frattempo saranno stati accreditati i pagamenti                                  effettuati dai correntisti di altre banche a                                  favore dei correntisti della banca Esempio, che                                  potrà utilizzarli per dar seguito agli ordini di                                  pagamento successivi.</p>
<p style="text-align:justify;"><img src="http://www.courtfool.info/images/Banco/it_Bilan_Banque_6.GIF" border="0" alt="" hspace="10" vspace="10" width="475" height="127" align="left" />In                                  sintesi, quando John vuole versare 30 euro a                                  favore di qualcuno in un&#8217;altra banca, la banca                                  Esempio trasferisce 30 euro prelevati dalla                                  riserva di cassa, che però aumenterà di nuovo                                  grazie ai versamenti effettuati nel frattempo da                                  altre banche. In tal modo le banche possono                                   continuamente trasferire tra di loro somme                                  relativamente piccole e, se la procedura è                                  sufficientemente rapida, eseguire un gran numero                                  di transazioni .</p>
<p style="text-align:justify;">In effetti                                  si ha l&#8217;impressione che le banche dispongano di                                  una gran massa di denaro, ma in realtà si tratta                                  della limitata riserva di cassa che va avanti e                                  indietro tra di loro e che serve per effettuare                                  i pagamenti. Nelle vere banche con migliaia di                                  correntisti anche questa limitata riserva di                                  cassa rappresenta però un ammontare                                  considerevole, e permette in genere di                                  effettuare senza problemi trasferimenti                                  interbancari di grosse somme.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La compensazione monetaria</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Fino                                  a questo momento tutti i pagamenti sono stati                                  effettuati con banconote. Ma se c&#8217;è uno scambio                                  interbancario costante, il loro uso non è                                  pratico: bisognerebbe passare il tempo a                                  trasportarle da una banca a l&#8217;altro con i                                  furgoni blindati. Oggi le cose funzionano in                                  modo più semplice. Le banche possono sostituire                                  la cartamoneta con un sistema di compensazione                                  presso la banca centrale, dove esiste un conto                                  corrente e un bilancio per ogni istituto                                  bancario.  Quando una banca vuole effettuare un                                  pagamento a favore di un&#8217;altra banca, la banca                                  centrale trasferisce la somma dal bilancio della                                  prima in quello della seconda.</p>
<p style="text-align:justify;"><img src="http://www.courtfool.info/images/Banco/it_Bilan_Banque_7.GIF" border="0" alt="" hspace="10" vspace="10" width="474" height="127" align="left" />Oggigiorno                                  la maggior parte dei pagamenti è fatta con                                  questo sistema di compensazione; le banche                                  dispongono di poche denaro liquido e la loro                                  riserva di cassa consiste in massima parte in                                  una linea di bilancio presso la banca centrale.                                  Nel caso della banca Esempio, se la banca                                  ottiene 50 euro da un&#8217;altra banca, la somma                                  viene aggiunta alla riserva di cassa (120 + 50 =                                  170 euro).</p>
<p style="text-align:justify;">E quando                                  chiedete un prestito bancario, in effetti non                                  ricevete banconote da portare a casa;                                  l&#8217;ammontare ottenuto viene aggiunto al totale                                  del vostro corrente. Fino a quando non lo                                  sfruttate, la riserva di cassa della banca non                                  diminuisce (ciò avviene solo al momento in cui                                  trasferite il denaro sul conto di un&#8217;altra                                  banca, o se ritirate denaro in contanti).</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Prestiti</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Quando                                  prestano soldi, le banche devono accettare il                                  rischio che non venga (interamente) rimborsato,                                  ed è per questo che di solito chiedono una                                  garanzia. Se ottenete un finanziamento per                                  acquistare un&#8217;automobile e non pagate le rate la                                  banca confisca il veicolo, lo vende e col                                  ricavato copre il debito. E se non basta restate                                  in debito verso la banca. Ma se non siete in                                  condizioni di rimborsare il dovuto la banca deve                                  iscrivere la somma residuale tra le perdite. Se                                  la cosa si ripete troppo spesso, non solo la                                  banca ma anche i correntisti che vi avevano                                  depositato i propri averi sono nei guai.</p>
<p style="text-align:justify;">E adesso                                  possiamo enunciare la seconda importante regola:                                 <strong>Le banche devono avere un capitale pari                                  almeno all&#8217;8% dei prestiti in essere</strong> [4].                                  Per dirla differentemente: per ogni 8 euro di                                  capitale la banca può prestare 100 euro. Ma in                                  alcuni casi, ad esempio i prestiti ipotecari, lo                                  stesso capitale le permette di prestare anche il                                  doppio (e quindi di raccogliere il doppio                                  degl&#8217;interessi). Non c&#8217;è da stupirsi, quindi,                                  che le banche amino proporre finanziamenti di                                  questo tipo (anche se nel momento in cui scrivo,                                  fine 2008, la cosa è un poco più problematica).                                  La regola dell&#8217;8% non si applica nel caso di                                  prestiti allo Stato, che può sempre aumentare le                                  tasse per rimborsare le banche.</p>
<p style="text-align:justify;"><img src="http://www.courtfool.info/images/Banco/it_Bilan_Banque_8.GIF" border="0" alt="" hspace="10" vspace="10" width="474" height="197" align="left" />Tornando                                  al finanziamento concesso a Peter, la banca                                  Esempio deve dunque soddisfare la regola della                                  solvibilità: se vuole prestargli 850 euro deve                                  avere un capitale pari almeno a 68 euro (l&#8217;8% di                                  850). Nel nostro caso il capitale ammonta a 110                                  euro ed è quindi sufficiente.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando                                  Peter rimborsa la rata mensile di 100 euro, la                                  liquidità di cassa aumenta della stessa somma e                                  il totale del debito si riduce dello stesso                                  importo.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma se Peter                                  non rimborsa gli ultimi 50 euro, la banca deve                                  iscrivere questo importo tra le passività: la                                  riserva di cassa non varia ma il totale della                                  colonna Passivo si riduce comunque dello stesso                                  importo: il totale (in questo caso 1.1.30 euro)                                  diminuisce di 50 euro, e quindi nell&#8217;altra                                  colonna anche il capitale si riduce della stessa                                  somma. Se ha parecchi crediti in sofferenza, la                                  banca diventa insolvente.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Debito, credito, crisi</strong></p>
<p style="text-align:justify;">È proprio                                  quello che è successo negli USA, quando la parte                                  più povera della popolazione ha ricevuto                                  finanziamenti ipotecari a interessi estremamente                                  bassi, ma non è più stata in grado di                                  rimborsarli quando i tassi sono saliti. Molti                                  banchieri avevano previsto il problema e si                                  erano assicurati contro il rischio di non                                  pagamento. Ma quello che non avevano invece                                  previsto era che ci sarebbero stati tanti                                  impalati da far fallire gli assicuratori,                                  incapaci di onorare una massa enorme di polizze.                                  Le banche hanno quindi dovuto iscrivere i                                  prestiti tra le passività, riducendo così il                                  totale del capitale: la loro solvibilità è                                  diventata problematica. Alcune banche avevano                                  venduto ad altre banche, statunitensi o meno,                                  pacchetti che contenevano anche le ipoteche a                                  rischio. I compratori erano stati ingannati e                                  adesso erano pieni di pacchetti ipotecari                                  contaminati che nessuno avrebbe voluto più                                  comprare. In tal modo molti istituti in tutto il                                  mondo sono finite in acque agitate, e alcuni                                  sono falliti. E poiché nessuna banca sapeva a                                  chi erano stati venduti i pacchetti, e quali                                  quindi avrebbero potuto dichiarare a breve                                  fallimento, si sono fermati anche i prestiti                                  interbancari, un tipo di operazione che di                                  solito si effettua quotidianamente, quando a                                  fine giornata una banca ha liquidità in eccesso                                  e un&#8217;altra è leggermente esposta. E se tra le                                  banche viene meno la reciproca fiducia, ognuna                                  deve arrangiarsi da sola, deve, cioè, dotarsi di                                  una riserva di cassa sufficiente e prestare il                                  minimo possibile. E siccome in buona parte                                  dipendono dai prestiti, anche le aziende                                  finiscono in crisi, prima sporadicamente poi in                                  massa. Crisi.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:left;">[1] Segreti                                  di denaro, interesse e inflazione:                                 <a href="http://www.courtfool.info/it_Segreti_di_denaro_interesse_e_inflazione.htm"> http://www.courtfool.info/it_Segreti_di_denaro_interesse_e_inflazione.htm</a></p>
<p style="text-align:left;">[2]                                  Esigenze di liquidità della FED: (dal 1992)                                 <a href="http://www.federalreserve.gov/monetarypolicy/0693lead.pdf"> http://www.federalreserve.gov/monetarypolicy/0693lead.pdf</a></p>
<p style="text-align:left;">[3]                                  Liquidità in Europa                                                                   <a href="http://www.nationalbanken.dk/DNUK/Publications.nsf/89fd431fb535b111c12570d6004e29de/a172ae46eb8a3165c12571800050863e/$FILE/kap07.htm"> <span style="text-decoration:underline;"> http://www.bportugal.pt/euro/emudocs/bce/eubankingsectorstability2005en.pdf</span> </a>, tabella 16</p>
<p style="text-align:left;">[4] Il requisito di solvibilità dell&#8217; 8% era                                  stato deciso dalle grandi banche internazionali                                  negli accordi Basilea I (1988) ed è stato poi                                  affinato. Dal 2006 sono in vigore gli accordi                                  Basilea II, con ulteriori requisiti per la                                  composizione del capitale, ma anche con più                                  possibilità di scelta da parte dei banchieri nel                                  definire i metodi di calcolo dei rischi.</p>
<p style="text-align:left;">Accordi di                                  Basilea sul capitale:                                 <a href="http://www.parl.gc.ca/information/library/PRBpubs/prb0596-e.htm"> http://www.parl.gc.ca/information/library/PRBpubs/prb0596-e.htm</a></p>
<p style="text-align:left;">Esempio di                                  calcolo della percentuale di solvibilità:                                   <a href="http://www.rbnz.govt.nz/finstab/banking/regulation/0091769.html#navstart"> http://www.rbnz.govt.nz/finstab/banking/regulation/0091769.html#navstart</a></p>
<p style="text-align:left;">Proposta                                  europea del 2004 per ridurre la solvibilità:                                 <a href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/04/178&amp;format=HTML&amp;aged=1&amp;language=EN&amp;guiLanguage=en"> http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/04/178&amp;format=HTML&amp;aged=1&amp;language=EN&amp;guiLanguage=en</a></p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;"><em> tradotto da </em><strong>Carlo Pappalardo </strong><a href="http://bastianini.info/">http://bastianini.info</a></p>
<p style="text-align:left;"><em>pubblicato da</em><span class="content"> <strong><a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5518">marcoc</a> </strong>su<strong> <a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5518" target="_blank">ComeDonChisciotte</a></strong><br />
</span></p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">Fonte: http://www.courtfool.info/ <a href="http://www.courtfool.info/it_Debito_credito_banco.htm">Link</a></p>
Posted in riflessioni, servizi bancari  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gestcredit.wordpress.com/18951/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gestcredit.wordpress.com/18951/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gestcredit.wordpress.com/18951/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gestcredit.wordpress.com/18951/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gestcredit.wordpress.com/18951/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gestcredit.wordpress.com/18951/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gestcredit.wordpress.com/18951/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gestcredit.wordpress.com/18951/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gestcredit.wordpress.com/18951/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gestcredit.wordpress.com/18951/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=18951&subd=gestcredit&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">iltecnicobancario</media:title>
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	</item>
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		<title>Interesse zero e nuove forme d’usura</title>
		<link>http://gestcredit.wordpress.com/2009/01/20/interesse-zero-e-nuove-forme-d%e2%80%99usura/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2009 05:27:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
				<category><![CDATA[consigli al debitore]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[come non pagare i debiti]]></category>
		<category><![CDATA[credito al consumo]]></category>

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		<description><![CDATA[Che differenza c’è tra interesse e usura? Dal mio punto di vista nessuno. Cambiano certo le forme e i tassi dell’usura, ma dal punto di vista concettuale non vi è alcuna differenza. In economia invece il discrimine passa tra ciò che viene ritenuto legale e ciò che viene ritenuto illegale. Per interi millenni i concetti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=18339&subd=gestcredit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Che differenza c’è tra interesse e usura? Dal mio punto di vista nessuno. Cambiano certo le forme e i tassi dell’usura, ma dal punto di vista concettuale non vi è alcuna differenza. In economia invece il discrimine passa tra ciò che viene ritenuto legale e ciò che viene ritenuto illegale. Per interi millenni i concetti si sono sovrapposti tanto che l’usura veniva intesa- e unanimemente condannata &#8211; come prestito di denaro in cambio di interessi. Il motivo dello stigma dell’usura è di grande importanza. Prestare soldi a interessi veniva condannato senz’appello perché ciò significava vendere il tempo e il tempo non appartiene agli uomini bensì a Dio. Ci hanno pensato prima le banche e poi gli stati a distinguere gli interessi dall’usura. L’usura è stata così introiettata nell’ordine economico.</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-18339"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Inserita nella legalità, l’usura si trasforma alchemicamente in interesse, viene ritenuta imprescindibile, legittima e salutare per l’ordine economico mentre l’usura con tutto lo stigma che si porta appresso viene sospinta nell’illegalità e abbandonata, almeno in teoria, alla sfera criminale. Nel mondo moderno e contemporaneo l’interesse è divenuta la forma d’usura legale, mentre l’usura è divenuta la forma dell’interesse illegale.</p>
<p style="text-align:justify;">La differenza tra usura e interesse è tutta qui, nella decisione di indicare quali siano le forme di legalità del prestito a interesse. Ma vi sono interi campi dell’economia in cui discernere il legale dall’illegale è veramente complicato. In Italia esiste una legge, la n.108/96, in base alla quale l’usura scatta quando il tasso d’interesse praticato nel finanziamento supera il tasso soglia, che si ottiene aumentando del 50% il tasso effettivo globale medio (TEGM) riferito alla categoria di operazioni del finanziamento effettuato. Nella pratica ci sono condizioni del mercato legale dei prestiti che superano abbondantemente il tasso di soglia o si allontanano da esso di qualche centesimale giusto per non incorrere nei dispositivi di legge. Il campo dove il discrimine è più sottile è quello del credito al consumo che sta modificando profondamente la concezione stessa sia dell’interesse sia dell’usura.</p>
<p style="text-align:justify;">L’interesse ormai non si paga solo sul tempo, ma anche sull’attività economica. È estorto come funzione pura dell’attività economica. L’attività di produzione viene vieppiù svolta per dar luogo a margini finanziari. La finanza cessa di essere un mezzo per avviare attività con attese di utili derivanti dalla produzione;semmai si inverte la situazione: vi sono attività di produzione che vengono attivate o reiterate prioritariamente per attivare margini finanziari.</p>
<p style="text-align:justify;">Che con l’attività finanziaria si possa guadagnare di più che con l’attività produttiva lo hanno dimostrato in tanti: se ne sono accorti coloro i quali guidano le imprese. Interi settori dell’economia della produzione hanno interiorizzato la speculazione finanziaria lucrando non tanto sui margini della produzione ma su quelli della finanza. Vendono magari a prezzi di costo, ma guadagnano sulle operazioni finanziare, concessioni di prestiti e affini, messe in atto soprattutto nel circolo distributivo e commerciale. Nello sviluppo del credito al consumo, un flagello che sta distruggendo le economie proletarie di mezzo mondo, l’interesse è subdolo e l’usura in agguato. Soprattutto se in tutta legalità vengono praticati tassi a interessi zero, una formula irresistibile per i lavoratori del consumo che si fanno truffare in tutta allegria. I dispositivi ambigui con i quali si passa dagli interessi zero all’usura certa li chiarisco con un esempio.</p>
<p style="text-align:justify;">Tempo addietro mi sono recato presso uno studio dentistico multinazionale per un apparecchio ortodontico di cui aveva bisogno mia figlia. La pubblicità sugli interessi zero mi aveva impressionato e volevo andare a fondo della questione. Ancora non avevo riflettuto abbastanza sull’argomento del credito al consumo, ma avevo studiato il caso Fiat, società che ha avuto buoni profitti nel settore del credito anche nel suo momento più disastroso grazie a una sua controllata che prestava soldi ai clienti Fiat. Nello studio dentistico per un apparecchio ortodontico mobile mi avevano chiesto 2900 euro da pagare a rate, naturalmente senza interessi. Ho chiesto che non mi raccontassero la favola degli interessi zero e mi facessero vedere i costi effettivi, ma il dirigente di quella società mi ha spiegato pieno di enfasi che anche se poteva risultare incredibile era vero; la sua società praticava interessi a tasso zero, prova ne era che anche pagando in contanti avrebbero fatto le medesime condizioni, anzi che non era neanche possibile pagare in contanti per motivi contabili. Avendo la sua società tante filiali nel mondo ha scelto che si movimenti il meno possibile denaro e che gli introiti passino attraverso le società finanziarie concordate. Dunque avrei dovuto rassegnarmi alla bontà degli interessi zero. A quel punto quasi convinto mi sono fatto dare il modulo del contratto grazie al quale ho scoperto che le rate non le avrei pagate alla società alla quale mi ero rivolto ma a una società finanziaria la quale effettivamente mi avrebbe fatto pagare i 2.940 euro previsti in 24 comode rate di 122,50 euro ciascuna e allo 0% di interessi.</p>
<p style="text-align:justify;">Al momento sono trasalito all’evidenza che una società finanziaria mi facesse un prestito senza pretendere interessi, ma per la mia natura sospettosa cominciai a pensare che:</p>
<ol style="text-align:justify;">
<li> pagando le prestazioni dentistiche a una società finanziaria che non erogava alcuna prestazione medica non avrei potuto mai rivalermi sulla società che invece forniva la prestazione;</li>
<li> che gli interessi zero erano compresi nel prezzo garantendo lauti guadagni alla finanziaria e moneta contante alla società prestatrice del servizio;</li>
<li> che società finanziaria e società erogatrice del servizio potevano essere società di diverso nome ma di comune proprietà.</li>
</ol>
<p style="text-align:justify;">Sospettoso anche dei miei sospetti iniziai nelle settimane appresso a fare un’inchiesta presso altri studi dentistici per verificare quale fosse il prezzo medio delle prestazioni di cui necessitava mia figlia depurato dagli interessi. Tra i 12 preventivi che mi sono fatto fare il prezzo minimo per la medesima prestazione è stato di 1200 euro e il prezzo massimo di 1900 euro. Dal che ho dedotto che gli interessi zero garantitimi dalla società multinazionale oscillavano da un minimo dell’83% a un massimo del 141% ( certo diviso per due anni, quindi 41, 5% e 70,05% su base annua). Anche i criminali più incalliti dell’usura scoppierebbero d’invidia. Sono tornato dalla società di servizi dentistici per complimentarmi con loro. Non solo rendono un servigio comodissimo ai propri clienti, ma riescono anche a fare un sacco di soldi in più. Ma sempre per la mia natura dispettosa mi sono convinto a non accedere più ad alcun mezzo di credito al consumo pur se offerto a interessi zero. E consiglio vivamente di fare altrettanto.</p>
<p style="text-align:justify;">di Pino Tripodi</p>
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		<title>Dieci balle sulla crisi</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 16:35:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[mutui]]></category>
		<category><![CDATA[mutui subprime]]></category>
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		<description><![CDATA[Slogan assurdi, falsi miti, castelli in aria e altre amenità sulla crisi economica globale. Ovvero, per capire certe cose non serve essere un economista: basta non raccontarsi le frottole da soli
1) La crisi è dovuta ai mutui subprime e agli altri strumenti finanziari &#8220;tossici&#8221; messi in giro dalle banche.
Falso. La crisi sarebbe arrivata comunque, anche [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=18197&subd=gestcredit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><span class="art"><em>Slogan assurdi, falsi miti, castelli in aria e altre amenità sulla crisi economica globale. Ovvero, per capire certe cose non serve essere un economista: basta non raccontarsi le frottole da soli</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">1) La crisi è dovuta ai mutui subprime e agli altri strumenti finanziari &#8220;tossici&#8221; messi in giro dalle banche.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Falso. La crisi sarebbe arrivata comunque, anche senza la cartastraccia prodotta dall&#8217;industria finanziaria. Anzi, è possibile che la bolla finanziaria abbia contribuito per qualche mese a camuffare la crisi già in atto.</span></p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-18197"></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">2) Una volta ripulito il sistema finanziario, assicurato nuove regole agli operatori e ripristinata la fiducia nel sistema, tutto tornerà come prima.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">No, non succederà. La crisi è strutturale. Ma davvero qualcuno credeva che fosse possibile un mondo dove da una parte si produce senza consumare e dall&#8217;altra si consuma senza produrre? Anche un bambino di quinta elementare messo di fronte ad uno schema che spiega la struttura del sistema produttivo-commerciale globalizzato di oggi potrebbe facilmente dedurre che non sta in piedi.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Se poi uno degli economisti liberisti a caso spiegasse al bambino che il sistema regge perchè il consumatore che non produce continua a consumare grazie ai prestiti e alla messa in circolo di denaro prima fermo in pensioni, liquidazioni e welfare, il bimbo avrebbe bisogno di un po&#8217; piu&#8217; di tempo per capire che questi sono solo modi per ritardare la rottura di un sistema che non puo&#8217; funzionare. Ma ci arriverebbe comunque e concluderebbe ridendo in faccia all&#8217;economista.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">3) La crisi sono cicliche. Tra qualche mese, massimo uno o due anni, passerà.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">L&#8217;economia non è come la climatologia. Le previsioni economiche non si fanno come le previsioni del tempo, non puoi pensare che dopo la pioggia torna sempre il sereno, perchè in economia ci vogliono buoni motivi ed eventi causati dall&#8217;uomo , non dai venti o dalle correnti marine, per cambiare le cose.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Una crisi economica puo&#8217; durare molti anni, nulla lo vieta: se il popolo che ne soffre è abbastanza stupido e/o i parametri economici sono particolarmente sfavorevoli nel periodo, anche decenni o secoli.<br />
Una volta una crisi durò oltre quattro secoli, e la chiamarono Medio Evo.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">4) Le grandi crisi sono sempre passate, quindi passerà anche questa.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Sì, ma bisogna chiedersi come se ne è usciti. E&#8217; risaputo che dalle grandi crisi del sistema capitalista si esce rapidamente e facilmente in due soli modi:</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">a) Accedendo a nuovi territori e risorse da sfruttare</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">b) Facendo una grande guerra che azzera tutto e si riparte sul pulito.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Be&#8217;, sta di fatto che oggi entrambe le soluzioni sono difficiline da praticare: nuove terre non ce ne sono in vista (Luna a parte, ma è piuttosto arida), poichè tutte le terre del globo sono già parte integrante del sistema economico globalizzato che è in crisi.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Una grande guerra oggi sarebbe nucleare e autodistruttiva, inoltre, il sistema economico occidentale ormai pervade tutta l&#8217;economia globale, quindi fare una grande guerra non sarebbe mai contro un vero nemico ma, in qualche modo, sarebbe sempre e comunque un danno al sistema stesso. Le guerre che rendono sono quello contro i sistemi economici alternativi, contrapposti e chiusi, quindi niente da fare, non ce ne sono in giro. Aspetteremo i marziani?</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">5) Questa crisi è globale ed è disastrosa ovunque nel mondo.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Questa è la solfa del &#8220;mal comune mezzo gaudio&#8221;, sempre utile come anestetico locale. Purtroppo però questa affermazione è falsa: la crisi colpisce soprattutto gli stati occidentali, in particolar modo i satelliti degli USA. Certo c&#8217;e&#8217; una contrazione della domanda mondiale, e ne risentono tutti, ma noi andiamo in recessione a -2% di PIL annuo, i cinesi scendono da un +9 a un +7. Definire in crisi un&#8217;economia che cresce del 7% l&#8217;anno è tecnicamente errato, quindi concludiamo dicendo chiaro che NOI siamo in crisi, i Cinesi invece no.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">6) La crisi colpisce le fasce più deboli della popolazione.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Questo, almeno per il momento, non è del tutto vero. Un operaio o un impiegato semplice precario spendevano tutto il loro stipendio per campare prima della crisi e lo spendono tutt&#8217;ora. Anzi, essendoci una leggera deflazione , se preservano il posto di lavoro, stanno meglio di prima.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">I problemi più grossi al momento li hanno i borghesi, che hanno economie famigliari ben più complicate (imprese in proprio, immobili che si svalutano, soldi investiti in borsa che evaporano eccetera).<br />
Inoltre questa crisi non è una crisi del necessario ma piuttosto una crisi del superfluo: non c&#8217;e&#8217; crisi dei consumi perchè si tira la cinghia privandosi di cose necessarie, c&#8217;e&#8217; crisi perchè si è meno disposti a buttare soldi in cazzate e a farsi debiti facili. Questo è appunto un comportamento che investe le abitudini soprattuto dei piccolo-borghesi, non degli operai!</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Ora , quando si parla di &#8220;stimolare i consumi&#8221; dobbiamo parlarci chiaro e guardarci allo specchio: per uscire dalla crisi i borghesi non devono tornare a consumare il giusto, non basterebbe: devono tornare a consumare TROPPO come facevano fino a pochi mesi fa. Ora capite perchè è così difficile convincere la gente a consumare in questo momento?</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">7) Se i governi daranno gli aiuti e le spinte necessarie, si uscirà presto dalla crisi.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Forse. Ma se tutti tirano gli stati per la giacchetta, le finanze pubbliche possono esplodere causando una crisi ancora più grave. Ragioniamo: gli industriali chiedono soldi allo stato per produrre merci, i consumatori chiedono soldi allo stato per comperarle. Inoltre, tutti insieme chiedono sgravi fiscali allo Stato per consentire nuovi investimenti e rilancio economico.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Ma lo stato non è una mamma ricca con la borsa sempre piena: i soldi dello stato sono soldi degli stessi che li chiedono. Se tutti chiedono soldi allo Stato è come se tutti chiedessero soldi a sè stessi. Capiamo che non può reggere? Inoltre, se lo stato taglia i servizi di cui si occupa perchè ha usato i soldi per aiutare consumatori e imprenditori, ci saranno altre categorie come dipendenti pubblici e ditte appaltatrici di lavori pubblici che chiederanno aiuto allo stato perchè senza lavoro. Ecco che abbiamo il nostro bel circolo vizioso concentrico ed esplosivo da incorniciare come esempio di follia collettiva all&#8217;ennesima potenza.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">8) La globalizzazione comunque ha creato molta ricchezza ed è stata una cosa buona finchè qualche spregiudicato banchiere speculatore non ha rovinato tutto.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Falso. La Globalizzazione è stata la più grande operazione di trasferimento di ricchezza verso le classi alte che la storia abbia mai conosciuto. Era vero, come dicevano, che i mercati si regolano da sè, peccato però che si fossero dimenticati di spiegare quanto è doloroso per i comuni mortali quando i mercati si danno i colpi di assestamento.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Inoltre, l&#8217;inondazione di merci cinesi a basso costo e la facilità di accesso al credito, uniti ad una sempre maggiore penetrazione del marketing aggressivo nella società hanno creato una mega-illusione nella classe media, la quale ha avuto la sensazione di stare meglio.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">In realtà si stava impoverendo costantemente, nel livello di risparmio, nelle proprietà immobili e nel potere d&#8217;acquisto reale. (sarebbe interessante che qualcuno si mettesse a conteggiare la gigantesca quantità di danaro delle eredità dei vecchietti borghesi morti negli anni della globalizzazione, polverizzate in quattro e quattr&#8217;otto dagli eredi scialacquoni finto-ricchi).</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">9) In ogni caso la globalizzazione era inevitabile: non si può fermare la storia.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Certo. Ma quello che era assolutamente evitabile era questo tipo di globalizzazione! A Genova, nel 2001, un mucchio di gente protestò chiedendo una globalizzazione graduale, che subordinasse l&#8217;apertura dei mercati alla concessione di diritti ai lavoratori dei paesi poveri produttori. Una globalizzazione più lenta e più umana, che avrebbe messo al riparo i posti di lavoro occidentali, rallentando il flusso delle merci a basso costo, dando nel contempo una spinta per condizioni di lavoro più umane (e quindi costi più alti e meno concorrenza sleale) ai paesi emergenti.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Avremmo avuto meno telefonini in offerta speciale, meno pantaloni da 5 euro al paio ma meno fabbriche in crisi e posti di lavoro persi. I ricchi sarebbero stati un po&#8217; meno ricchi, i borghesi sarebbero stati bene come prima, gli operai, insomma, se la sarebbero cavata meglio.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Probabilmente la proposta era troppo intelligente per essere accettata, infatti coloro che la portarono avanti furono picchiati a sangue nelle vie di Genova con il beneplacito di una bella fetta dell&#8217;opinione pubblica italiana. La stessa opinione pubblica che oggi piange disperata chiedendo aiuto a mamma-stato.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">10) L&#8217;importante è essere ottimisti.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">E&#8217; una frase senza senso, buona per tutte le occasioni, ma pericolosa di per sè. &#8220;L&#8217;importante è essere ottimisti&#8221; puoi dirlo anche mentre sfrecci in contromano a 200 all&#8217;ora in autostrada di notte coi fari spenti. Oppure puoi fermarti, accendere le luci e fare inversione di marcia.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Concludendo, non si esce dalla crisi aspettando che passi come se fosse un temporale. Scordatevelo. Da sola non passerà. La crisi va guardata in faccia. Magari bisogna anche farsela amica, imparare a conviverci, starci dentro e incamerarla.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Il tempo di uscita dalla crisi è dato dalla nostra capacità di affrontare il problema con schemi mentali diversi da quelli che abbiamo usato per generarla.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Forse il tempo di uscita si accorcerà se impareremo che non tutta la felicità è nelle merci. E che le merci che contengono sfruttamento valgono meno e non è bene comperarle, perchè sono tristi prive di vero valore. Che le merci che contengono felicità perchè chi le produce è trattato bene hanno più valore e possono aiutarci.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Che se viviamo solo per le merci, produrremo merci che parlano della nostra ossessione nel produrre merci per avere soldi ed acquistare merci e così via. Se impariamo a produrre merci che parlano del meglio di noi stessi, si venderanno meglio, ma per farlo dobbiamo tornare a pensare che non tutto nella nostra vita è legato alle merci.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">E finiamola con le merci che fanno finta di essere felici, perchè magari le hanno progettate designer felicissimi, e poi le hanno prodotte ragazzine indonesiane di tredici anni comandate con la frusta.<br />
In fondo, i bisogni essenziali sono soddisfatti da tempo: oggi tutto gravita intorno al surplus, quindi scegliamolo bene questo surplus, sia quando lo comperiamo che quando lo produciamo. Scegliamo la qualità (nel senso più profondo del termine) anzichè la quantità. (anche il nostro ambiente e le nostre risorse naturali limitate ci ringrazieranno).</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art">Potrebbe essere questa la via d&#8217;uscita per la crisi. Chissà. Non ho certezze, ma nemmeno paure troppo grandi che mi impediscano di pensarci. L&#8217;importante, in fondo, è esplorare nuove strade, perchè quella vecchia, ormai, è piena di buche che nessuno può riparare. Per fortuna.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art"><strong>Paul Olden</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class="art"><br />
</span></p>
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		<title>Epicuro e la crisi dei consumi &#8211; Il ritorno alla frugalità</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 07:12:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Nei giorni prima di Natale i negozi sembravano pieni, ma i commercianti assicurano che quest&#8217;anno il giro d&#8217;affari è significativamente diminuito rispetto al passato. Più che la quantità, a calare è stata soprattutto la qualità degli acquisti, il loro valore: la crisi ha indotto i consumatori a farsi più guardinghi, a spendere con maggiore oculatezza.
Da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=17393&subd=gestcredit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Nei giorni prima di Natale i negozi sembravano pieni, ma i commercianti assicurano che quest&#8217;anno il giro d&#8217;affari è significativamente diminuito rispetto al passato. Più che la quantità, a calare è stata soprattutto la qualità degli acquisti, il loro valore: la crisi ha indotto i consumatori a farsi più guardinghi, a spendere con maggiore oculatezza.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Da un punto di vista strettamente economico</span>, questa reazione era prevedibile e desta giustificate preoccupazioni per il futuro: le crisi causano sempre una contrazione dei consumi ma se questi calano troppo si rimane intrappolati a lungo nella recessione. Da un punto di vista più generale, non è detto tuttavia che una riduzione (temporanea) del potere d&#8217;acquisto comporti solo effetti negativi. Essa potrebbe originare anche qualche dinamica virtuosa, ad esempio stimolando il recupero di valori quali «responsabilità» e «frugalità» nella definizione dei nostri bisogni e dei nostri modelli di consumo. Si tratta di parole che suonano oggi fuori moda e persino un po&#8217; retoriche, soprattutto fra i più giovani. Eppure secondo i padri nobili dell&#8217;economia di mercato (Adam Smith in testa) era proprio a valori come questi che il «buon» consumatore avrebbe dovuto ispirare la propria condotta.</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-17393"></span></p>
<p>In un libro di qualche anno fa l&#8217;economista Robert Frank ha denunciato la «febbre del lusso» e la tendenza all&#8217;iper-consumo come inedita e temibile patologia del nuovo secolo. Un tempo riservati a piccole cerchie di élite, i cosiddetti luxury goods (un abito firmato, una vacanza ai Caraibi, una sofisticata apparecchiatura elettronica) sono oggi diventati un&#8217;opzione accessibile ad ampie fasce di popolazione. Il desiderio di questi beni tende però a provocare una vera e propria rincorsa «posizionale» fra individui e gruppi sociali: ciascuno aspira a consumare un po&#8217; di più del suo vicino o del suo gruppo di riferimento e si sente gratificato solo se riesce a migliorare o almeno a mantenere la propria posizione relativa. Sappiamo che, soprattutto negli USA, questa escalation consumistica ha poggiato su comportamenti spesso irresponsabili dal punto di vista finanziario, grazie a carte di credito e mutui ipotecari che hanno consentito a moltissime persone di spendere al di là delle proprie reali disponibilità. La crisi in cui siamo precipitati è almeno in parte connessa anche a questi comportamenti.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Se servisse a far calare la febbre dell&#8217;iper-consumo</span> (a cominciare da quello in deficit) il credit crunch potrebbe indurre una salutare bonifica di alcune pratiche sociali che hanno finito per provocare enormi circoli viziosi, a livello sia individuale che collettivo. Insieme al consumo «equo», il consumo responsabile è oggi al centro di un interessante dibattito fra scienziati sociali e filosofi e un libro appena uscito («Frugality. Rebalancing material and spiritual values in economic life», <span style="font-style:italic;">Peter Lang Publishing, 2008</span>) fa bene il punto sulla discussione. Riallacciandosi alle tesi di Frank, gli autori del volume denunciano a chiare lettere gli effetti ansiogeni e i molteplici sprechi causati dalle rincorse «posizionali» che si manifestano nella sfera del consumo, peraltro esacerbate dal processo di cre scente individualizzazione e secolarizzazione culturale. La parte più interessante del volume è l&#8217;elaborazione di una vera e propria etica laica della frugalità, intesa come capacità di consumare (e più in generale vivere) in modo misurato, bilanciando fra di loro diversi valori, obiettivi e strumenti, in base a criteri di «giusta proporzione».</p>
<p>Il richiamo non è tanto ai precetti religiosi, quanto piuttosto agli ideali classici (greci e latini) della temperanza, della costanza e della moderazione: della frugalitas, appunto, per dirla con gli Stoici o con Cicerone. A molti liberisti sentir parlare di «virtù», di regole morali con cui imbrigliare il comportamento dei consumatori (per giunta in tempi di recessione, ove la tenuta dei consumi è condizione essenziale per far ripartire l&#8217;economia) farà senz&#8217;altro drizzare i capelli. Ma la sindrome dell&#8217;iper-consumo e i suoi molteplici paradossi sono fenomeni ormai ben documentati dalla ricerca psico-sociale. E se in tempi di crisi è sicuramente opportuno che i governi sostengano la domanda di beni e servizi, è forse altrettanto utile invitare chi li consuma a riflettere su quanto «valgono», davvero, le loro scelte. Come ricorda Luk Bouckaert (il curatore del libro sopra citato), il filosofo Epicuro sosteneva che il modo migliore per raggiungere la felicità fosse quello di semplificare bisogni e aspirazioni. E a chi voleva entrare nel suo «giardino dei piaceri» egli imponeva innanzitutto una prova di frugalità: restare fuori dal cancello per alcuni giorni, con una dieta di pane ed acqua. Il 2009 si preannuncia come un anno di austerità. La lezione di Epicuro può forse aiutarci ad affrontarlo col piede giusto. Cercando di fare «di necessità virtù» e di curare la febbre dell&#8217;iper-consumo con il rimedio degli antichi: <span style="font-style:italic;">est modus in rebus<br />
di Maurizio Ferrara</span></p>
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		<title>ECONOMIA USA: IL 2009 SARA&#8217; PEGGIO DEL 2008?</title>
		<link>http://gestcredit.wordpress.com/2009/01/12/economia-usa-il-2009-sara-peggio-del-2008/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 14:12:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://gestcredit.wordpress.com/?p=17295</guid>
		<description><![CDATA[di Alfonso Tuor
Anche la banca centrale statunitense lo ha confermato: questo 2009 sarà un anno di recessione nonostante il pacchetto di rilancio economico che il presidente eletto Obama sta preparando e nonostante il ricorso senza precendenti a strumenti di politica monetaria non tradizionali.
È quanto emerge dai verbali dell’ultima riunione del Comitato direttivo della Federal Reserve, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=17295&subd=gestcredit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di Alfonso Tuor</p>
<p>Anche la banca centrale statunitense lo ha confermato: questo 2009 sarà un anno di recessione nonostante il pacchetto di rilancio economico che il presidente eletto Obama sta preparando e nonostante il ricorso senza precendenti a strumenti di politica monetaria non tradizionali.</p>
<p>È quanto emerge dai verbali dell’ultima riunione del Comitato direttivo della Federal Reserve, in cui si legge che «l’economia americana dovrebbe contrarsi nel primo semestre di quest’anno in modo più forte di quanto finora previsto, la recessione dovrebbe fermarsi nella seconda metà dell’anno ed una lenta ripresa potrebbe cominciare a prendere forma l’anno prossimo».</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-17295"></span></p>
<p>La banca centrale americana prevede inoltre un rallentamento notevole dell’inflazione che potrebbe prolungarsi anche nel 2010 e non esclude l’ipotesi della deflazione, ossia una dinamica dei prezzi in diminuzione, come emerge da questa citazione: «L’inflazione potrebbe calare per un certo periodo di tempo al di sotto del livello giudicato conforme con la stabilità dei prezzi».</p>
<p>La Federal Reserve è perfettamente consapevole che questa è la più grave crisi economica dalla Grande Depressione degli anni Trenta. Sa che gli 8.000 miliardi di dollari finora spesi per salvare il sistema bancario e finanziario americano sono stati unicamente un rattoppo nemmeno sufficiente per riportare la calma sul mercato monetario e su quello dei capitali, un rattoppo che non è riuscito a far riaprire i cordoni del credito alle banche americane.</p>
<p>È pure consapevole che il pacchetto fiscale da 750 miliardi di dollari di Obama è insufficiente per compensare la riduzione dei consumi delle famiglie e la forte contrazione degli investimenti delle imprese e che, quindi, potrà al massimo produrre un piccolo rimbalzo dell’economia per un trimestre.</p>
<p>Le grandi speranze riposte nel pacchetto fiscale di Obama appaiono infatti sempre più infondate. Strada facendo sono state notevolmente ridimensionate le intenzioni iniziali del presidente eletto di coniugare, grazie a un programma di grandi investimenti pubblici, l’obiettivo del rilancio dell’economia e quello del recupero dei ritardi infrastrutturali accumulati negli ultimi anni dagli Stati Uniti.</p>
<p>Anche per ottenere il consenso dell’opposizione repubblicana, sono stati privilegiati i tradizionali sgravi fiscali, cui verranno assegnati 300 miliardi di dollari, che nella situazione attuale appaiono totalmente inadeguati. Infatti le famiglie useranno questi sgravi prevalentemente per ridurre il loro indebitamento, mentre le imprese non avvieranno nuovi investimenti solo perché vi sono condizioni fiscali più favorevoli.</p>
<p>Quindi mentre il deficit federale americano è destinato a superare quest’anno i 1.000 miliardi di dollari, si può già dire che il grande pacchetto di Obama si rivelerà una grande occasione persa. Il 2009 sarà un anno di severa recessione che dovrebbe concludersi, secondo le stime degli economisti più accreditati, con una contrazione annuale del PIL americano addirittura superiore al 3,5%.</p>
<p>Ma la realtà potrebbe rivelarsi peggiore. Vi sono due grandi questioni irrisolte, di cui non vi è il minimo cenno nei verbali del Comitato direttivo della Fed: l’impatto della crisi economica su un sistema bancario americano già in stato comatoso e la disponibilità degli Stati stanieri a continuare a finanziare gli Stati Uniti e quindi ad evitare un crollo del dollaro.</p>
<p>Diversi istituti di ricerca indipendenti prevedono che le sofferenze dei crediti concessi dal sistema bancario americano raggiungeranno quest’anno i 1.600 miliardi di dollari, il 13% del totale dei crediti bancari che non sono stati ancora cartolarizzati, ossia che sono ancora nei bilanci delle banche, poiché non ancora impacchettati e trasformati in titoli da vendere sul mercato.</p>
<p>A queste perdite sono da aggiungere quelle dovute all’ulteriore svalutazione dei titoli tossici, che non sono come noto solo detenuti dalle banche americane, ma anche da quelle svizzere, europee e di altri Paesi. La crescita di queste sofferenze è dovuta al perdurare della crisi del mercato immobiliare (si prevede che i prezzi debbano ancora calare almeno del 20% rispetto agli attuali livelli), a perdite minime del 20% sui 1.400 miliardi di dollari di crediti al consumo, del 10% su un totale di 3.700 miliardi di dollari di crediti bancari non cartolarizzati concessi alle imprese americane e del 30% sui 170 miliardi di crediti concessi ai fondi Private Equity non ancora trasformati in titoli venduti sul mercato.</p>
<p>Vi sono inoltre le perdite che accuseranno banche, investitori istituzionali e privati americani e del resto del mondo che hanno acquistato titoli con cui è stata finanziata l’enorme bolla del credito statunitense.</p>
<p>Se è scontato che la Federal Reserve non permetterà il fallimento di alcuna banca americana di dimensioni rilevanti, come ha fatto recentemente concedendo 350 miliardi di garanzie a Citigroup, non è invece scontato che le dimensioni sempre più impressionanti degli interventi della Fed non comincino ad impensierire i Paesi che stanno continuando a finanziare gli Stati Uniti. Ciò è determinante per il tasso di cambio del dollaro: questa è la grande incognita del 2009.</p>
<p>Se gli altri Stati continueranno a finanziare gli Stati Uniti, si rivelererà corretta la previsione di deflazione formulata dagli stessi governatori della Federal Reserve. Se dovesse invece diminuire la disponibilità di asiatici ed arabi a sottoscrivere la crescente montagna di titoli pubblici americani, lo scenario economico cambierebbe radicalmente. Il crollo del tasso di cambio della valuta statunitense, combinato con l’enorme quantità di dollari che la Fed sta stampando, avrebbe conseguenze devastanti. Da uno scenario deflattivo si potrebbe passare in un battibaleno ad uno scenario di iperinflazione negli Stati Uniti.</p>
<p>Dunque il 2009 non si prospetta migliore dell’anno appena conclusosi anche perché sia gli interventi della Federal Reserve sia quelli previsti da Obama non sembrano cogliere che la soluzione della crisi non può che passare dal riconoscimento della bancarotta del sistema finanziario e dalla ricostruzione ex novo del sistema bancario. Il 2009 non solo rischia di essere peggiore del 2008, ma anche di risultare un altro anno perso se non verranno create le premesse per uscire veramente dalla crisi.</p>
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		<title>SUL 2009 E&#8217; IMPRUDENTE FARSI TROPPE ILLUSIONI</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 14:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[mutui]]></category>
		<category><![CDATA[mutuo]]></category>

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		<description><![CDATA[di  Alessandro Fugnoli
L’economia americana, come dice Feldstein, &#8220;è in uno stato terribile e sta peggiorando&#8221;. Non solo, continuerà a contrarsi per tutto il 2009 e saremo fortunati, fra un anno, se ci saranno segni di ripresa.
I primi giorni dell’anno sui mercati, lungi dall’essere indicativi della tendenza del nuovo anno come vuole la leggenda, sono silly [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=17293&subd=gestcredit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di  Alessandro Fugnoli</p>
<p>L’economia americana, come dice Feldstein, &#8220;è in uno stato terribile e sta peggiorando&#8221;. Non solo, continuerà a contrarsi per tutto il 2009 e saremo fortunati, fra un anno, se ci saranno segni di ripresa.</p>
<p>I primi giorni dell’anno sui mercati, lungi dall’essere indicativi della tendenza del nuovo anno come vuole la leggenda, sono silly season, stagione sciocca. Si riparte da zero e se in dicembre è andata bene si è portati a pensare a un naturale prolungamento della tendenza positiva, mentre se è andata male si ha gran voglia di voltare pagina. I soldi ci sono, perché i libri degli operatori sono puliti o, quanto meno, sfoltiti dalle pulizie di fine anno.</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-17293"></span></p>
<p>Viene in mente il 2001, anno secondo della crisi iniziata nel marzo 2000 e terminata tre anni esatti più tardi. Dopo un dicembre negativo si partì di gran carriera e l’S&amp;P500 salì da 1280 il 2 gennaio a 1380 a fine mese, complice un taglio dei tassi da parte della Fed che, si pensava, avrebbe posto le basi per la ripresa. In realtà il 2001 si chiuse male, a 1148, dopo avere toccato in settembre 970.</p>
<p>Anche quest’anno si è partiti con l’idea che il peggio è alle spalle, che i minimi li abbiamo già visti, che la discesa del Pil globale sta rallentando, che la pozione magica del grande piano di Obama garantirà una seconda metà dell’anno in riaccelerazione e che dopo un anno in cui le borse si sono dimezzate di valore non può essercene un altro con segno negativo.</p>
<p>Al clima di entusiasmo ha contribuito perfino la crisi del gas tra Russia e Ucraina. E’ salito il prezzo del gas europeo, che ha fatto salire quello del gas americano, che ha fatto salire il greggio, che ha fatto salire petroliferi e minerari (alcuni grandi nomi anche del 40 per cento), che hanno contribuito a fare salire i bond russi e l’S&amp;P500. Bene bene, avrebbe detto Bastiat il paradossale, facciamo saltare tutti i pozzi sauditi, così le borse andranno alle stelle e ci garantiamo un anno di prosperità.</p>
<p>L’economia, però, come dice Feldstein, &#8220;è in uno stato terribile e sta peggiorando&#8221;. Non solo, continuerà a contrarsi per tutto il 2009 e saremo fortunati, fra un anno, se ci saranno segni di ripresa. Feldstein, repubblicano fiscalmente conservatore, arriva a proporre, oltre a tutte le misure annunciate da Obama, anche un aumento massiccio delle spese militari.</p>
<p>Sul 2009, dunque, è imprudente farsi troppe illusioni, anche se il fronte degli ottimisti annovera nomi molto autorevoli come Steve Leuthold, Laszlo Birinyi e Ned Davis tra i quantitativi e Warren Buffett tra i fondamentalisti. Gli ottimisti, quale che sia il loro approccio, sono accomunati dal tema del ritorno alla media.</p>
<p>In effetti, se si escludono errori clamorosi di policy o complicazioni esogene come guerre o shock da offerta, guardando alle serie storiche la recessione in corso sarebbe già a buon punto e i premi per il rischio sui vari mercati sono già così alti da incorporare scenari apocalittici. I bond di bassa qualità, ad esempio, sono arrivati in dicembre a scontare una probabilità di default maggiore di quella che prezzarono nei momenti più bui degli anni Trenta.</p>
<p>Il problema delle serie storiche, come abbiamo ben visto nei due anni scorsi con tutte le modellizzazioni di rischio e di prezzo basate sul passato, è che ogni tanto traggono in inganno. Ogni tanto la storia fa un salto, ogni tanto si incontra un cigno nero, ogni tanto è vera la più bersagliata e irrisa delle tesi pronunciabili da un economista o da uno strategist, quella per cui &#8220;questa volta è diverso&#8221;.</p>
<p>Nel 1999-2000 &#8220;questa volta era diverso&#8221; per via dell’accelerazione che Internet avrebbe impresso per sempre alla storia umana. All’inizio del 2007 &#8220;questa volta era diverso&#8221; per il motivo opposto, ovvero la Grande Moderazione delle politiche economiche che, dando stabilità strutturale al sistema, ne avrebbe garantito lo sviluppo per molto tempo a venire. Si è visto come è andata a finire.</p>
<p>C’è del resto tutta una scuola di pensiero che teorizza che quando si sente ripetere troppo spesso che &#8220;questa volta è diverso&#8221; è vicino il momento del rientro nella norma. Bisogna dunque essere molto cauti prima di parlare di rottura storica e non solo quando le cose vanno apparentemente benissimo (come nel 1999 e all’inizio del 2007), ma anche quando vanno apparentemente malissimo, come ora.</p>
<p>Ci limiteremo quindi a dire, usando molta cautela, che la crisi in corso è già adesso più grave della media delle recessioni del dopoguerra. Non solo, è anche più grave della media delle recessioni degli ultimi due secoli, così come ricostruite da Christina Romer nel suo studio del 1999 &#8220;Changes in Business Cycles: Evidence and Explanation&#8221;.</p>
<p>Questa volta, quindi, è &#8220;già&#8221; diverso. L’allineamento infausto di recessione ordinaria da scorte più crisi bancaria-immobiliare più crisi della finanza personale più crisi petrolifera (fino a luglio) non capita spesso. Non possedendo doni profetici non sappiamo dire se questa volta sarà diverso come nel caso della Grande Depressione. Quasi sicuramente non sarà così, se anche i pessimisti autorevoli alla Rogoff dicono che tra un paio d’anni ne saremo fuori. Raccomandiamo però di prendere con le pinze tutti i ragionamenti confortanti costruiti su serie storiche troppo brevi.</p>
<p>Detto questo, proviamo a dire qualcosa di positivo. E’ evidente che la pressione delle vendite forzate, quelle di chi era a leva elevata, è molto rallentata, così come stanno rallentando i riscatti dai fondi di tutti i tipi. La riduzione della leva e i riscatti non si ripeteranno più, anche nella peggiore delle ipotesi, nelle modalità distruttive di questi ultimi mesi.</p>
<p>Anche la volatilità, quindi, pur rimanendo elevata sarà meno devastante. Un secondo dato positivo è che le banche centrali, in particolare la Fed, proseguono a testa bassa nella loro politica di tassi di policy tendenti a zero e di riduzione degli spread temporali (quelli tra tassi a breve e tassi a lungo) e degli spread di credito (in particolare per i titoli legati ai mutui e per i corporate di qualità medio-alta). Si registrano già successi significativi sulla carta commerciale, sull’interbancario, sul Crossover.</p>
<p>Alcuni successi sono reversibili, ma in alcuni casi si può parlare di normalizzazione già a buon punto. Il riavvio del mercato del credito può non fare notizia, ma è una condizione necessaria, anche se purtroppo non sufficiente, per l’uscita dalla crisi.</p>
<p>Un terzo dato positivo di cui si parla invece molto è quello delle misure fiscali. L’amministrazione Obama sta muovendosi su una linea generale di fermezza nell’affrontare la crisi ma anche di attenzione a non apparire iperaggressiva, per non spaventare troppo i mercati valutari e i compratori di debito pubblico. Dollaro e bond governativi lunghi sono già soggetti, e lo saranno ancora di più nei prossimi mesi, a ondate di paura non da crisi, ma da eccesso di risposta alla crisi. Sono paure largamente immotivate e però profondamente radicate in ampi segmenti dei mercati.</p>
<p>Nella nostra esperienza personale ci capita di sentire tutti i giorni quasi più preoccupazione per i rischi di inflazione, di crollo del dollaro e di esplosione futura dei tassi che non sull’andamento peraltro disastroso dell’economia reale. Queste ondate di preoccupazione poco fondata offriranno ottime occasioni di trading. Alla stabilità dei tassi di policy a zero o vicino a zero per molto tempo a venire corrisponderà infatti un grande nervosismo sui governativi lunghi. Che andranno acquistati ogni volta che il mercato si metterà a venderli.</p>
<p>L’esperienza giapponese mostra con chiarezza che l’ammontare crescente del debito pubblico e, conseguentemente, delle emissioni non hanno influenza negativa sulla domanda finale di titoli in situazioni di deflazione endemica e quando non ci sono alternative d’investimento (in particolare immobiliari e azionarie) con particolari prospettive di apprezzamento. Se ci fosse tutta questa relazione tra debito pubblico e tassi, i titoli lunghi giapponesi (ma anche italiani) dovrebbero rendere molto di più.</p>
<p>Quanto all’inflazione, è paradossale che mentre il mercato si preoccupa per il suo futuro ritorno la Fed (come risulta dai verbali dell’ultimo Fomc) considera l’ipotesi di indicarne un livello obiettivo (che sarebbe implicitamente tra l’uno e il due per cento) non perché teme che venga superato, ma perché teme al contrario che non venga raggiunto.</p>
<p>E’ anche paradossale il fatto che la Fed, nelle circostanze attuali, potrebbe perfino essere ben lieta che queste paure continuino a circolare, prevenendo almeno in parte il temuto radicarsi di una psicologia deflazionistica.</p>
<p>In generale ci sembra che l’elemento decisivo per valutare le probabilità di inflazione sia l’output gap, ovvero la differenza tra quello che l’economia globale è in grado di produrre e quello che effettivamente produce. Il Pil potenziale cresce anche in questi mesi di crisi profonda, perché cresce la popolazione del mondo e cresce la produttività. Il Pil effettivo, invece, scende in assoluto e continuerà a contrarsi per quasi tutto quest’anno.</p>
<p>L’output gap, quindi, è già elevato e continuerà a crescere per molti mesi. Anche nell’ipotesi che denaro fresco di stampa venga gettato giorno dopo giorno dagli elicotteri, prima di vedere inflazione bisognerà aspettare che venga speso fino a fare risalire la domanda aggregata fino al livello dell’offerta potenziale. A quel punto, presumibilmente, qualsiasi banchiere centrale che non abbia studiato in Zimbabwe ordinerà agli elicotteri di tornare a terra e sarà colmato di onorificenze.</p>
<p>Come strategie d’investimento continuiamo a pensare che per quest’anno sia meglio concentrarsi sui rischi moderati (governativi lunghi, corporate di qualità medio-alta, bond bancari più o meno garantiti e ben diversificati). Questo non toglie che anche per l’azionario ci possano essere fasi di recupero più significative di quelle poche offerte dal 2008. Gennaio e febbraio potrebbero dare qualche (limitata) soddisfazione. In caso di entusiasmi esagerati sarà bene vendere.</p>
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		<title>FINE DEL CAPITALISMO: E ADESSO SONO DIVENTATI TUTTI KEYNESIANI</title>
		<link>http://gestcredit.wordpress.com/2009/01/12/fine-del-capitalismo-e-adesso-sono-diventati-tutti-keynesiani/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 14:04:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[di Alfonso Tuor &#8211; direttore del Corriere del Ticino
La rapida formazione di un consenso generale (sugli effetti benefici dei pacchetti fiscali) non è rassicurante: è dovuta alla disperazione piuttosto che ad una ragionevole previsione che la medicina funzionerà. ALERT: articolo non adatto agli ottimisti.
In un battibaleno sono diventati tutti keynesiani. Nel giro di poche settimane [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=17291&subd=gestcredit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di Alfonso Tuor &#8211; direttore del Corriere del Ticino</p>
<p>La rapida formazione di un consenso generale (sugli effetti benefici dei pacchetti fiscali) non è rassicurante: è dovuta alla disperazione piuttosto che ad una ragionevole previsione che la medicina funzionerà. ALERT: articolo non adatto agli ottimisti.</p>
<p>In un battibaleno sono diventati tutti keynesiani. Nel giro di poche settimane politici ed economisti di qua e di là dell’Atlantico sostengono a spada tratta grandi pacchetti fiscali di rilancio per uscire da quella che oramai tutti riconoscono essere la più grave crisi economica dalla Grande Depressione degli anni Trenta.</p>
<p>Persino il cancelliere tedesco Angela Merkel ha dichiarato questa settimana che dalla crisi non si può uscire se non creando una «montagna di debiti (pubblici, ndr)». La medesima strada è stata imboccata da Obama, che incurante di un deficit pubblico statunitense destinato quest’anno a superare i 1.200 miliardi di dollari ha proposto un pacchetto di rilancio di circa 800 miliardi di dollari.</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-17291"></span></p>
<p>La rapida formazione di questo consenso generale non è rassicurante: essa è dovuta alla disperazione piuttosto che ad una ragionevole previsione che la medicina funzionerà. L’unica certezza riguardo agli effetti di questi pacchetti fiscali è che offrono ai governi la possibilità di dire che si è cercato di reagire alla crisi.</p>
<p>Vi è un altro vantaggio: non peggiorano la situazione economica e molto probabilmente danno un sollievo temporaneo all’economia. Basti pensare che Obama con il suo pacchetto di rilancio spera di creare 3 milioni di nuovi posti di lavoro. Anche se questo obiettivo venisse centrato, non basterebbe a migliorare la situazione del mercato del lavoro americano che negli ultimi tempi sta sopprimendo più di mezzo milione di posti di lavoro ogni mese. Dunque non è affatto certo che questi piani creino le premesse per uscire veramente dalla crisi.</p>
<p>Anzi, è molto probabile che queste politiche falliranno, poiché non aggrediscono le cause della crisi, che sono l’accumularsi di un eccesso di debiti di famiglie ed imprese concessi da un sistema finanziario oggi in stato fallimentare. Le terapie proposte dal grande economista inglese John Maynard Keynes non possono riuscire a rilanciare l’economia se prima non si risolvono questi due problemi.</p>
<p>A sostegno di questa tesi basta rifarsi all’esperienza vissuta dal Giappone a partire dall’inizio degli anni Novanta, quando il crollo della borsa di Tokyo e la crisi del mercato immobiliare nipponico avevano provocato un lungo periodo di deflazione dal quale il Paese del Sol Levante non si è ancor oggi risollevato, nonostante il varo di continui pacchetti di rilancio economico e nonostante che la forte crescita del resto del mondo abbia aiutato la sua formidabile industria di esportazione.</p>
<p>L’improvvisa conversione alle politiche keynesiane anche da parte del settore finanziario dovrebbe invece preoccupare. I motivi sono semplici: non si può uscire da questa crisi se non attraverso la cancellazione e/o la drastica riduzione della montagna di quelli che per alcuni sono debiti e di quelli che per altri sono crediti. Questo obiettivo può essere raggiunto attraverso strade che favoriscono alcuni a scapito di altri.</p>
<p>È quindi una scelta eminentemente politica. Per il settore finanziario la strada migliore è l’inflazione (o ancora meglio l’iperinflazione). Quest’ultima ha la virtù taumaturgica di ridurre lo stock del debito e quindi di salvare banche che senza i continui aiuti statali sarebbero già fallite. Solo negli Stati Uniti sono già stati spesi 8.000 miliardi di dollari per far sopravvivere il sistema bancario. In Europa la cifra è solo apparentemente inferiore, poiché molti degli aiuti avvengono in forma ancor meno trasparente.</p>
<p>Infatti le banche cartolarizzano a ritmo crescente i crediti, trasferiscono questi titoli e gli altri titoli tossici che già detenevano a veicoli speciali di investimento (che hanno il pregio di non far più apparire queste posizioni nei bilanci della banca) e infine li danno in pegno alle banche centrali in cambio di soldi buoni per i quali oggi devono pagare tassi di poco superiori allo zero.</p>
<p>È il modello UBS, Confederazione e Banca Nazionale Svizzera. Queste acrobazie permettono di guadagnare tempo, ma non risolvono i problemi: non solo il vero stato di salute delle banche non migliora, ma addirittura non beneficia nemmeno di un sollievo temporaneo. Lo dimostra il fatto che sia in Europa sia negli Stati Uniti è diventato sempre più difficile accedere al credito bancario. Ciò vuol dire che il sistema non svolge nemmeno più la funzione di trasmissione degli impulsi di politica monetaria delle banche centrali.</p>
<p>Per questi motivi non è corretto rifarsi all’esperienza degli anni Trenta e al New Deal di Franklin Delano Roosevelt, che si ispirava a Keynes. Il modo di funzionare attuale dei mercati finanziari assomiglia a quello di un’economia di guerra, in cui le banche centrali finanziano il settore finanziario e presto anche il debito pubblico, destinato ad esplodere per il crollo delle entrate fiscali, per l’aumento delle spese sociali e per il costo dei pacchetti di rilancio.</p>
<p>Ma l’economia di guerra funziona in tempo di guerra, non in tempo di pace. Infatti, la guerra crea una grande domanda di prodotti (carri armati, aerei, armi diverse) che fa crescere l’attività industriale e fa girare l’economia. Oggi invece la maggior parte dell’enorme quantità di soldi viene usata per procrastinare la dichiarazione di fallimento del sistema finanziario. Ciò non crea alcuna domanda aggiuntiva di beni e servizi, sottrae mezzi all’economia reale e addirittura non basta nemmeno a risanare lo stesso sistema bancario.</p>
<p>Per risolvere la crisi del sistema bancario e dell’eccesso di debiti non vi sono molte vie. Una è l’iperinflazione, che permetterebbe all’attuale oligarchia finanziaria di limitare i danni e di poter sperare non solo di rimanere in sella, ma di prosperare. Una seconda via è quella che si sta seguendo finora: si tratta di una versione aggiornata e corretta dell’esperienza giapponese.</p>
<p>Essa consiste in continui aiuti al sistema bancario e in un graduale trasferimento allo Stato delle perdite accumulate dalle banche. Se si continuerà a seguire questa politica, la crisi durerà molto a lungo. La via largamente preferibile è invece la dichiarazione di fallimento del sistema finanziario con la creazione ex novo di banche chiamate a usare il risparmio per finanziare le attività produttive. In pratica si tratta di rovesciare le politiche degli ultimi anni, di abbandonare l’economia della carta straccia e ritornare a privilegiare l’economia produttiva, restituendo al sistema bancario il suo ruolo di servizio alle imprese e ai cittadini.</p>
<p>Ma su questo obiettivo non vi è ancora consenso. Per questo motivo deve preoccupare l’improvvisa conversione alle politiche keynesiane del mondo politico: si tratta di uno specchietto per le allodole per evitare di affrontare la causa principale della crisi.</p>
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		<title>Crisi e finanza. Tutti i mali della prociclicità</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 13:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giacomo De Laurentis, ordinario di economia degli intermediari finanziari alla Bocconi
La tempesta perfetta che si è abbattuta sui mercati finanziari è il risultato di innovazioni istituzionali, gestionali, regolamentari e di prodotto che solo ora manifestano la forza dirompente che il loro interagire congiunto determina. Individualmente considerate, esse sono utili al miglior funzionamento dei mercati [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=17287&subd=gestcredit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di Giacomo De Laurentis, ordinario di economia degli intermediari finanziari alla Bocconi</p>
<p>La tempesta perfetta che si è abbattuta sui mercati finanziari è il risultato di innovazioni istituzionali, gestionali, regolamentari e di prodotto che solo ora manifestano la forza dirompente che il loro interagire congiunto determina. Individualmente considerate, esse sono utili al miglior funzionamento dei mercati e alla stabilità delle singole istituzioni; osservate congiuntamente, esse evidenziano un’impressionante carica di rischio sistemico dovuto al loro orientamento prociclico.</p>
<p>Di quali innovazioni si tratta? La ricerca di maggiore efficienza dei sistemi bancari ha condotto negli anni Ottanta a una forte deregulation che, accrescendo la competizione, ha indotto le banche a imparare a sopravvivere innovando i prodotti, comprimendo i costi e gestendo più finemente i rischi. Le privatizzazioni e il massiccio coinvolgimento dei manager nel capitale attraverso le stock option hanno ancor più accresciuto la tensione al profitto e all’innovazione. Mentre le investment bank sviluppavano nuovi business, negli Usa la vigilanza passava dalla Fed alla meno attrezzata Sec!</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-17287"></span></p>
<p>Nuove istituzioni non vigilate, come gli hedge fund e i sovereign fund, hanno assunto un ruolo chiave nei mercati. Per i manager di molte di queste istituzioni la tensione è per risultati di breve termine: ciò genera comportamenti prociclici, cioè ad esempio a vendere se ci si aspetta di poter ricomprare poco dopo a prezzi più bassi. Allo stesso tempo, quote sempre maggiori di prestiti bancari, tradizionalmente tenuti in portafoglio sino alla scadenza, sono state trasformate in titoli attraverso la cartolarizzazione e rivendute. Da un lato, ciò rende il valore dei prestiti cartolarizzati dipendente dagli umori prociclici dei mercati anziché delle stime prudenziali di perdite delle banche; dall’altro lato, criteri meno restrittivi di selezione dei debitori diventano diffusi, contando sulla possibilità di liberarsi successivamente del rischio. Lo sviluppo del credit risk management ha consentito alle banche di comprare e vendere rischio di credito in mercati non regolamentati, di definirne il pricing risk-adjusted premiando i debitori migliori, ma chiedendo tassi più alti proprio ai debitori in maggiori difficoltà: la meritocrazia comporta selettività e quindi maggiore instabilità, almeno nel breve.</p>
<p>Le innovazioni regolamentari hanno tentato di rispondere a queste evoluzioni, risolvendo taluni problemi ma aprendone altri. I nuovi Ias e Basilea 2 sono entrambe regolamentazioni fortemente procicliche. I primi sono orientati a valorizzare a prezzi di mercato le attività; è quindi sufficiente che vi siano riduzioni di prezzo legate a semplici aspettative per determinare l’instabilità delle istituzioni. L’impostazione generale di Basilea 2 impone che al peggiorare dei rating dei clienti le banche riducano i prestiti: ciò può far mancare la liquidità ad aziende già in difficoltà. Anche la definizione di default di Basilea 2 che include profili di illiquidità è fortemente prociclica.</p>
<p>In conclusione, è ora necessaria una visione d’insieme delle innovazioni degli ultimi trent’anni per poter meglio regolare il tasso di prociclicità del sistema e controllarne la stabilità.</p>
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		<title>Liberismo assistito dallo Stato, un paradosso tutto americano</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 12:14:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[cessione quinto]]></category>
		<category><![CDATA[cessione quinto della pensione]]></category>

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		<description><![CDATA[A portare alla bancarotta i giganti dell&#8217;auto Usa sono stati anche, e in modo determinante, i deficit dei Fondi aziendali pensionistici e sanitari. La società ha chiesto ai privati i servizi di welfare che lo Stato non fornisce, e questo è il risultato
C&#8217;è un fattore che non è stato messo nel dovuto rilievo nella vicenda [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=17155&subd=gestcredit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">A portare alla bancarotta i giganti dell&#8217;auto Usa sono stati anche, e in modo determinante, i deficit dei Fondi aziendali pensionistici e sanitari. La società ha chiesto ai privati i servizi di welfare che lo Stato non fornisce, e questo è il risultato</p>
<p style="text-align:justify;">C&#8217;è un fattore che non è stato messo nel dovuto rilievo nella vicenda che ha portato al dissesto dei tre grandi gruppi automobilistici americani, General Motors, Ford e Chrysler. L&#8217;attuale grande crisi nata nella finanza c&#8217;entra, ma fino ad un certo punto. Non ha fatto che dare il colpo di grazia, a causa della riduzione dei consumi e delle insolvenze sugli acquisti a rate, a gruppi che già da tempo pencolavano sull&#8217;orlo della bancarotta. Non a caso già tre anni fa le agenzie di rating avevano declassato le loro obbligazioni ben al di sotto dell&#8217;<em>investment grade</em> (il livello fino a cui il rischio per l&#8217;investitore viene considerato accettabile), classificandoli in pratica titoli-spazzatura.</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-17155"></span></p>
<p style="text-align:justify;">A parte gli errori industriali e strategici, che pure ci sono stati, un peso determinante lo hanno avuto i pesantissimi esborsi che questi gruppi hanno dovuto sostenere per coprire i costi dei rispettivi Fondi previdenziali e sanitari. In America, come si sa, la previdenza pubblica è ben poca cosa, e per avere la speranza di una rendita sufficiente a sopravvivere quando si va in pensione bisogna versare contributi ai Fondi. Quanto alla sanità, quella pubblica copre solo i poverissimi e gli anziani (i famosi programmi <em>Medi-care</em> e <em>Medic-aid</em>). Gli altri si devono arrangiare con le assicurazioni private, che costano care, tanto che circa 45 milioni di cittadini non possono permettersele: in questi casi, un banale incidente o una malattia possono far cambiare drammaticamente la situazione sociale e il tenore di vita delle famiglie.</p>
<p style="text-align:justify;">In questa situazione, è comprensibile che una parte importante della contrattazione sindacale sia stata diretta, da oltre cinquant&#8217;anni a questa parte, ad ottenere dalla aziende &#8211; quelle di una certa dimensione, ovviamente &#8211; quella copertura previdenziale e sanitaria che lo Stato non fornisce. E le aziende provvedono stipulando convenzioni con le assicurazioni e gestendo Fondi pensione, che investono i contributi sui mercati obbligazionari e azionari. Ora, chiunque abbia avuto qualche esperienza di risparmio gestito sa bene che le cose possono andare a gonfie vele, ma ci si può anche rimettere; e i Fondi dei big dell&#8217;auto non hanno fatto eccezione alla regola generale.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--inserto--></p>
<p style="text-align:justify;">Per di più, fino agli anni &#8216;90 del secolo scorso i contratti prevedevano che il vitalizio fosse &#8220;a prestazione definita&#8221;, ossia rapportato a quanto si percepiva di salario e non al rendimento degli investimenti del Fondo. La fede americana che investendo a lungo termine non si può che guadagnare &#8211; una fede, c&#8217;è da supporre, che la dura prova dei fatti dovrebbe aver incrinato &#8211; ha così provocato dei disastri nei bilanci aziendali. Già nel 2005 si calcolava che 1.500 dollari del ricavato di ogni auto GM e Ford venduta dovevano essere destinati ai Fondi previdenziali e assicurativi. In seguito tutte le aziende americane (quelle che l&#8217;avevano) hanno trasformato la copertura previdenziale nel tipo &#8220;a contribuzione definita&#8221;. Si tratta, cioè, sull&#8217;importo che l&#8217;azienda versa al Fondo, ma senza garanzie di nessun tipo sulla pensione che si prenderà. Il rischio finanziario viene così scaricato sui lavoratori, ma neanche questo basta a risanare le voragini dei Fondi. Del resto, la General Motors ha un rapporto di 2,5 pensionati per ogni lavoratore attivo, quando &#8211; per gli Stati &#8211; è già considerato eccessivo un rapporto di 1 a 1.</p>
<p style="text-align:justify;">Sempre la General Motors ha chiuso il 2007 con un deficit del suo Fondo di 39 miliardi di dollari (<em>Il Sole 24 ore</em> del 14.11.08) a fronte di un attivo con un valore di mercato (all&#8217;epoca) di 130 miliardi, che possiamo immaginare quanto siano diventati oggi: riporta sempre <em>Il Sole</em> che a fine anno erano investiti per il 26% in azioni per la parte pensionistica Usa del gruppo, mentre nel resto del mondo l&#8217;impiego nelle Borse era addirittura il 62%; e un 9% del paniere era costituito da azioni del settore immobiliare. Infine, negli ultimi 14 anni la redditività industriale è stata quasi sempre inferiore all&#8217;esborso per finanziare il Fondo.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;ideologia liberista che ha avuto nell&#8217;America il suo portabandiera, che voleva che lo Stato gestisse il meno possibile e si limitasse al massimo a controllare, nel presupposto ritenuto un assioma (cioè, una verità evidente che non si dimostra) secondo cui i privati sono sempre più efficienti del pubblico, conosce ora la sua nemesi: è proprio a causa di quelle garanzie indispensabili che lo Stato non ha voluto dare, e che dunque la società ha richiesto alle aziende private, che ora due tra i maggiori costruttori di automobili al mondo (la Chrysler da tempo non può più essere considerata tale) per salvarsi avrebbero dovuto essere statalizzati: welfare ai privati, industria allo Stato. Davvero un esito paradossale. Non è andata così (almeno per ora) per l&#8217;opposizione dei senatori repubblicani, ma l&#8217;alternativa sarà disastrosa, con la perdita di milioni di posti di lavoro e un ulteriore colpo all&#8217;economia americana già in recessione.</p>
<p style="text-align:justify;">I risultati, peraltro, gridano da tempo che non è quello sostenuto dai liberisti il modello migliore. La sanità Usa, ai cui scompensi abbiamo già accennato, risulta invariabilmente agli ultimi posti tra i paesi sviluppati, come efficienza ed efficacia, in tutte le classifiche di organismi sovranazionali o specializzati. Eppure è la più costosa del mondo: quasi il 16% del Pil, mentre la spesa europea si aggira sull&#8217;8-10%. Meno noto è il fatto che metà di questa percentuale è spesa pubblica: perché i controlli costano e perché assicurazioni e case farmaceutiche sono lobby fameliche e potentissime, che controllano un giro d&#8217;affari che secondo le stime raggiunge l&#8217;iperbolica cifra di 2.200 miliardi di dollari. Una spesa enorme, dunque, per un sistema inefficiente e che lascia del tutto scoperto quasi un quinto dei cittadini.<br />
<!-- do nothing -->Sono dati su cui riflettere. E su cui dovrebbero riflettere soprattutto quanti anche in Italia (sempre più numerosi negli ultimi anni, anche a sinistra) hanno continuato a ripetere la litania della maggiore efficienza dei privati sempre e comunque.</p>
<p style="text-align:justify;"><span class="txt12"><em><em>di CARLO CLERICETTI</em></em></span></p>
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		<title>Questa crisi economica costringe anche i ricchi a tirare la cinghia?</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Nov 2008 19:56:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Guardiamo avanti, occorre ottimismo. Lo predicano in tanti. La vittoria di Barack Hussein Obama, neo eletto presidente degli Stati Uniti d’America, aiutera&#8217; i mercati internazionali a ritrovare quella fiducia oggi in grave pericolo di sopravvivenza su questo pianeta? Lo speriamo vivamente. Senza fiducia, si sa, l’economia cessa di esistere come il cuore che cessa di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gestcredit.wordpress.com&blog=2079046&post=17070&subd=gestcredit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Guardiamo avanti, occorre ottimismo. Lo predicano in tanti. La vittoria di Barack Hussein Obama, neo eletto presidente degli Stati Uniti d’America, aiutera&#8217; i mercati internazionali a ritrovare quella fiducia oggi in grave pericolo di sopravvivenza su questo pianeta? Lo speriamo vivamente. Senza fiducia, si sa, l’economia cessa di esistere come il cuore che cessa di battere in un corpo morente.</p>
<p>Stiamo vivendo l’infarto della finanza internazionale! Ma come spiegare ai propri cittadini che stanno vivendo al di sopra delle proprie possibilita&#8217;? Che bisogna tutti, anche i ricchi, fare un passo indietro? Che l’etica della persona deve essere formulata in termini matematici per affemare in economia la supremazia del bisogno individuale dell’esistenza, sull’interesse egoistico di pochi e sul consumo indiscriminato e selvaggio? E, cioe&#8217;, che occorre superare quell’interesse “vizioso” non piu&#8217; “virtuoso”, perche&#8217; non in grado di creare ricchezza reale per tutti ma solo diseguaglianza neoclassista e guerre. Arduo compito che non e&#8217; esattamente popolare, neppure sotto l’egida e l’imprimatur di padri della Patria di un glorioso passato remoto. Per questo e&#8217; utile leggere un libro appena tradotto da Chiarelettere, Il giorno in cui la Francia e&#8217; fallita (e l’Italia?), a firma di un ex-ispettore delle finanze francese, Philippe Jaffré, e di un giornalista esperto di economia internazionale, Philippe Riés.</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-17070"></span></p>
<p>Tutto comincia nel 2012. Dopo aver scardinato il patto di stabilita&#8217; nel 2003 con la complicita&#8217; della Germania, la Francia ha iniziato a far lievitare il proprio debito, cresciuto fino al 180 per cento del Pil. Ma non puo&#8217; durare all’infinito. E infatti nel luglio del 2012, l’agenzia di rating Standard&amp;Poor’s emette la sentenza: la Francia non e&#8217; in grado di far fronte ai propri impegni, i suoi debiti sono a rischio e non devono essere classificati con la tripla A dei titoli di stato, ma con il giudizio Bbb &#8211; dei bond spazzatura.</p>
<p>E&#8217; l’apocalisse finanziaria, di cui oggi stiamo vivendo semplicemente l’inizio, perché prima o poi toccherà alle carte di credito! Philippe Jaffré e Riès dedicano trecento pagine a immaginare tutte le conseguenze di quello che è, a tutti gli effetti, un default dello stato. La bancarotta. Nessuno vuole più tenere in portafoglio gli Oat, i Bot francesi, tutti cercano di vendere. Ma non si trovano compratori, il mercato non c’è perché è finita la fiducia. I titoli francesi sono carta straccia.</p>
<p>La valanga scatenata da debiti inesigibili (come è stato per i mutui subprime americani!) travolge tutto: i libretti di risparmio dei cittadini francesi che hanno prestato soldi allo stato vengono congelati, le banche crollano in borsa, quelle più esposte verso il Tesoro rischiano il crack, il governo non puo&#8217; piu&#8217; emettere nuovi titoli di stato perché le aste di collocamento andrebbero deserte e così non riesce a trovare i soldi per rimborsare i prestiti in scadenza e per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici.</p>
<p>Ma non è finita, perché la crisi diventa subito politica, fino alle estreme conseguenze ed all’attacco terroristico finale. Uscire o no dall’euro? La tentazione di tornare a stampare i franchi e affidare all’inflazione il compito di ridurre il debito è forte, ma sarebbe un suicidio. La Francia dovrebbe comunque rimborsare i creditori in euro e con l’inevitabile svalutazione che seguirebbe all’uscita dalla moneta unica sarebbe impossibile sopravvivere. Ma il paese guidato da Nicolas Sarkozy è “too big to fail”, troppo grande per fallire, come scrivono i libri di economia. Il resto del sistema finanziario non può convivere con una Francia nel caos. Intervengono la Bce e la Fed, iniettano liquidità e si fanno garanti della solvibilità del paese rispetto ai nuovi creditori, gli altri stati europei che prestano soldi per uscire dalla crisi, poi l’Fmi che impone all’ex-impero le sue ricette ultraliberiste quasi fosse un’Argentina qualsiasi. Tutto viene privatizzato, lo stato licenzia metà della pubblica amministrazione. Il welfare state non esiste più. Le elezioni vengono sospese, i partiti estremisti guadagnano consensi&#8230;Solo fanta-finanza? Ci pensa la prefazione di Francesco Giavazzi a ricordare che nel 1992 in Italia siamo stati vicinissimi dal fare la stessa fine. Ricordate il famoso “prelievo” del governo Amato dai conti correnti? Eravamo sull’orlo della bancarotta. E da allora non abbiamo imparato molto.</p>
<p>Che succede? Come si spiega il collasso del sistema finanziario francese? Le obbligazioni dello Stato &#8211; cioè il debito pubblico &#8211; sono state classificate “junk bonds”, ossia spazzatura, da una società americana di valutazione finanziaria. Gli autori, grandi conoscitori dei meccanismi che governano il mondo politico e finanziario, raccontano la drammatica vicenda di un paese finito in bancarotta pur essendo la settima potenza industriale del mondo, a seguito di una serie di decisioni politico-economiche errate. Incontriamo nel susseguirsi della vicenda, fra gli altri, gli stessi protagonisti della scena politica transalpina, Nicolas Sarkozy (attuale Presidente di Francia) insieme a Ségolène Royal e François Bayrou che nel 2006 erano i candidati principali della corsa all’Eliseo.</p>
<p>E con loro altri notissimi personaggi del mondo politico, della finanza internazionale, del giornalismo e dello spettacolo. Una vicenda solo in apparenza di fantapolitica, una significativa lezione per tutti quei paesi, come l’Italia, con un indebitamento pubblico sempre meno controllabile e un’incapacità manifesta a confrontarsi con problematiche imposte da un mondo sempre più globalizzato e interdipendente. Sembra uno scherzo ma nel 2007 “Standard &amp; Poors” promuove i conti dell&#8217;Italia. Si dice addirittura impressionata da essi. Naturalmente se ne rallegrarono solo in pochi mentre Dini, la sinistra di lotta e di governo per non parlare dell&#8217;opposizione e dell&#8217;italiano medio non fecero nemmeno caso alla notizia e continuarono a pensare tutto il male possibile del governo in carica. Ma leggendo il libro di Jaffré e Riès Philippe, la fantascienza supera la realtà pur nella finzione del libro. Sono anni di finanza allegra, con deficit regolarmente oltre il 4%, debito in esplosione e nessun intervento strutturale sulle finanze pubbliche. Nel 2012 vince invece Sarkozy. Ma è troppo tardi. Basta che S&amp;P operi un downgrade della sua valutazione del debito francese per innescare un domino inarrestabile che fa cadere molte certezze e ricchezze dei francesi, una reazione a catena della quale ancora non ho visto l&#8217;ultimo anello (sono più o meno a metà libro).</p>
<p>Il primo anello però &#8211; quello che descrive i primi passaggi, è descritto bene qui: bancomat fuori servizio, banche inagibili, conti correnti congelati, prelevamenti sospesi, assalti ai supermercati, tumulti, incendi, forze dell’ordine mobilitate. All’estero: turisti francesi con carte di credito respinte e nell’impossibilità di pagare alberghi, ristoranti e negozi, famiglie bloccate senza prospettiva immediata di ritorno. Il libro è avvincente. Rende la noiosa finanza pubblica un vero thriller e riesce magistralmente a raccontare come i movimenti nelle stanze dei bottoni dell&#8217;alta finanza hanno delle implicazioni pervasive nei piccoli gesti della quotidianità dei francesi con effetti devastanti. E&#8217; tutto verosimile. Può davvero accadere. Al di là dei riferimenti alla politica francese che sono liberamente discutibili, emerge incontrovertibile l&#8217;idea che il primo obiettivo di qualsiasi governo responsabile è quello di tenere i conti a posto, perchè non farlo espone al rischio di tutto quello che accade nel libro. E dunque veniamo a noi. Bene ha scritto Francesco Natale. “Stiamo vivendo giorni difficili.</p>
<p>La crisi economica internazionale e il conseguente calo della produttività che ha colpito il nostro paese sono elementi che hanno compresso in maniera significativa il benessere diffuso caratteristico dell&#8217;Italia. Alle difficoltà cui già devono far fronte tanti italiani medi alla ricerca del primo impiego o intenzionati ad acquistare la prima casa oggi si aggiunge la sfiducia pesante nel sistema bancario. Non bisogna abbandonarsi al fatalismo o a nefasti ed ingiustificati allarmismi, ma la situazione attuale, come del resto hanno sottolineato anche il ministro Tremonti e il governatore Draghi, non è rosea, seppur destinata a risolversi in tempi non lunghi.</p>
<p>Ma, oltre all&#8217;elemento nettamente economico e politico, non possiamo dimenticare che ne esiste uno ulteriore, psicologico e più sottile, che si sta insinuando nella mente degli italiani: l&#8217;idea che la cosiddetta crisi colpisca solo la classe media del nostro paese lasciando intonsa ed intatta una casta, in verità piuttosto numerosa, di privilegiati che sembrano di fatto immuni a qualunque crisi”. La percezione di sentirsi tagliati fuori, sradicati, dei nuovi paria: sembrerebbe infatti che oggi, come da tempo non accadeva, l&#8217;elemento censitario sia ridiventato determinante nel denotare la collocazione sociale dell&#8217;individuo. “Non vogliamo qui abbandonarci a perorazioni neo-pauperiste o scagliare pietre contro la proprietà privata o i «signori», ma registrare un elemento fattuale che si è purtroppo sviluppato nel nostro paese ed ha generato nuove barriere sociali. Un elemento fattuale che dovrebbe essere attentamente valutato e preso in considerazione da parte dell&#8217;apparato politico e governativo, non solo per consolidare il consenso, ma anche perché dalla risoluzione di questo assolutamente innaturale e poco italico trend «neoclassista» passa la rinascita di un sistema-Italia sano, dinamico e competitivo, un sistema-Italia nel quale il livello medio di benessere diffuso torni ad essere il più alto in Europa (e, forse, nel mondo) e dove la sperequazione economica tra upper class e middle class sia estremamente sottile e non a livelli anglosassoni o, peggio, brasiliani”.</p>
<p>L&#8217;Italia patisce oggi le conseguenze di tante scelte politiche sbagliate del passato, che, già devastanti all&#8217;epoca della loro insorgenza, sono diventate letali nel loro svilupparsi: dalla tassazione selvaggia e sconsiderata del lavoro dipendente, all&#8217;assenza di una reale politica sindacale che garantisse un reale adeguamento salariale anziché mirare a costituirsi in roccaforte parapolitica, dalle bolle speculative immobiliari prima e borsisitiche poi, che hanno di fatto drogato il nostro mercato, alle deliranti politiche di pubblica spesa che, comportando sprechi di risorse enormi, hanno gettato pesanti fardelli sulle spalle degli italiani, costretti a pagare di tasca loro la megalomania clientelare di tanti ras locali e nazionali. “Tre elementi oggi dovrebbero indurre a riflettere seriamente: l&#8217;aumento significativo e odioso delle frodi alimentari, il proliferare virulento di discount e negozi «bric-a-brac» e il ricorso sempre più frequente ai banchi di pegno. Qualcosa evidentemente non funziona.</p>
<p>Sembrerebbe che, al contrario di quanto sempre è accaduto nel nostro bel paese, oggi determinati generi alimentari, determinati capi di abbigliamento e determinati generi voluttuari siano appannaggio esclusivo di una neanche troppo ristretta categoria di persone particolarmente privilegiate, che lasciano lo squallore di prosciutti adulterati e vestiti dozzinali alla maggioranza, la quale, fino a ieri, godeva quasi degli stessi «privilegi» (che quindi privilegi non erano). Non si tratta di un fenomeno da sottovalutare, poiché è potenzialmente in grado di sviluppare tensioni sociali di non poco momento, dalle conseguenze poco prevedibili”. Dunque, non cerchiamo scuse o imprimatur, ma semplicemente lavoriamo tutti insieme per il bene comune, mettendo da parte egoismi e vizi che non sono più in grado di generare fiducia ai mercati, lavoro e ricchezza. Occorre un nuovo patto internazionale, una nuova Bretton Woods in tempo di “pace mondiale”. Prima che sia troppo tardi.</p>
<p>di Nicola Facciolini</p>
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		<title>Noi tifiamo per la deflazione &#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 13:07:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[deflazione]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>

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		<description><![CDATA[La deflazione è molto più di una semplice recessione, non si esaurisce affatto in un arretramento della crescita economica. Le recessioni sono relativamente frequenti (l’ultima in America avvenne nel 2001), sono un male curabile e ben noto alle autorità di politica economica.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>La deflazione è molto più di una semplice recessione, non si esaurisce affatto in un arretramento della crescita economica. Le recessioni sono relativamente frequenti (l’ultima in America avvenne nel 2001), sono un male curabile e ben noto alle autorità di politica economica.</p>
<p>La deflazione invece è un fenomeno difficile da capire finché non ci si è in mezzo: e allora è troppo tardi. Gli anni Trenta sono l’unico caso precedente di una deflazione globale nell’èra moderna.</p>
<p>La deflazione non è soltanto dis-inflazione, cioè il contrario del rincaro del costo della vita. Una disinflazione è ben vista dai consumatori perché aumenta il loro potere d’acquisto (anche se il consumatore italiano spesso è l’ultimo a beneficiarne perché monopoli, intermediari e corporazioni parassitarie sequestrano il vantaggio).</p>
<p><span id="more-16955"></span></p>
<p>Secondo gli economisti, invece, la deflazione  è distruttiva. Se stentiamo a capirne la portata reale &#8211; essi argomentano &#8211; è proprio perché abbiamo tendenza a concentrare l’attenzione sui prezzi al consumo, le vendite al dettaglio, le etichette del supermercato, le bollette della luce e del telefono, il costo di un’automobile o di un computer.</p>
<p>Ma, aggiungono i signori dell&#8217;economia,  &#8220;ci sono altri prezzi che sono ancora più influenti per determinare lo stato di salute dell’economia. Noi consumiamo solo una piccola parte della nostra ricchezza. La spesa annua che dedichiamo ai consumi è una frazione del nostro patrimonio: quest’ultimo include la nostra casa, la liquidità depositata in banca, i risparmi investiti in Bot o in Borsa o in fondi comuni, il Tfr, la pensione già maturata, la polizza vita. A livello nazionale, il patrimonio accumulato dal paese – tutte le proprietà dello Stato, il capitale delle imprese, i portafogli di investimenti delle assicurazioni e delle banche – vale ben di più del flusso annuo che è misurato dal Pil, cioè il reddito prodotto in dodici mesi. Ecco perché bisogna prestare attenzione ai prezzi non solo dei beni di consumo, ma anche dei beni capitali. Se si abbassano sensibilmente i valori di questi patrimoni – case, titoli – noi diventiamo tutti più poveri. E ci comportiamo di conseguenza&#8221;.</p>
<p>Ma, chi non ha casa, chi non ha liquidità depositata in banca, chi non ha i risparmi investiti in Bot o in Borsa o in fondi comuni, il Tfr, la pensione maturata e la polizza vita non può che augurarsi una formidabile deflazione.</p>
<p>Allora precari, affittuari (ma anche proprietari della casa in cui si abita) debitori, correntisti con conto in rosso, giovani senza futuro, senza Tfr e senza pensione, gente che non arriva alla terza settimana, adesso sapete per cosa dovete tifare.</p>
<p>Almeno con la deflazione potremo sempre permetterci un piatto di spaghetti al sugo o &#8220;ajo e ojo&#8221;. Senza deflazione (e con l&#8217;inflazione) neanche più quelli ci saranno concessi &#8230;</p>
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